Quando la tecnologia distrugge la scarsità
Per un secolo il diamante è stato il simbolo della rarità. Oggi l’Intelligenza Artificiale e la produzione industriale ci ricordano che anche i monopoli possono diventare fragili.
Qual è il bene più prezioso del mondo?
Molti risponderebbero senza esitazione: il diamante.
Ma se il diamante potesse essere prodotto in laboratorio, identico in ogni proprietà fisica e chimica a quello naturale, che cosa rimarrebbe davvero del suo valore?
Forse una risposta sorprendente: il marketing.
Il monopolio perfetto
Ricordi che esisteva un tempo uno stato chiamato “Rhodesia” o “Rodesia”.
La Rhodesia era, letteralmente, uno stato inventato per un business privilegiato a favore di pochi.
Il suo fondatore era Cecil Rhodes, magnate inglese, che cominciò la sua carriera in Sud Africa vendendo pompe ai minatori in cerca di diamanti, dopo la corsa ai diamanti che si sviluppò dal 1871 in poi.
Come i venditori di picconi per i cercatori d’oro in California, fu quello che riuscì a guadagnare sul serio.
Investì i profitti di tale attività rilevando le rivendicazioni territoriali dei cercatori: fondò così, di fatto, una impresa mineraria e tanto per tranquillizzare i proprietari delle miniere, chiamò l’azienda con il nome della famiglia che deteneva tali proprietà.
Nacque così la De Beers … e forse questo nome ti dice qualcosa di più di Cecil Rhodes.
Rhodes era un uomo di marketing, un uomo d’affari capace e, soprattutto, un grande venditore.
Riuscì a stipulare un contratto con un consorzio diamantifero di Londra che gli garantì un acquisto periodico di diamanti a prezzi pre-definiti. Quello che gli occorreva per dare stabilità alla sua impresa.
Quando morì, nel 1902, la De Beers aveva acquisito il monopolio di fatto della produzione diamantifera del SudAfrica e rappresentava il 90% della produzione mondiale.
L’obiettivo della De Beers è sempre stato quello di mantenere una quantità di produzione sotto rigido controllo, per creare artificialmente scarsità al prodotto.
Un diamante è per sempre
Fu lo slogan di una delle campagne pubblicitarie più efficaci della storia.
Se hai regalato, nella tua vita, qualche cosa di straordinario, hai regalato un diamante, perché “un diamante è per sempre”.
De Beers non vendeva diamanti. Vendeva un rito. Vendeva amore. Vendeva unione, status, matrimonio …
Non era carbonio cristallizzato, ma molto, molto di più.
Poi arrivò la tecnologia
E qui sembra la storia di molte altre aziende, quando incontrano sulla loro strada qualcuno che riesce a utilizzare la tecnologia per rendere molto più banale e meno scarso un prodotto che per decenni è stato proposto come raro, unico, irripetibile.
Così, in Cina, qualcuno riuscì con la tecnologia a creare non una imitazione di un diamante. Ma un vero diamante costruito in laboratorio.
Hai letto bene: un diamante indistinguibile da un diamante estratto con costi esageratamente più alti in una miniera del Sud Africa.
HPHT (cioè High Pressure High Temperature) è la sigla con cui grazie ad un processo di compressione ad alta temperatura, si riesce ad ottenere esattamente lo stesso prodotto che si trova in natura: un diamante, che sarà pure per sempre, ma che è ora molto molto banale e a basso prezzo.
La concorrenza tecnologica, ovviamente, è molto più scaltra e veloce di quella mineraria. Così, sono nati anche i diamanti CVD (Chemical Vapor Deposition), concorrenti degli HPHT, ottenuti con un processo di sintesi a deposizione chimica da vapore.
Un gemmologo esperto distingue con molta fatica un diamante estratto in una miniera del Sud Africa da un diamante prodotto in laboratorio. I due prodotti sono identici, otticamente e chimicamente.
La Cina cambia il mercato
Qui inserirei qualche numero.
La Cina produce oltre il 70% dei diamanti sintetici mondiali, con una forte concentrazione produttiva nella provincia di Henan, contribuendo al crollo dei prezzi all’ingrosso.
Negli Stati Uniti i diamanti di laboratorio hanno conquistato una quota molto elevata del mercato degli anelli di fidanzamento, modificando rapidamente le preferenze dei consumatori.
Il paradosso De Beers
E De Beers, allora, che fa?
Nel 2018, De Beers reagisce allo svilimento del prodotto. E propone esso stesso una produzione di diamanti sintetici.
A 800 dollari al carato.
Lo scopo era: lo produco anche io, ma nulla sostituisce un diamante “vero”.
Purtroppo, il diamante “vero” è identico a quello prodotto in laboratorio: e la gente non ci ha creduto.
Se vai su internet trovi facilmente diamanti da un carato a un centinaio di dollari o poco più.
E capisci perché nel 2025 la De Beers si è ritirata dal mercato dei diamanti sintetici.
La lezione vale molto più dei diamanti
Questa storia non parla di gioielli. Parla di economia.
Ogni volta che il valore di un prodotto dipende soprattutto dalla scarsità artificiale, la tecnologia rappresenta una minaccia esistenziale.
È successo ai diamanti. È successo alla fotografia. È successo alla musica.
Sta succedendo ai software. Sta succedendo ai servizi professionali.
E, con l’Intelligenza Artificiale, probabilmente succederà a molti altri settori.
Conclusione
Da investitori dovremmo imparare una lezione.
Le aziende più solide non sono quelle che vendono prodotti difficili da trovare.
Sono quelle che creano valore difficile da sostituire.
La scarsità può essere costruita. Il valore molto meno.
E quando la tecnologia rende abbondante ciò che ieri sembrava raro, il mercato non premia più la storia.
Premia chi sa reinventarsi.
Maurizio Monti
44 anni sui mercati
Editore di Traders’ Magazine
Fondatore dell’Istituto Svizzero della Borsa
Le Opzioni Intelligenti di Maurizio Monti
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La domanda è semplice.
Il minimo del 29 luglio ha davvero concluso il ciclo?
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Quando le probabilità non indicano una sola direzione, il lavoro del trader non consiste nell’indovinare il futuro, ma nel riconoscere quale scenario sta acquistando probabilità giorno dopo giorno.
Di questo parleremo insieme.
In questo video
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- L’enigma ciclico
- Dollar Index e Dollaro/Yen
- Nasdaq, Magnifiche e sentiment
- Livelli tecnici più importanti
- Gli scenari per le prossime settimane
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