Matt Damon è Ulisse, Anne Hathaway la sua Penelope, Charlize Theron la bella Calipso, Tom Holland il figlio, Telemaco, Robert Pattinson e Samantha Morton rispettivamente Antinoo e Circe; voto: 8+.
L’Odissea è il film diretto da Christopher Nolan, il grande regista di Oppenheimer, ed è interpretato per quasi tre ore, che scorrono, dagli straordinari attori citati e facenti parte di un cast tutto di livello, capeggiato da Damon, che, con barba e muscoli, è un credibile nei panni del protagonista omerico. Un plauso al perfetto Holland, mentre la Hathaway non è al livello degli altri attori principali.
Seppure ingabbiata in un ruolo che non regala grande libertà d’azione, Charlize Theron è una Calipso, forse, più algida che nella narrazione ma splendida. Le due attrici di colore, Lupita Nyong’o (Elena) e Zendaya (Atena), fanno un buon lavoro, ma non sembrano di questo film. Magnifica la Morton come Circe, grazie alla capacità talentuosa di apparire innocua e quasi invisibile, prima, e crudelmente feroce, dopo poco, in una scena da brivido, quando trasforma, letteralmente con le sue mani, i soldati in altrettanti maiali.

Nella figura F1 una scena del film diretto da Christopher Nolan.
Fonte/credits: © Universal Studios. All Rights Reserved, Upi Media
Trama
Il viaggio di Ulisse di ritorno a Itaca è caratterizzato dal trauma del reduce, come nei casi dei militari in guerra che rientrano a casa psicologicamente provati; l’inganno di Troia dà inizio al film e la relativa guerra dà inizio alle angosce di Odisseo, che, nel finale, dovrà vedersela con i Proci pronti a soffiargli il trono sul quale sedeva anni prima accanto a Penelope, intenta a tessere la tela nell’attesa.
L’iconica immagine del cavallo di Troia sulla spiaggia è quella usata come locandina del film.
Quando i troiani si convincono che si tratti di un regalo degli dei, lo trasportano a Troia, dentro le mura, ma Ulisse e i suoi, stipati dentro da tempo, approfittano della notte per uscire e sferrare l’attacco a sorpresa, vincendo sul nemico.
Tuttavia, come lo stesso Ulisse realizza già lì per lì, si tratta di una strage più che di una vittoria, con l’assassinio inconsulto di innocenti. Rientrare a Itaca significa fare i conti con sé e la sua morale, tenuta a bada dal fiore di loto che Calipso, nella cui isola, dà in dose massicce a Ulisse, fino a quando questi decide di salpare verso casa.
Come da mito omerico, Ulisse s’imbatte in una serie di insidie e mostri, a partire da Polifemo e proseguendo con i giganti cannibali (Lestrigoni), la maga Circe, Scilla e Cariddi – da cui il nostro modo di chiamare una scelta ardua da compiere – e le sirene, per terminare con i così detti pretendenti.
Se la scena di Polifemo è lunga, quella, seppur d’effetto, dell’imbarcazione di Ulisse che affronta il mostro a più tentacoli Scilla, passandoci sotto e perdendo 6 uomini, e che cerca così di stare lontana da Cariddi, per evitare il pericolo affondamento, è molto breve. Altre scene sono mediamente lunghe o altrettanto brevi.
Dieci anni dopo la sua dipartita, Ulisse fa finalmente rientro in patria, sotto mentite spoglie, come suggeritogli da Menelao: è un mendicante che solo Argo, il suo fedelissimo cane, ormai decrepito per quanto vecchio, riconosce, a quel punto lasciandosi morire; davanti a questa scena, toccante, il figlio ormai cresciuto lo riconosce e si commuove, pieno di gioia, perché, grazie a Menelao e al guardiano cieco, viene a sapere del coraggio e dei valori del padre.
Le parole di Menelao lo mettono in guardia, quando lui gli racconta che il fratello, una volta rientrato in patria: la moglie, con l’aiuto dell’amante, lo uccide, per vendicare la figlia, Ifigenia, data via, ancora bambina, proprio da Agamennone, in sacrificio alla dea Artemide, al fine di farle sbloccare la flotta greca, ferma ad Aulide, permettendone la partenza per Troia.

Nella figura F2 una scena del film diretto da Christopher Nolan.
Fonte/credits: © Universal Studios. All Rights Reserved, Upi Media
Analisi
Se a qualche combattimento avrei dato un taglio, come numero di morti – bastano gli attuali telegiornali, purtroppo non sono un film(!) – e come minuti, il mito greco complessivamente rivive nel film e così la potenza scenica ed immaginaria: un plauso alle luci, ai costumi, agli effetti speciali, alle interpretazioni eccellenti rese armoniche da una regia superba e da una serie di talenti, molti dei quali consolidati e già rodati nel lavoro con Nolan.
Il film ha un tema ed un messaggio focalizzati sul tormento di Ulisse pentito di avere causato con la devastante guerra di Troia e con le sue scelte da comandante errate o inevitabili ma con conseguenze pesanti sulla vita dei suoi soldati; il massacro degli innocenti a Troia e il depauperamento del suo esercito distruggono Ulisse che non riesce a darsene pace, ma la sua forza sta nella resilienza con cui non si ferma e continua a procedere verso casa.
Qual è l’inizio della via dei mostri? Ad attirare su Ulisse l’ira divina è lo scontro con il ciclope, Polifemo. L’ultima prova è l’annientamento dei Proci, come sappiamo, e sarà l’amata Penelope a fornire all’eroe l’arma per farlo: Odisseo è il solo che può piegare quello che fu il suo arco; tutti i pretendenti ci provano, ma quando tocca a Ulisse, lui vince.
Il regno riconquistato passa alla generazione successiva, Telemaco, mentre i genitori, nella visione di Nolan, innamorati e uniti più che mai, partono e romanticamente inseguono il sole che fugge.
Nel finale del film, il protagonista condivide con Penelope l’enorme sofferenza per avere provocato morte e dolore a un popolo intero, soprattutto a degli innocenti, e ai suoi soldati, partiti con lui per la grande missione eroica di Troia, lasciando le loro famiglie ad aspettarli a casa. Ulisse, però, commenta che, per quanto ingiusta, la tragedia di cui si sente reo sarà dimenticata e che tutto ricomincerà daccapo, come se accennasse alla teoria dei cicli e ricicli storici: «Ci sarà un’altra alba che aspetta l’oscurità del mondo dove i nostri errori saranno ancora una volta dimenticati». Da vedere, voto: 8+.

Nella Figura F3 una scena del film diretto da Christopher Nolan.
Fonte/credits: © Universal Studios. All Rights Reserved, Upi Media
Alcuni personaggi, uno a uno
Ulisse
Il Matt Damon muscoli e barbone bianco è un Ulisse credibile e molto ben diretto; il suo Odisseo, però, ha una dimensione, profondamente umana, di fragilità interiore, unita a una consapevolezza sincera e addolorata relativa alle sue gesta e alle relative conseguenze sulla sua gente e, in primis, sulla sua famiglia prima che su di sè: così è scritto sul suo volto per tutto il film. Fa i conti con il proprio io, il re di Itaca, e torna a casa nei panni di un mendicante.
Penelope
Penelope alias Anna Hathaway è facile al pianto, mentre dimentica, forse troppo spesso, la regalità del suo ruolo: così la voleva Nolan? Allora, ingoiamoci i dubbi sull’interpretazione, anche se salta alla mente la scena di Penelope che si arrabbia con il figlio, Telemaco, ormai cresciuto, rivendicando di sedere sul trono, vacante da anni, che tutti vedono destinato a un uomo e dice al ragazzo, parafrasando, che contano meno i suoi anni di sapienza e attesa in difesa del regno di quei suoi “quattro peli sul mento”.
Penelope ha carattere, personalità, ben più che tutti i pretendenti insieme; ha un cuore che pulsa per Ulisse e Telemaco, ma è anche colei che tesse la tela e la disfa ogni sera per prendere tempo, tutelando il trono da chiunque non sia il suo amato marito, convinta che tornerà, perciò avrei aggiunto un livello interpretativo a “coprire” il grande coinvolgimento emotivo dell’attrice, almeno in alcune scene. Ricordiamoci che si tratta di una regnante di secoli fa nella narrazione del mito.
Telemaco
Semplicemente eccellente Tom Holland, perfetto o perfettamente guidato in ogni scena.
Calipso
Quando a (s)vestire i panni di Calipso è Charlize Theron, siamo a cavallo, bella e brava com’è. Ma il ruolo le va stretto e dà l’idea di essere stato ulteriormente ridotto in fase di montaggio.
Il suo personaggio è del tutto al servizio del protagonista, quasi fosse più una domestica dedicata a lui che un’amante per anni; fornisce ad Ulisse quantità di fiore di loto per fargli dimenticare il dolore inflitto a persone innocenti con l’inganno di Troia ed alleviarne la sofferenza e il senso di colpa. La Theron è, comunque, un’ottima attrice e splendida.

Nella figura F4 una scena del film diretto da Christopher Nolan.
Fonte/credits: © Universal Studios. All Rights Reserved, Upi Media
Circe
La maga Circe di Nolan è ben diversa da quella omerica o da come ce la siamo sempre immaginata: non è una classica ammaliatrice avvenente capace di attrarre a sè uomini inconsapevoli del suo potere e ridurli letteralmente in porci, ma una donna di quelle che, all’apparenza, non spaventano nessuno, perché insulse, innocue.
Innocua? Proprio no, anzi mostruosa nella sua vendetta e nel forgiare i visi umani in musi da porcile. L’attrice che ne veste i panni è la straordinaria Samantha Morton e la visione nolaniana è molto interessante.
Elena (e Clitemnestra)
Le gemelle Elena di Troia e Clitemnestra, sposata ad Agamennone, portano il corpo e il viso di Lupita Nyong’o. La libertà che Nolan si è preso con questo personaggio è un filo eccessiva perche deturpa il personaggio, particolarmente quello di Elena, e lo fa senza apparente motivazione, il che fa pensare che dietro ci siano solo un atteggiamento politically correct, magari finalizzato a maggiori finanziamenti per il film.
Non è razzismo, questo, ma solo una reazione con domanda; la domanda è: ma che c’azzecca Elena nera? Lo stesso discorso vale per l’altra interprete di colore, Zendaya; di Atena è il ruolo che ricopre, la figlia prediletta di Zeus, nata, non dal ventre di una madre, ma dalla sua testa adulta e armata, e, soprattutto, dea della saggezza, della sapienza, della strategia milita. Pur essendo una divinità di rilievo, appare nel film come un elfo, spesso commosso; anche qui non è un personaggio omerico.
Polifemo
Il mimo statunitense Bill Irwin, già rodato in precedenti collaborazioni con Nolan, presta viso e caratterizzazione (efficace!) al ciclope Polifemo in The Odyssey.
La scena con il mono-vedente ha una certa lunghezza, mentre altre sfide ulissiane sono, in confronto, appena accennate: p.e. Scilla e Cariddi, caratterizzati da eccellenti effetti speciali, o le Sirene, difficili da superare senza cedere alla tentazione, hanno una durata inferiore.
Gli Attori, Argo incluso, sono tutti di livello alto, armonizzati dalla regia sopraffina di Nolan. A proposito del cagnolino, commovente oltre che ben riuscita è la scena del vecchietto a quattro zampe che, riconoscendo la voce del mendicante che lo saluta, si lascia andare e spira, perché sa che si tratta del suo Ulisse adorato: l’attesa è stata premiata.

Nella figura F5 il regista del film con Matt Damon.
Fonte/credits: © Universal Studios. All Rights Reserved, Upi Media
Il fenomeno dell’estate 2026
L’Odissea di Nolan si può definire un film epico, un film d’azione sul mito omerico, ma con libertà: lo stesso regista ha dichiarato di non volere insegnare Omero e l’Odissea a nessuno. Fotografia ed effetti speciali la fanno da padroni, come pure le location, molte delle quali in Italia, p.e. Favignana. Per la maggior parte, il film è stato girato in Marocco. La tecnologia di ripresa è la IMAX®, nuovissima.
Al botteghino, il film ha esordito alla grande, guadagnando oltre 10 milioni di euro in 4 giorni: è stato il miglior debutto al cinema di un film girato da Nolan e, da noi, ha superato altri due noti lavori del regista, Tenet (2020) e Dunkirk (2017). Odyssey è argomento di conversazione da qualche tempo, perciò tocca vederlo per non essere esclusi dal gruppo(!). Scherzi a parte, si consolida un periodo positivo per Universal Pictures e il film vale la pena di essere visto.
Uscita
Odissea è uscito nelle sale italiane il 16 luglio 2026 ed è ancora in programmazione nei cinema. Voto: 8+.

Nella figura F6 il poster del film con Matt Damon.
Fonte/credits: © Universal Studios. All Rights Reserved, Upi Media

Alessandra Basile
Attrice e Autrice.
Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo.
Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com





