Il minimo a 7.558 apre la strada a un recupero tecnico, ma cicli, algoritmi temporali e volatilità suggeriscono prudenza. Le finestre del 3–4 e del 13–18 novembre potrebbero decidere se assisteremo a una semplice correzione o a qualcosa di molto più profondo.
La settimana scorsa ci interrogavamo sulla possibilità che l’S&P 500 potesse ancora raggiungere nuovi massimi storici, dopo una correzione temporanea.
Oggi dobbiamo prendere in considerazione uno scenario sensibilmente diverso.
Il mercato ha raggiunto 7.558 punti, fermandosi appena 16 punti sopra l’obiettivo ribassista di 7.542 che avevamo individuato nella diretta de Le Opzioni Intelligenti del 27 ottobre. Ma non è soltanto la precisione del livello raggiunto a richiamare la nostra attenzione.
È la convergenza di segnali che si sta formando.
L’S&P 500 entra nella quattordicesima settimana del ciclo intermedio.
Gli algoritmi temporali individuano una concentrazione di possibili inversioni fra novembre e la prima decade di dicembre.
Il Volatility Flow ha registrato un affondo intraday fino a -0,065, mentre la debolezza relativa del Nasdaq suggerisce che la rotazione settoriale potrebbe non essere sufficiente a sostenere indefinitamente l’indice.
Il mercato potrebbe rimbalzare. Ma proprio quel rimbalzo rischia di diventare il passaggio più insidioso delle prossime settimane.
Sul fondo si profila inoltre una domanda che fino a pochi giorni fa appariva prematura: e se la conclusione del ciclo intermedio dovesse anticipare anche quella del ciclo a 50 settimane, riproponendo una dinamica simile a quella del 2018?
Non è ancora lo scenario che possiamo considerare dimostrato. È però un’ipotesi che oggi dobbiamo analizzare seriamente.
Vediamo perché, attraverso prezzi, cicli, algoritmi temporali, volatilità e comportamento relativo dei mercati tecnologici.
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