L’indice di euforia tecnologica è oltre i massimi degli ultimi venticinque anni. Se ora non arriverà nuova forza, il resto del 2026 potrebbe diventare molto diverso da quello che gli investitori immaginano.
Nel nostro webinar pubblicato l’8 maggio scorso sul canale Youtube di Traders’ Magazine Italia,
https://youtu.be/jfoCUwsSD-c?si=0bYTp9fGgC8Gamcr
abbiamo mostrato in pubblico la relazione che esiste fra gli indici americani e la massa monetaria USA.
Tale relazione ci permette di confrontare i valori attuali degli indici rispetto a momenti del passato: ad esempio rispetto alla bolla del 2000, dove i soli valori assoluti costituiscono un riferimento del tutto aleatorio ed insufficiente.
In questo articolo, esamineremo la situazione attuale di tale indicatore applicato ai tre indici principali USA in grafico mensile, per ottenere poi un indicatore risultante, che definiremo come “indice di euforia tecnologica”.
Tale indice intende misurare quanta componente di tecnologia ci sia sui mercati rispetto al passato, creando un prezioso punto di riferimento temporale rispetto alla media mobile a 50 periodi.
L’S&P500
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L’indice SPX dell’S&P500 rispetto alla massa monetaria USA
Come avevamo già osservato nel webinar citato, il rapporto fra S&P500 e massa monetaria è sul doppio massimo rispetto al marzo del 2000.
Il doppio massimo è stato “sentito” e ai recenti tentativi di perforazione la reazione è stata di respingimento.
Dall’inizio del mese di luglio c’è un nuovo attacco in direzione della barriera del doppio massimo.
Il superamento richiederebbe una spinta molto forte verso l’alto.
Il Nasdaq
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L’Indice NDX del Nasdaq 100 rispetto alla massa monetaria USA
Rispetto al massimo del 2000, il Nasdaq ha ultraperformato, fino a raggiungere quasi l’1,375% del range massimo minimo del 2000-2009.
Ora è in fase di ritrazione, e il mese di luglio al momento non sta aiutando una ripresa.
Malgrado il balzo di alcune Magnifiche (Apple in testa), questo non è stato in alcun modo sufficiente a far ridecollare il Nasdaq.
Nondimeno ci troviamo in un momento che potrebbe essere favorevole dal punto di vista stagionale: ma solo per alcuni giorni ancora.
Il Dow Jones
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L’indice DJI del Dow Jones rispetto alla massa monetaria USA
Avevamo osservato che da alcune settimane permane una netta divergenza fra il comportamento del Dow Jones rispetto agli altri due indici: il Dow Jones sta sovraperformando gli altri due indici, per un processo rotativo che ha visto il disimpegno degli investitori dai tecnologici.
Qui, nel grafico di relazione con la massa monetaria, osserviamo invece che il Dow Jones è rimasto indietro rispetto agli altri due indici.
La situazione attuale lo vede fronteggiare l’87.50% del range del massimo-minimo 2000-2009.
Area critica, dove occorre, anche in questo caso una forte spinta rialzista.
L’indice di euforia tecnologica
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Rapporto Nasdaq/S&P500 relativo alla massa monetaria USA.
Il grafico ovviamente non è dissimile dall’indicatore che usiamo abitualmente per confrontare i rispettivi future dei due indici.
Nondimeno, osserviamo la sovraperformance del Nasdaq rispetto all’anno 2000, nel rapporto già visto che andava a solleticare l’area dell’1,375% del range, che in questo caso è 2000-2002 anziché 2000-2009.
C’è anche una coincidenza (?) matematica su due dati recenti e confrontabili: osserva i numeri sotto.
Calcolo della distanza del massimo dalla media mobile a 50 periodi:
Dicembre 2021: 35,52 – 29,23 = 6,29
Giugno 2026: 40,70 – 34,49 = 6,21
Probabilmente non significa l’innesco di un 2022 (o forse sì?), ma l’aspettativa di un minimo a 4 anni prossimo venturo può starci.
Conclusioni.
Nuovi massimi a luglio? E se non ora quando?
Il Dow Jones sovraperforma gli altri indici, ma la resistenza all’87.50% del range vista sopra non è trascurabile.
Devono svegliarsi tutte le Magnifiche insieme e trascinare l’indice di euforia tecnologica a polverizzare quel valore di tolleranza intorno a 6,20/6,30 di distanza dei massimi del rapporto Nasdaq/S&P500 dalla media mobile a 50 periodi.
Se non ci sarà spinta rialzista forte a luglio, l’occasione, probabilmente sarà persa almeno per tutto il trimestre, mettendo una ipoteca, ancora non probabile, che possa essere persa per tutto l’anno 2026.
P.S.: Capire dove si trovano i mercati è importante.
Ma ancora più importante è avere un portafoglio costruito per affrontare anche gli scenari meno favorevoli.
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Maurizio Monti
44 anni sui mercati
Editore di Traders’ Magazine Italia
Fondatore dell’Istituto Svizzero della Borsa






