La benzina a 3 euro non è fantascienza

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Il WTI ha respinto area 104 dollari, ma la stagionalità suggerisce una possibile nuova gamba rialzista tra fine settembre e inizio ottobre. E per le Borse sarebbe un problema da non sottovalutare.

L’algoritmo temporale dell’11-14 settembre ha risposto bene all’inversione, con un potente rimbalzo dell’S&P500, avvenuto dopo una interpretazione positiva del CPI.

Sul perché potesse essere positiva l’interpretazione di una inflazione che si è mantenuta costantemente alta e una inflazione core mese su mese in crescita non entriamo nel merito.

La maggior parte degli analisti vedono quasi certo quello che prima era solo molto probabile: ovvero un aumento dei tassi da parte della FED già nella riunione di settembre della prossima settimana.

Se ci sarà, dovremo fare attenzione all’impatto emotivo, più che a quello sostanziale, i mercati sembrano avere già digerito questa eventualità.

Il petrolio

Mentre l’S&P500 ritrovava la buona volontà di risalire, dopo il minimo del 10 settembre a 7585, arrivando a 100 punti più sopra, il petrolio trovava qualche buona ragione per scendere.

Al contrario del suo indice, il future del petrolio WTI andava a sbattere su un doppio massimo, rivelatosi poi critico.

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Il future del petrolio WTI all’11 settembre 2026

Nell’area dei 104 dollari, il petrolio americano veniva sospinto verso il basso, nell’area del numero tondo dei 100 dollari.

Borse su, petrolio giù: il mercato ritrovava per un giorno l’ottimismo, che sembrava essersi perso nei primi quattro giorni della settimana.

La stagionalità del petrolio.

Non sembri strano parlare di stagionalità nel petrolio: il conflitto USA-Iran è ovviamente al centro dei problemi che governano il prezzo del petrolio.

Nondimeno, il petrolio è una commodity che obbedisce a regole stagionali, dove i punti di inversione sono spesso coincidenti con aree temporali legate alla stagionalità.

Esamineremo la stagionalità a 17 anni del future WTI.

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Stagionalità del WTI a 17 anni, periodo 16-24 settembre

Il picco dell’11 settembre, da cui il petrolio è sceso, sembra essere, dal punto di vista dell’analogia stagionale, l’anticipazione di alcuni giorni del picco che la statistica a 17 anni vuole si formi intorno al 16 settembre.

La fase ribassista conseguente dura circa una settimana, con valori di discesa compresi fra il 5% e il 10%: questo è avvenuto 10 volte su 17, poco meno del 60% degli anni presi in considerazione.

Nella fase successiva, il petrolio ha una reazione stagionale rialzista.

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Stagionalità del WTI a 17 anni, periodo 24 settembre – 8 ottobre

Esaminando, in alcuni nostri contenuti precedenti, l’ultima decade di settembre abbiamo constatato una prevalente stagionalità ribassista per le borse, con possibile estensione fino alla prima settimana di ottobre.

Il petrolio ha una stagionalità inversamente correlata, con una tendenza rialzista che si manifesta 11 volte su 17 (circa il 65%), con un rialzo che va dal 7 al 19%.

Petrolio a 120 dollari

Con i soli valori stagionali (quindi: non con situazioni correlate alla guerra USA-Iran), non è escluso di vedere a inizio ottobre il petrolio di nuovo a 120 dollari, doppiando il massimo del 9 marzo 2026.

In quella data l’S&P500 future toccò la media mobile a 200, essendone temporaneamente respinto verso l’alto, per poi violarla in quello che sarebbe stato l’affondo prolungatosi fino al 31 marzo.

Normalmente, dopo la prima settimana di ottobre il petrolio tende a scendere.

Solo sei volte su 17 è salito negli ultimi 20 giorni di ottobre, con valori di salita che vanno dal 6 al 10%.

Una curiosità: i rialzi sono stati solo in anni dispari, il 2009, il 2011, il 2017, il 2019, il 2021 e il 2023.

Il petrolio del 2026

La statistica sembra deporre a favore della possibilità di un rialzo del prezzo del petrolio da vedere entro la prima decade di ottobre, con un possibile doppio massimo nell’area dei 120 dollari.

Nei sei casi su 11 contrarian (rialzisti) negli ultimi 20 giorni di ottobre la media di rialzo è tale da far presupporre che se dovesse verificarsi nel 2026, il prezzo del petrolio potrebbe salire fino all’area dei 132-135 dollari.

Sarebbe la prima volta in un anno pari e la terza volta su sette in un anno Trump.

Nei 17 anni presi in considerazione, nessun anno presentava tensioni geo-politiche rilevanti come nel 2026.

Conclusioni.

Il prezzo della benzina alla pompa a 3 euro al litro non è una ipotesi impossibile: è poco probabile, ma non impossibile.

La domanda è: e i mercati? come reagirebbero?

Maurizio Monti
44 anni sui mercati
Editore di Traders’ Magazine
Fondatore dell’Istituto Svizzero della Borsa

 

 

 

 

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