June e Jennifer Gibbons nacquero nel 1963 e crebbero in Galles. Fin da piccole furono inseparabili.
Erano gemelle identiche e condividevano praticamente tutto, ma dovettero anche affrontare, fin da giovanissime, l’isolamento e gli scherni.
A scuola erano tra le poche bambine nere del loro ambiente e subirono il rifiuto da parte degli altri alunni. Poco a poco cominciarono ad allontanarsi dagli altri.
Finché accadde qualcosa di strano: smisero praticamente di parlare con il mondo esterno.
Ma tra loro sì che parlavano.
Un linguaggio che solo loro capivano
June e Jennifer svilupparono una propria forma di comunicazione.
Potevano passare lunghi periodi senza parlare con altre persone, ma tra loro intrattenevano conversazioni che nessun altro sembrava comprendere pienamente.
Quando gli adulti tentavano di separarle, la situazione peggiorava.
Entrambe potevano chiudersi profondamente in se stesse e sembravano aver bisogno della presenza dell’altra per funzionare normalmente.
Così cominciò a crescere un mondo privato in cui praticamente nessuno poteva entrare.
L’universo che costruirono insieme
Sebbene comunicassero a malapena con gli altri, le gemelle avevano moltissimo da dire.
Scrivevano poesie, diari e romanzi. Inventavano personaggi, mettevano in scena situazioni e passavano ore chiuse insieme a immaginare altre vite.
Le loro storie erano piene di personaggi giovani, relazioni complicate e situazioni oscure.
Era come se tutto ciò che non riuscivano a esprimere nel mondo esterno trovasse uno sfogo nei loro quaderni.
Ma il loro legame aveva anche un lato molto più complicato, perché quanto più dipendevano l’una dall’altra, tanto più difficile sembrava che potessero diventare persone indipendenti.
Quando stare insieme cominciò anche a far male
June e Jennifer si volevano profondamente bene, ma il loro rapporto era segnato anche dalla rivalità, dalla gelosia e da una dipendenza estrema.
Durante l’adolescenza cominciarono a essere coinvolte in comportamenti sempre più problematici.
Ci furono furti, atti di vandalismo e altri reati che finirono per provocare l’intervento delle autorità.
Nel 1981, quando avevano appena 18 anni, furono inviate a Broadmoor, un’istituzione psichiatrica di massima sicurezza.
Pensavano che sarebbe stata una cosa temporanea, vi avrebbero invece trascorso circa undici anni.
Undici anni dietro una porta
Broadmoor divenne una nuova forma di isolamento.
I medici cercavano di curarle e, in alcuni momenti, di separarle nel tentativo di farle sviluppare una maggiore indipendenza, ma la separazione tornava a rivelarsi devastante.
Insieme potevano essere difficili da controllare, separate potevano ritirarsi completamente in se stesse.
Era un paradosso terribile: ciò che sembrava proteggerle sembrava anche starle distruggendo.
Col tempo, secondo i racconti della giornalista Marjorie Wallace, arrivarono a convincersi che una delle due sarebbe dovuta morire perché l’altra potesse finalmente essere libera.
E quel pensiero avrebbe finito per diventare realtà.
L’ultimo viaggio di Jennifer
Nel marzo del 1993, dopo oltre un decennio a Broadmoor, le sorelle furono trasferite in un’istituzione a sicurezza minore in Galles.
Era un passo verso una vita più indipendente, ma durante il viaggio, Jennifer cominciò a sentirsi male.
Poco dopo l’arrivo, perse conoscenza, fu trasportata in ospedale, ma i medici non riuscirono a salvarla.
Jennifer Gibbons morì il 9 marzo 1993. Aveva 29 anni.
La causa ufficiale fu un’infiammazione acuta del cuore. Non furono trovate prove che fosse stata avvelenata né che June avesse causato la sua morte.
Ma allora accadde qualcosa che rese la storia delle gemelle ancora più inquietante.
Dopo la morte di Jennifer, June cominciò a parlare
Dopo la morte della sorella, June cominciò a comunicare con le altre persone con molta più facilità.
Dopo decenni trascorsi praticamente rinchiusa in una relazione a due, cominciò a costruirsi una vita propria.
Secondo i racconti successivi, arrivò a dichiarare che finalmente si sentiva libera, e quella frase riassume in modo quasi brutale la contraddizione di tutta la sua storia.
Jennifer era stata sua sorella, la sua migliore amica, la sua compagna, il suo rifugio. Ma era stata anche parte di una relazione dalla quale June sembrava non sapere come uscire.
Dove finiva June e dove cominciava Jennifer?
Forse la cosa più inquietante della storia delle gemelle silenziose non è che avessero inventato un linguaggio proprio, né che siano passati anni senza che comunicassero normalmente con altre persone.
Ciò che davvero turba è che sembravano aver perso il confine tra le proprie identità.
Per decenni furono “June e Jennifer”. Non June. Non Jennifer. June e Jennifer.
E quando Jennifer morì, June dovette confrontarsi con qualcosa che non aveva mai imparato a fare completamente: esistere da sola.
La storia delle gemelle silenziose non è soltanto la storia di due sorelle che smisero di parlare con il mondo, è la storia di due persone che costruirono tra loro un mondo così chiuso che, alla fine, una delle due dovette scomparire perché l’altra potesse scoprire chi era.





