Il documentario diretto, nel 2025, da Simone Manetti vede nei genitori di Giulio Regeni, additato di essere una spia dai servizi segreti egiziani, i protagonisti della trama, insieme all’avvocata difensora Alessandra Ballerini, anche di recente minacciata più volte di fermarsi; il legale, invece, continua a insistere nel lungo e difficile iter che, sembra, proprio quest’anno porterà alla sentenza definitiva di condanna dei 4 militari individuati come rei di aver torturato il ventottenne per 9 giorni fino a torcergli il collo, mettendo fine alla sua giovane vita: la gravità del fatto e l’affetto generale per il ragazzo si sono trasformati in una forte reazione indignata di massa di fronte all’assurdo rifiuto ministeriale a concedere al film il finanziamento pubblico destinato al cinema.
Trama

Nella figura F1, il titolo del documentario di Manetti su Regeni.
Fonte/Credits: Frammento video Ph. Alessandra Basile
Giulio Regeni – Tutto il male del mondo ripercorre gli ultimi giorni di Giulio Regeni, ripreso in alcuni frammenti video proprio all’inizio del documentario, fino al suo assassinio e ai nostri giorni, macchiati dal raccontare una verità ancora piena di passaggi non chiari e da un rapporto fra Italia e Egitto che non ha subito le conseguenze, come avrebbe dovuto, di un avvenuto fatto gravissimo imperdonabile.
Mai era successo nulla di simile, perciò si tratta di una tragedia non annunciata. L’analisi che il regista del film, Simone Manetti, ne fa, con Emanuele Cava e Matteo Billi con i quali ha scritto il film, è precisa, seguendo un iter logico e curato dei fatti, sia consolidati sia solo fondati, e di alcune fasi del lungo e difficile processo.
Se il Mic non ha sostenuto questo progetto e la sua realizzazione, tuttavia lo hanno fatto altri, garantendo l’uscita del film in sala, in ben 76 atenei italiani, grazie a un’iniziativa promossa dalla senatrice a vita Elena Cattaneo: la Ganesh Produzioni di Agnese Ricchi e Mario Mazzarotto e la Fandango di Laura Paolucci e, naturalmente, Domenico Procacci, il quale ha definito l’incredibile rigetto ministeriale una mera decisione politica.
Difficile non pensarlo(!). Nel documentario, viene ricostruita la verità giudiziaria sul caso, dal sequestro alle torture efferate per 9 giorni, nei quali Giulio, non è che non morisse, semmai veniva crudelmente “tenuto in vita”. Una volta deciso di ucciderlo, gli torsero il collo.
Non contente di avere massacrato un giovane innocente, le forze di polizia egiziane tentarono di infangarne professione, memoria, famiglia e nome, accusandolo assurdamente di spionaggio, nella follia paranoica tipica dei regimi dittatoriali.
Il documentario punta, dunque, a ricostruire un caso di violazione dei diritti umani, facendo luce, anche, sui numerosi tentativi di depistaggio delle indagini e sul manto di relative bugie, omissioni, omertà a danno di Giulio e dei suoi genitori, persone perbene, dignitose nel loro profondo dolore.
Giulio Regeni

Nella figura F2, Giulio Regeni ripreso di nascosto dal sindacalista egiziano Mohamed. Fonte/Credits: Frammento video Ph. Alessandra Basile
Giulio Regeni, nato nel 1988, era un dottorando italiano, infatti, dell’Università di Cambridge; il suo rapimento avvenne il 25 gennaio 2016, dieci anni fa, durante il quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir.
Venne ritrovato senza vita, nudo dalla vita in giù, 9 giorni dopo, il 3 febbraio 2016, vicino a Il Cairo, nei pressi di una prigione dei servizi segreti locali. Fu fatto credere che, essendo stato il suo corpo trovato in una zona battuta da omosessuali, l’omicidio di Giulio fosse da addebitare a un “certo giro”, ma l’ignobile tentativo di depistaggio venne svelato, per fortuna.
Tornato in Egitto dalle vacanze di Natale, Giulio aveva, anche, festeggiato in famiglia il suo 28° compleanno, il 15 gennaio di quell’anno, a Fiumicello Villa Vicentina, nel Friuli. Da lì, Giulio Regeni partì il 24 gennaio 2016 e non vi fece mai più ritorno.
Il suo impegno del tempo riguardava il dottorato di ricerca presso il Girton College dell’Università di Cambridge, subito dopo avere speso, con soddisfazione, un periodo di lavoro al Cairo per l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale.
Tornando alle date significative della ricostruzione del documentario, Giulio – la cui ricerca, a Il Cairo, era sui sindacati indipendenti egiziani e si teneva all’Università Americana della città – il 13 ottobre 2015 aveva, per la prima volta, incontrato il suo primo traditore, Mohamed Said Abdallah, il rappresentante degli ambulanti, che, il 6 gennaio dell’anno dopo lo denunciò alla polizia di Gyza e lo seguì fino al 22 gennaio, senza mai pentirsi né sentirsi in colpa.
Verso l’inizio del documentario, fra i video da archivio usati, appare, ripreso di nascosto, Giulio, mentre, seduto con un tè, incontra Mohamed, che, a insaputa del ragazzo, lo riprende di nascosto per poi cercare di dimostrarne la natura di spia alla polizia egiziana, presumibilmente per soldi.
Giulio, che, come si scoprirà, lo aveva definito un disperato, si fida dell’uomo, credendo di trovarsi a un appuntamento di lavoro, utile per la sua ricerca, affidatagli dall’Università di Cambridge.
Claudio, Paola e Alessandra

Nella figura F3, l’avvocata difensora nel caso Regeni.
Fonte/Credits: Frammento video Ph. Alessandra Basile
Il padre e la madre di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, non hanno mai smesso di cercare la verità sulla fine di Giulio né di rendere onore a un ragazzo da loro stessi definito appassionato, pieno di vita, studioso, serio, come emerge, del resto, dal suo impegno universitario e nella (maledetta) ricerca.
Mamma e papà lo chiamano sempre Giulio; solo una volta usano la parola “figlio” ed è un colpo al cuore per lo spettatore, che è con loro dall’inizio alla fine ed esce dalla sala sconcertato, avvilito, ma anche impressionato dalla determinazione e dalla nobiltà d’animo e di modi dei due Regeni senior, che hanno sfidato la dittatura militare di Abdel Fatah al-Sisi.
Non da meno è la testimonianza dell’avvocata Alessandra Ballerini, accanto a loro nella citata battaglia legale, che, a distanza di otto anni dalla scomparsa di Giulio, ha condotto al processo contro quattro agenti della National Security egiziana, finora mai imprigionati né trovati. Iniziato nella primavera del 2024, il processo dovrebbe andare a sentenza entro quest’anno.
Il premio e il rigetto dal MIC

Nella figura F4, un momento del processo italiano sul caso. Fonte/Credits: Frammento video Ph. Alessandra Basile
Il documentario ha vinto il Nastro della Legalità 2026 e arriverà il 5 maggio al Parlamento Europeo. Ciononostante, l’opera è stata dichiarata dalla commissione ministeriale “non meritevole di sostegno pubblico”.
Ne sono conseguite una bufera, anche mediatica, e le dimissioni di due dei membri del team di 15 esperti, nominato dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha escluso il film dai pubblici finanziamenti al cinema: il critico cinematografico Paolo Mereghetti e il consulente editoriale e story editor per progetti cinematografici e televisivi Massimo Galimberti.
Paolo Mereghetti è uno, se non il più grande, critico cinematografico italiano. Faceva parte della seconda sezione, che si occupa delle sceneggiature per il grande e il piccolo schermo, per il web e i cortometraggi.
Massimo Galimberti è un consulente editoriale e lo story editor di diversi progetti cinematografici e televisivi, oltre che un organizzatore culturale e docente all’Università RomaTre; era membro della prima sezione della Commissione incaricata di esaminare film per la tv e il cinema, le serie e le produzioni di giovani autori.
Nel question time alla Camera, il ministro Giuli ha risposto alle interrogazioni sul finanziamento pubblico omesso, dichiarando: “Non condivido, né sul piano ideale né su quello morale, la scelta sul documentario su Giulio Regeni, ma non è il frutto di una decisione politica. Il ministero non può intervenire“.
Ha, inoltre, sottolineato che il film era stato escluso dai finanziamenti per la realizzazione già in precedenza, fra il 2024 e il 2025, e che l’autonomia caratterizzante le scelte della commissione ne garantisce, anche, l’imparzialità. Meno allineata l’opposizione di governo, che, tuttavia, si è fatta portavoce del pensiero generale e ha rappresentato la rabbia diffusa, inclusa la mia – per poi prendere di mira le nuove norme di assegnazione dei fondi al cinema.
Infatti, se al documentario su Giulio Regeni e sulla valenza seria e gravissima dell’accaduto a livello nazionale ed internazionale veniva rifiutato il finanziamento pubblico, a progetti cinematografici quali il film biografico sul cantante Gigi D’Alessio (un milione di euro) o quelli intitolati Tony Pappalardo Investigation di Pingitore (800.000 euro) e Il tempo delle mele cotte (400.000 euro), sono andati i contributi selettivi al cinema perché ritenuti in linea con il criterio dell’ “interesse artistico e culturale e dell’identità nazionale italiana”.
Il processo e l’ordinanza

Nella figura F5, informazione in un frammento video.
Fonte/Credits: Frammento video Ph. Alessandra Basile
Al via, presso la prima Corte d’Assise di Roma, il processo italiano, caratterizzato da varie udienze significative, contro i 4 aguzzini di Giulio Regeni 8 anni dopo il ritrovamento; tanto c’è voluto ed è grazie alle forze unite di Claudio, Paola e Alessandra: era il 20 febbraio 2024.
Poi la sospensione dovuta a una questione di legittimità costituzionale e, quest’anno, la sentenza di primo grado contro il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi e il maggiore Magdi Ibrahim Abedal Sharif, ossia i quattro alti funzionari delle forze di sicurezza egiziane identificati come gli autori esecutori del rapimento del ragazzo e delle torture sul suo corpo fino all’omicidio.
L’ordinanza con cui si è pronunciata la Corte di Assise di Roma sull’acquisizione, ex art. 512-bis c.p.p., delle dichiarazioni rese da testimoni residenti all’estero e sulla scelta di non testimoniare per il timore di ritorsioni da parte delle autorità egiziane è chiamata Ordinanza Regeni.
Conclusione: uscita

Il film è uscito nelle sale italiane il 2 febbraio scorso ed è ancora in programmazione nei cinema. Voto: 9, da vedere.

Nella figura F7, informazione in un frammento video
Fonte/Credits: Frammento video Ph. Alessandra Basile

Alessandra Basile
Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo.
Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com


