S&P 500: il mercato ha scelto 7.542. E adesso? 

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Dopo la battaglia sulle opzioni a quota 7.700, il future americano precipita fino a 7.558 e recupera in chiusura. I livelli hanno funzionato, ma la correzione potrebbe non essere finita: ora il tempo diventa decisivo.

Ci sono settimane nelle quali il mercato sembra voler mettere alla prova ogni certezza. E altre nelle quali, nonostante movimenti violenti e apparentemente imprevedibili, finisce per rispettare con sorprendente precisione i livelli individuati in precedenza.

Quella appena conclusa appartiene alla seconda categoria.

Nella trasmissione Le Opzioni Intelligenti di martedì 27 ottobre avevamo presentato due scenari per l’S&P 500: un possibile nuovo massimo nell’area 8.133 e una correzione verso 7.542.

Venerdì 30 ottobre, dopo una settimana dominata dalla Federal Reserve, dalle trimestrali delle grandi società tecnologiche e da una battaglia particolarmente intensa sulle opzioni, il future americano ha raggiunto 7.558 punti: appena 16 punti sopra il nostro obiettivo ribassista.

Il successivo recupero fino a 7.614 ha lasciato il mercato su un livello tecnico importante.

La domanda, adesso, non è più quale dei due scenari avrebbe prevalso nel breve periodo. È se il minimo di venerdì rappresenti una conclusione della correzione oppure soltanto una tappa intermedia.

Per cercare una risposta dobbiamo tornare ai livelli delle opzioni, alla struttura dei prezzi e, soprattutto, alle prossime scadenze temporali.

Non che 8.133 ce lo aspettassimo a breve.

Auspicavamo un po’ di benzina per i mercati che potesse provenire dagli earnings.

In realtà, di benzina ne è arrivata di due tipi: una benzina incendiaria, che ha bruciato temporaneamente la fiducia su Amazon e Google, come alcuni giorni prima era avvenuto a Meta.

Insieme con questa, è arrivato anche dell’ottimo combustibile da rotazione: ottimi risultati che permettevano una parziale riallocazione di risorse, evitando all’S&P500 il tracollo che abbiamo visto, invece, sul Nasdaq.

Non che l’S&P500 non sia sceso e abbia avuto anche momenti apparsi drammatici: 155 punti fra massimo e minimo, in taluni momenti, hanno spaventato un po’ gli investitori.

Alla fine, quella di venerdì 30 ottobre, è stata un discesa dell’1.24%, dove, nell’ultima parte della sessione americana, l’S&P500 ha recuperato alcune posizioni andando a chiudere sopra la soglia dei 7600 punti, dopo avere toccato il minimo a 7.558.

Sopra, di 16 punti, rispetto ai 7.542 che avevamo prospettato sulla trasmissione Youtube de Le Opzioni Intelligenti, andata in onda nella serata del 27 ottobre.

Il massimo prima della discesa.

Nella trasmissione di mercoledì 28 ottobre, il giorno della FED e degli earnings di Google e Microsoft, esaminando il posizionamento giornaliero in opzioni, avevamo indicato 7815 come massima estensione verso l’alto e 7700 come massima estensione verso il basso.

Durante la conferenza di Warsh, il giochino di andare a prendere liquidità in alto è stato utilizzato massicciamente dai grandi operatori: niente di meglio che vendere dall’alto mentre Mister Lagarde parla.

Così, una spike gigantesca arrivava a 7819, massimo della settimana, per poi chiudere la serata nell’area 7760.

L’appuntamento con 7700 era rimandato al giorno dopo: con gli earnings di Amazon, nel dopoborsa, l’S&P500 toccava 7709, per poi sfondare quota 7700 nella giornata di venerdì.

Quella quota dove erano posizionate da tempo circa 20000 put proprio sulla scadenza di venerdì 30 ottobre.

L’accelerazione ribassista è stata così piuttosto potente, arrivando a toccare, come già detto, il minimo a 7.558.

La ritrazione da 7.558 a 7.614

Guardando il grafico dell’S&P500 ci accorgiamo che la chiusura di venerdì è un livello di cui abbiamo parlato più volte.

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L’S&P500 future al 30 ottobre 2026

Sia il livello minimo toccato, sia la chiusura serale, ricalcano i livelli di metà settembre, pari al 50% del range minimo-massimo (collocato per l’esattezza a 7612).

I livelli minimi di settembre erano quindi utilizzabili come prezzi predittivi del massimo, che poi si è verificato il 6 ottobre.

Tale massimo, lo ricordiamo, ha violato solo per qualche ora il posizionamento di opzioni call di JpMorgan: magicamente, il prezzo si è poi abbassato.

Il livello 7.542

Perché la nostra proiezione era 7.542?

E’ il 62.50% del range, che consente una grande raccolta di liquidità dal basso, rispetto ai minimi di settembre. Per ora il mercato si è accontentato di attingerla fermandosi 16 punti prima.

In caso di rottura dell’area 7550, l’87.50% del range è a 7398. 7325 l’ultima spiaggia di approdo prima di un crash.

Diventa molto rilevante il nostro algoritmo temporale del 13-18 novembre: ne parleremo nel nostro articolo di domani riservato agli abbonati, dove andremo in profondità con l’analisi ciclica, stagionale e il posizionamento degli opzionisti.

Conclusioni

Non è stata una bella settimana per la borsa americana: oltre 700 earnings hanno portato tante piccole belle notizie e un paio di grosse brutte notizie.

L’S&P500 dimostra finora una capacità di resilienza significativa e gli investitori trovano la maniera di spostare i propri interessi fuori dell’area della tecnologia con danni marginali all’indice.

Siamo sull’ordine del 5% di discesa dal massimo e si prefigura la possibilità che la chiusura del ciclo intermedio avvenga nelle prossime tre settimane, spostando così la proiezione di nuovi massimi storici più avanti.

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