L’equilibrio instabile dell’America

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L’economia continua a crescere, ma debito, energia, volatilità e intelligenza artificiale stanno cambiando profondamente il sistema.

 

Curiosità dal passato.

Circolano su internet curiosi indicatori che sarebbero stati utilizzati da Greenspan, per determinare lo stato di salute dell’economia americana.

E’ vero: Greenspan (che non fu capo della FED al tempo della crisi finanziaria, ma prima), come pure altri suoi colleghi precedenti, utilizzavano come metodo di conferma dei cosiddetti leading indicators (cioè indicatori anticipatori di tendenza) alcuni indicatori apparentemente più “artigianali”.

Indicatori che annunciano crisi imminenti o periodi di crisi conclamati:

–      il Men’s Underwear Index: la diminuzione dell’acquisto di intimo maschile (quando i pochi soldi a disposizione fanno evitare agli uomini di comprare il proprio intimo);

–      il Dry Cleaning Index: la diminuzione della spesa in lavanderie;

–      il CardBoard Box Indicator: la diminuzione dell’uso di imballaggi;

–      l’ Hemline index : nei momenti di euforia, le donne indossano gonne più corte, più lunghe nei periodi di crisi;

–      il Lipstick Index: l’acquisto di rossetti da parte delle donne, il piccolo regalo a se stesse a cui non si rinuncia;

–      lo Champagne Index: diminuisce il consumo di champagne e i prezzi calano (Sai che sta accadendo ORA in Italia?);

Greenspan guardava in modo ossessivo la curva dei rendimenti e il debito margine.

 

Da Greenspan a oggi

In epoca moderna, si è affermato il modello AIER Business Conditions Monthly (BCM), che divide i segnali economici nelle tre categorie fondamentali:

·         indicatori anticipatori (Leading)

·         indicatori coincidenti (Roughly Coincident)

·         indicatori ritardati (Lagging)

In questo articolo esaminiamo l’andamento dei principali indicatori economici americani, per capire l’impatto della crisi geo-politica e capire in quale stadio ci troviamo.

Eviteremo l’applicazione di grafici complessi, preferendo una esposizione divulgativa e discorsiva, anche se schematica.

 

I Leading Indicators.

Il quadro generale dei Leading Indicators applicati all’economia americana fornisce indizi di resilienza nel breve termine, ma con segnali di deterioramento progressivo.

Fra gli indicatori anticipatori emergono elementi positivi:

  • ordini industriali in crescita
  • edilizia ancora sostenuta
  • consumi relativamente forti
  • riduzione delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione

Ma contemporaneamente si osservano:

  • peggioramento delle aspettative dei consumatori
  • debolezza dei mercati azionari
  • rallentamento di alcuni indicatori finanziari
  • calo delle vendite di camion pesanti
  • peggioramento della curva dei rendimenti

Il messaggio implicito è: l’economia non sta crollando, ma non mostra neppure una crescita realmente robusta e generalizzata.

Gli USA stanno dimostrando una struttura economica così forte da resistere, al momento, con qualche evidente scricchiolìo, perfino ad una presidenza come quella di Trump. Quanto durerà?

 

L’inflazione.

Il grande imputato è ovviamente il conflitto USA-Iran, le cui conseguenze hanno portato aumenti generalizzati di prezzi su:

  • benzina
  • trasporti
  • costi industriali
  • logistica

Questo ha spinto verso l’alto l’inflazione, pur senza generare ancora una vera spirale inflattiva strutturale.

L’inflazione “core”, infatti, rimane relativamente più contenuta di quanto suggeriscano i dati:
il vero problema non è tanto una domanda troppo forte, quanto l’aumento dei costi di produzione e delle tensioni geopolitiche.

Sul mercato del lavoro, il quadro resta apparentemente solido:

  • payroll ancora positivi
  • disoccupazione relativamente bassa
  • richieste di sussidi contenute

Indagando più a fondo, troviamo alcuni segnali di rallentamento:

  • partecipazione al lavoro in calo
  • minore domanda di personale
  • riduzione delle assunzioni in settori professionali e tecnologici
  • effetti dell’automazione e dell’intelligenza artificiale sul lavoro dei “colletti bianchi”.

In effetti, l’intelligenza artificiale sta già modificando la struttura occupazionale americana, soprattutto nelle professioni intellettuali e amministrative.

 

I consumi.

Anche il sentiment di consumatori e piccole imprese peggiora sensibilmente:

  • i consumatori americani mostrano forte pessimismo
  • aumentano le aspettative di inflazione
  • le aziende diventano più prudenti su investimenti e assunzioni

Nonostante questo, i consumi continuano a reggere grazie:

  • ai risparmi accumulati
  • ai rimborsi fiscali
  • agli effetti di ricchezza derivanti dai mercati finanziari

 

Settori di attività.

Alcuni settori iniziano chiaramente a soffrire:

  • immobiliare
  • automotive
  • consumi discrezionali
  • attività sensibili ai tassi di interesse.

Dal lato industriale, l’economia mostra ancora una certa capacità di espansione:

  • produzione industriale in crescita
  • investimenti selettivi
  • produttività in miglioramento

La produttività migliora anche per effetto dell’Intelligenza artificiale: la quale però ha cominciato a generare licenziamenti e tendenziale ristrutturazione del mercato del lavoro.

Una sfida bilaterale, dove è molto difficile capire come finirà.

 

Debito e tassi.

  • la FED sta diventando più aggressiva
  • i tagli dei tassi vengono rinviati
  • il mercato inizia a temere non solo l’inflazione…
  • ma la sostenibilità stessa del debito americano

L’elemento simbolico che indica con molta chiarezza i timori sulla sostenibilità è il rendimento dei Treasury trentennali, che hanno superato il 5.2%, ai massimi dal 2007.

E’ un segnale molto importante: gli investitori chiedono un premio crescente per detenere debito americano a lungo termine.

I tassi sono un fenomeno numerico: ma esprimono anche un elemento, la fiducia, evidentemente barcollante nei confronti degli USA.

Del resto: siete tranquilli, ora, a prestare denaro agli Stati Uniti?

 

Il rischio effettivo.

Il rischio quindi non è tanto una recessione immediata.

Il vero rischio è:

  • una lenta erosione della fiducia
  • un irrigidimento delle condizioni finanziarie
  • un aumento dei costi del debito
  • una economia sempre più vulnerabile a shock geopolitici o errori di politica monetaria.

E’ un vero parallelo all’analisi sul mercato azionario statunitense: non c’è un rischio di crollo a breve, ma una distorsione graduale del clima positivo, che può trasformare l’eccesso di euforia in panico improvviso.

Gli Stati Uniti continuano a crescere, ma il sistema appare oggi molto più fragile e vulnerabile rispetto a quanto suggeriscano i dati di mercato: esattamente come il mercato azionario.

 

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Questa sera, martedì 26 maggio alle 18:30, Maurizio Monti sarà in diretta sul canale Youtube di Traders’ Magazine Italia e analizzerà la possibile road map del mercato americano fino a luglio.

Nella puntata:

  • rialzo fino alla prima settimana di giugno
  • possibile ritracciamento nell’area 5-8 giugno: momento di attenzione?
  • fase laterale/rialzista successiva e “pausa” a fine giugno
  • possibile accelerazione finale verso nuovi massimi estivi 

Analizzeremo inoltre:

  • volatilità implicita
  • Volatility Flow
  • Pattern Trump
  • stagionalità
  • comportamento delle Magnifiche
  • struttura dei cicli superiori

Nella parte strategica: come utilizzare tempo e volatilità nelle strategie in opzioni quando il mercato sale… ma il rischio continua a crescere sotto la superficie.

CLICCA QUI per vedere la diretta.

Diretta

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Maurizio Monti Editore Traders' Magazine Italia

 

 

 

 

 

Oggi alle 11.30 ti aspettiamo nella Classroom, l’appuntamento del martedì mattina in diretta con Maurizio Monti per esaminare i mercati, studiare le migliori strategie e le opportunità per proteggere e far crescere un portafoglio. Approfitta ora della promozione speciale per avere insieme gli appuntamenti Classroom e la rivista digitale Traders’ Magazine.

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