Il 18 maggio, ventunesima settimana dell’anno 2026, entriamo nella settima settimana dal minimo del 31 marzo dell’S&P500.
Nell’articolo riservato agli abbonati, pubblicato durante la notte di domenica scorsa 10 maggio, avevamo rappresentato le nostre ipotesi relative a quanto potevamo aspettarci nel periodo 11 maggio-10 giugno.
https://www.traders-mag.it/pattern-trump-rialzo-continua-sfidare-statistiche/
Osserviamo ora, a distanza di una settimana, che cosa è avvenuto.
Con molta fatica la chiusura della settimana scorsa sull’S&P500 future è stata leggermente positiva, al contrario del Nasdaq che ha chiuso in leggero negativo.
L’S&P500 future ha chiuso quindi sette settimane di seguito positive, dando sintomi di ritrazione solo nella giornata di venerdì 15 maggio, scadenza tecnica di maggio sulle opzioni.
Come osservavamo nell’articolo citato sopra, la quantità di rialzo avvenuta successivamente al 7 aprile 2025 era leggermente superiore a quella vista dopo il 31 marzo 2026: la ritrazione di venerdì è avvenuta a valori quasi uguali dei due rialzi.
Quasi un occulto segnale operativo per gli insider. A voler pensare male, ovviamente.
A voler pensare bene, un Pattern Trump che ha funzionato … o … che le due cose coincidano?
Clicca per ingrandire
L’S&P500 future, grafico daily al 15 maggio 2026
Perché la discesa.
La discesa ha accelerato nell’ultima parte della giornata, quando più spesso arrivano i movimenti degli istituzionali.
Un contributo deve averlo dato la lettura da parte del mercato della visita di Trump in Cina.
L’accenno di Xi a Tucidide è stato tanto “cinese” quanto avrebbe dovuto essere raggelante per Trump, che, probabilmente, Tucidide non sa nemmeno chi sia: il riferimento era alla presunzione di Atene (= gli USA), che cercò di conquistare la Sicilia con una politica espansionistica, ma ne uscì con le ossa rotte, esponendosi così alla disfatta da parte di Sparta (= la Cina), nella guerra del Peloponneso.
Da studente del Liceo, personalmente ricordo la sconfitta di Atene come una grande delusione: la grande Atene, la sostenitrice della democrazia, della libertà, sconfitta da uno stato autoritario che sembrava educare i cittadini alla legge del più forte.
Ma la lezione è molto valida ancora oggi: quando le democrazie escono fuori dal binario, attratte dalla svolta imperialista, inevitabilmente si sottopongono al rischio di una pesante sconfitta.
Dai testi di Luttwak abbiamo imparato che l’imperialismo riesce, in genere, a fare il primo affondo e a uscirne vincitore.
Poi, deve sopportare l’onere umano ed economico della “linea del fronte”, che più si allunga e più diventa difficile da mantenere: ricordi la Germania di Hitler?
Trump e Putin dovrebbero leggere Luttwak e Tucidide, ma sono troppo presuntuosi per farlo.
Alla fine esce fuori Xi, che, invece, deve averli letti entrambi: e ha ribadito che Taiwan, prima o poi, diventerà cinese. Anzi, è cinese, solo che è ribelle, e che quella ribellione, presto o tardi deve essere domata.
L’incredibile commento di Trump, sull’Air Force One che lo riportava negli USA, è stato che non è certo di continuare ad aiutare militarmente Taiwan.
The Donald, costretto nel pantano della guerra con l’Iran, deve avere cercato di negoziare Taiwan contro l’Iran.
Ottenendo per quest’ultima una dichiarazione di principio di Xi: che non fornirà aiuti militari all’Iran e che “desidera” che ci sia libero transito da Hormuz.
Xi le ha trovate tutte per combinare qualche presa in giro adeguata a Trump: gli ha mostrato che tutto il merchandising MAGA (compresi i cappellini rossi) è fatto in Cina, portandolo nella fabbrica dove questi capolavori dell’arte Maga vengono prodotti.
Altro che dare lavoro alla manodopera americana.
L’ha portato anche nel giardino con alberi secolari riservato ai leader del Partito Comunista.
Trump ha chiesto a Xi se avesse portato altri in quel giardino … e Xi ha risposto “non tanti”… in quei “non tanti” c’erano compresi Obama e Putin …
In uno scenario come quello descritto sopra, dal Pentagono e dallo stesso Trump, provengono dichiarazioni sulla possibilità di un nuovo attacco militare all’Iran.
Da tutto questo, vedendo il prezzo del petrolio in crescita per tutta la settimana, elemento concreto economico di conseguenza, l’azionario ha deciso di fare pausa.
Ora, esaminiamo con i criteri dell’analisi ciclica e stagionale che cosa può avvenire ora.







