Il film tocca, con spirito costante e brillantezza nei dialoghi e nelle scene, temi ‘pesanti’, come CIA – i misfatti – e salute: “il male del secolo muore con il corpo, poi dove va?”; voto: 9
Premessa
Il film è uscito in anteprima internazionale all’83° Biennale Cinema e ha spopolato, grazie ad una sceneggiatura originale e, in particolare, a due interpretazioni strepitose, con una regia che tiene alta la qualità del prodotto. Si ride, si riflette, si vede qualche somiglianza con oggi. 1973, CIA e salute, amicizia e vita lavorativa, ideali e realtà sono il fulcro del film e dello script, visto che è opera sua, del regista del meraviglioso Tre manifesti a Ebbing, Missouri.

Nella figura F1, la foto del poster del film.
Fonte/crediti: 83° Biennale press material
Trama
Al centro della storia due agenti della CIA. Poco tempo prima del terribile 11 settembre 1973, ossia del colpo di stato cileno, ricevono un incarico, dal capo MJ, e partono alla volta dell’isola di Pasqua, da Santiago, dove entrambi vivono e lavorano. Chris è il più agé e Lee è l’unico amico del primo, che ha un carattere capace di farlo tenere a distanza da parecchia gente: non hanno solo una distanza generazionale ma anche di salute, poiché uno di loro ha un brutto male di cui l’altro sa.
Chris è un pericolo ambulante, data la sua professione, perché tende a dire sempre tutto quello che gli passa per la testa, segreti nazionali inclusi(!); spesso, dice il vero, quello che nessuno vuol sentirsi rivelare e che lascia attoniti. Nella splendida isola di Pasqua, i due visitano le grandi teste, le statue iconiche dell’isola, e lì si confessano l’un l’altro, avvolti da un paesaggio verde che è unico; escono fuori passato e lati oscuri, ma saranno più che mai uniti fra loro e contro MJ.
Ancora all’inizio del film, i due amici, in procinto di partire, si ritrovano a conversare con un paio di ragazze all’aeroporto: loro sono giovani, sono due idealiste, sono di sinistra e vivono in Cile, ma soprattutto sono ignare di quanto sta per accadere nel loro paese. Ci pensa Chris.

Nella figura F2, una scena del film “Wild horse nine”.
Fonte/crediti: 83° Biennale press material
Il regista
In conferenza stampa, Martin Mcdonagh ha dichiarato che, pur essendo il film “incentrato sul 1973”, a guardarlo ora dà l’idea che “può ricollegarsi al presente”. “Sappiamo – commenta – com’è il KGB, ma noi non mettiamo in discussione la CIA quanto dovremmo”. E specifica che “io amo fare film che si interrogano sulle questioni, anche quando non sono così politiche”.
Poi una battuta sul formaggio italiano è assolutamente “il migliore al mondo!”, ma, per capirla, bisogna guardare il film. Allora, buona visione! (tratto dalla conferenza stampa del film)

Nella figura F3, il regista del film “Wild horse nine”.
Fonte/crediti: 83° Biennale press material
Recensione
Una particolarità del film? Fa scompisciare, grazie a uno humour che, se mantenuto nella versione italiana, tutt’altro che semplice, si caratterizza per sagacia, brillantezza, acutezza; certo vi è colorito, ma questo, d’altra parte, è in linea con i due personaggi principali e fa parte di quella presa in giro che McDonagh rivolge alla CIA. Vi è un duplice tema: segreti e misfatti di quest’ultima e il male dei secoli, riguardo al quale il personaggio di Malkovich dice: “il cancro muore insieme al corpo, ma poi dove andrà (in paradiso)?”.
Le interpretazioni di tutto il cast, ma specialmente del duo protagonista sono strepitose, anche per una regia che le armonizza sapientemente con la perfezione del regista di livello. Ricordo che Malkovich ha vinto nella scorsa edizione della Biennale Cinema la Coppa Volpi, proprio grazie al suo lavoro in Wild horse nine; avevo scritto la mia recensione prima e non posso che condividere al 100%. La fotografia illumina il film e la splendida location dell’isola di Pasqua scelta per la gran parte delle scene girate.
Ciò che veramente merita moltissimo è la scrittura, la sceneggiatura: come in teatro, anche per lo schermo, grande o piccolo, storia, testo e dialoghi la fanno da padroni, costituendo l’elemento fondamentale per la riuscita, o meno, del film o dello spettacolo; la regia fa il resto, se intelligente e attenta alla scrittura, unitamente al cast di interpreti.
Questo film non è adatto a tutti, per esempio non ai bambini, ma che vadano a vederlo certi cineasti e attori di casa nostra così che imparino che cosa significa fare Arte. Voto: 9.

Nella figura F2, una scena del film “Wild horse nine”.
Fonte/crediti: 83° Biennale press material
Conclusione
Il film uscirà in sala il 5 novembre 2026. Da vedere! Voto: 9

Nella figura F2, l’attore statunitense alla conferenza stampa di “Wild horse nine”.
Fonte/crediti: 83° Biennale press material

Alessandra Basile
Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo.
Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com





