Nel suo nuovo libro, Manuela Donghi riscopre venti proverbi che raccontano i principi fondamentali della finanza. Una lettura che ci ricorda come la tecnologia cambi, ma gli errori degli investitori rimangano sorprendentemente simili.
Ci sono voluti secoli di storia economica, decenni di ricerca finanziaria, migliaia di modelli matematici e una quantità impressionante di algoritmi per arrivare a una conclusione che le nostre nonne conoscevano già:
Non mettere tutte le uova nello stesso paniere.
Oggi lo chiamiamo diversificazione del portafoglio.
Gli abbiamo costruito intorno teorie, formule, modelli di correlazione, frontiere efficienti e sistemi sofisticati di gestione del rischio.
Ma il principio fondamentale è sempre quello.
E forse è proprio questa la prima riflessione che mi ha suggerito il nuovo libro di Manuela Donghi, La saggezza popolare anticipa Wall Street. Proverbi in Borsa, pubblicato da Mursia.
Il libro
La saggezza popolare anticipa Wall Street
Proverbi in Borsa
Autrice: Manuela Donghi
Editore: Mursia
Pagine: 184
Prezzo di copertina: € 17,00
Conosco la dott.ssa Donghi professionalmente, perché sono spesso ospite della sua trasmissione Next Economy su Giornale Radio, dove abbiamo occasione di confrontarci sui mercati finanziari e sulle loro prospettive.
Quando mi ha parlato del suo nuovo libro, il titolo mi ha immediatamente incuriosito.
Perché contiene un’intuizione che condivido profondamente: la finanza non nasce nei mercati finanziari. Nasce nei comportamenti umani.
E i comportamenti umani, con tutte le loro virtù e debolezze, cambiano molto meno rapidamente della tecnologia.
La finanza esisteva prima di Wall Street
«Chi semina raccoglie».
Un proverbio che potrebbe tranquillamente introdurre una lezione sull’interesse composto, sull’accumulazione del capitale e sull’importanza dell’orizzonte temporale.
«Il tempo è denaro».
Una sintesi straordinaria di uno dei principi fondamentali dell’economia, ma anche un richiamo al costo delle opportunità perdute.
«Non mettere tutte le uova nello stesso paniere».
Abbiamo già parlato della diversificazione.
Ma aggiungerei una considerazione che riguarda direttamente il nostro lavoro: diversificare non significa semplicemente comprare molti titoli.
Significa comprendere le correlazioni fra gli strumenti, le esposizioni comuni e i rischi che potrebbero manifestarsi contemporaneamente.
È qui che il buon senso deve incontrare la competenza.
Perché il proverbio ci indica la direzione corretta, ma non ci fornisce automaticamente gli strumenti per percorrerla.
Ed è questa, a mio giudizio, la distinzione fondamentale.
Il buon senso è necessario. Ma non è sufficiente.
Dopo 44 anni trascorsi sui mercati, ho imparato che la maggior parte degli errori degli investitori non nasce necessariamente dall’ignoranza delle tecniche finanziarie.
Nasce molto spesso dall’incapacità di applicare, quando serve, principi che tutti conoscono.
Quante persone sanno che non bisognerebbe concentrare tutto il capitale su un unico investimento? Moltissime.
Quante lo fanno ugualmente, magari perché quel titolo è salito del 200% e sembra destinato a salire per sempre? Ancora moltissime.
Quanti sanno che un rendimento elevato comporta generalmente rischi elevati? Praticamente tutti.
Eppure, quando il mercato attraversa una fase di euforia, la percezione del rischio tende a scomparire.
Non è un problema di formule, è un problema di comportamento.
La finanza comportamentale ha dedicato studi importanti a questi fenomeni.
La saggezza popolare li osservava da secoli, utilizzando parole molto più semplici.
Il grande merito della divulgazione
Il libro di Manuela Donghi, attraverso venti proverbi e massime di Borsa, propone un percorso di educazione finanziaria accessibile anche a chi non ha familiarità con il linguaggio degli investimenti.
E questo è un merito che considero particolarmente importante.
In Italia abbiamo ancora bisogno di costruire una cultura finanziaria più diffusa.
Non significa trasformare ogni risparmiatore in un trader. E nemmeno convincere tutti a investire in Borsa.
Significa fornire gli strumenti per comprendere il valore del denaro, il significato del rischio, il ruolo del tempo e le conseguenze delle proprie decisioni.
Perché, quando manca questa consapevolezza, il rischio non è soltanto quello di scegliere un investimento sbagliato.
È quello di affidare le proprie decisioni a chi promette soluzioni semplici a problemi complessi.
O, peggio ancora, a chi promette rendimenti senza rischio.
La tecnologia cambia. La natura umana molto meno.
Oggi parliamo continuamente di intelligenza artificiale applicata ai mercati, algoritmi predittivi, strategie quantitative e gestione automatizzata dei portafogli.
Sono strumenti che conosco, utilizzo e considero importanti.
Ma nessuna tecnologia elimina la necessità di comprendere ciò che si sta facendo. Un algoritmo può elaborare milioni di dati.
Non può trasformare una scelta finanziaria imprudente in una scelta prudente soltanto perché è stata automatizzata.
Un portafoglio può contenere decine di strumenti. Non per questo è necessariamente diversificato.
Una strategia può avere una performance straordinaria. Non per questo il suo rischio è sostenibile.
Ed è proprio qui che un libro come quello di Manuela Donghi trova il suo spazio.
Ci ricorda che, prima di imparare a utilizzare gli strumenti più sofisticati, bisogna comprendere i principi fondamentali.
Una frase che merita di essere ricordata
Il libro contiene un monito che considero particolarmente efficace:
«Se non pensi alla finanza, prima o poi la finanza penserà a te.»
È una frase semplice, ma descrive una realtà che riguarda tutti.
Anche chi non investe in Borsa prende quotidianamente decisioni finanziarie.
Quando risparmia. Quando chiede un finanziamento. Quando sceglie come utilizzare il proprio reddito.
Quando decide di non investire, lasciando che l’inflazione modifichi nel tempo il potere d’acquisto dei suoi risparmi.
Non occuparsi di finanza non significa essere estranei alla finanza.
Significa, molto spesso, subirne le conseguenze senza comprenderle.
Un libro che parla anche ai professionisti
Il volume si rivolge soprattutto a un pubblico che desidera avvicinarsi all’economia e agli investimenti attraverso un linguaggio comprensibile.
Ma credo che possa offrire uno spunto interessante anche a chi lavora professionalmente sui mercati.
Perché la complessità tecnica, quando diventa fine a sé stessa, rischia di farci dimenticare l’essenziale.
E l’essenziale è che il capitale deve essere gestito con metodo, disciplina e consapevolezza del rischio.
Non conosco nessun modello matematico capace di rendere superflui questi tre principi.
Per questo considero particolarmente interessante l’idea di Manuela Donghi: partire dalla saggezza popolare per raccontare la finanza moderna.
Non per sostenere che i proverbi possano sostituire la conoscenza scientifica.
Ma per ricordarci che la conoscenza scientifica funziona molto meglio quando incontra il buon senso.
Ed è un messaggio che, in un’epoca di mercati sempre più complessi, vale la pena diffondere.
Maurizio Monti
44 anni sui mercati
Editore di Traders’ Magazine
Fondatore dell’Istituto Svizzero della Borsa
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