Il Cboe Dispersion Index racconta perché oggi il vero rischio non è il ribasso, ma un mercato che cambia natura.
L’ondata di caldo che imperversa in gran parte d’Europa ha creato un incredibile effetto collaterale: i danni provocati dall’improvviso cambio di tempo, con temporali violentissimi, accompagnati da trombe d’aria, tornado locali, venti e piogge inconsueti.
Insieme con il vento e la pioggia, talvolta, e sempre più spesso, arriva la grandine. Piovono palle da golf di ghiaccio che devastano tutto ciò che colpiscono.
E’ stato così che la mia automobile, durante un viaggio di lavoro, è stata colpita da una grandinata paurosa; malgrado il mio tentativo di ripararmi dietro una siepe che ha forse attenuato la violenza dell’evento.
Il risultato è stato un danno di circa 8.000 franchi, che una assicurazione contro la grandine, che nemmeno ricordavo di avere, provvederà a pagare all’officina di carrozzeria: dove, fra l’altro, c’era una coda significativa di auto danneggiate, come la mia.
Sembrava come in finanza, una fila di perdenti e uno che guadagnava per tutti ….
Che c’entra la grandine.
La grandine è come un crollo del mercato o un picco di volatilità.
Tanti ne accusano i danni, qualcuno riesce a guadagnarci o quanto meno ad attenuarne gli effetti o a uscirne al meglio di come può.
Il problema ora è questo: il titolare dell’officina di carrozzeria mi ha detto che il suo fatturato è aumentato negli ultimi due anni a causa dei danni collaterali causati dal maltempo.
E che il maltempo è spesso collegato e conseguente a momenti di eccesso. Per esempio eccessi di caldo, dopo i quali, letteralmente, l’officina non riesce ad evadere tutte le richieste.
Quindi, qualche cosa è cambiato.
La grandine o le trombe d’aria o i temporali violenti sono sempre esistiti. Ora sono diventati frequenti per una serie di cause esogene, in questo periodo per l’ondata di caldo.
Esatto! Qualche cosa è cambiato.
Sui mercati è avvenuto qualche cosa di simile.
Qualche cosa è cambiato. Molte cose negli ultimi 30 mesi sono cambiate.
E ora il cambiamento è divenuto parossistico: ondate di caldo e condizioni da temporali violentissimi … che spesso diventano soltanto “paura dei temporali”.
Del resto come non comprendere che buona parte dell’umanità, vivendo una condizione meteopatica di perenne instabilità, rifletta in qualche modo un comportamento curioso di “paura della instabilità” sui mercati?
Che poi sia il meteo, piuttosto che la geopolitica, piuttosto che la condizione di instabilità introdotta volutamente dal sistema di potere presidenziale americano, che cosa cambia?
Se hai paura, reagisci in modo più “tollerante”. Non vuoi il meglio. Non pretendi. Ti accontenti.
E’ la paura a governare il mondo in questo momento. Una paura che potremmo definire “spera, altrimenti …”.
Gli inglesi, da grandi esperti storici di tale filosofia, lo chiamerebbero il metodo “or else …”.
Il mercato finanziario vicino alla esplosione della bolla.
O solo “in preda alla paura” dell’esplosione della bolla?
In un report di Bank Of America di fine luglio, abbiamo trovato una interessante argomentazione inerente ad un indicatore poco conosciuto: il Cboe Dispersion Index (DSPX).
Il DSPX è un indicatore non facilissimo da comprendere.
Esso misura la volatilità implicita a 30 giorni di ogni azione dell’S&P500 (immagina: un Vix di ogni azione). Ne calcola la variabilità rispetto alla media (la cosiddetta varianza) e li somma.
Sottrae da tale valore il quadrato del Vix (la varianza del Vix) e ne ottiene un indice risultante.
Per dirla in parole brevi: misura la “dispersione” di volatilità, calcolando la volatilità media delle singole azioni, sottraendo quella dell’indice Vix.
La sottrazione dell’indice Vix è il tocco di genialità di tale indice: se tutte le azioni si muovono insieme, la “dispersione” è bassa, e la correlazione con il Vix alta.
Se le azioni si muovono in modo “disordinato” (quello che noi definiamo come “mercato lacerato”), la dispersione è alta e la correlazione con il Vix bassa.
Una dispersione alta significa che le azioni si muovono in ordine sparso e scoordinato: questo è indizio di un aumento del rischio.
Bank Of America concentrava appunto la sua attenzione su una possibile valutazione di rischio, avvenuta nel contorto mese di luglio che abbiamo vissuto sulle borse americane.
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Il DSPX in grafico Monthly
Le bandierine mostrano che nel mese di luglio il DSPX ha toccato valori simili a quelli della discesa dell’aprile del 2025.
La bandierina più alta rappresenta il crollo del Covid, per semplice paragone.
Nel grafico non è raffigurato il 2000, per ragioni di spazio. Ma nel mese di luglio del 2026, il massimo ha toccato circa i sette ottavi del range del 2000.
Di lì l’attenzione posta da Bank Of America su tale indicatore.
Poi, ecco che la “paura dell’esplosione” cala…
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Il grafico daily del DSPX
Nel grafico Daily sono ben visibili i due picchi di luglio: l’8 luglio (dove è collocata la bandierina, massimo assoluto, simile a quello dell’aprile 2025) e 22 luglio, doppio massimo mancato, da cui è iniziata la discesa dell’indice, indizio di calo del rischio di dispersione.
Se ci aggiungiamo il grafico lineare dell’SPX scopriamo qualcosa in più.
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Il grafico daily del DSPX e in azzurro il grafico dell’SPX
Durante un tratto della discesa successivo al 22 luglio il DSPX scendeva INSIEME all’SPX.
Finché la minore dispersione, con la rottura della media mobile a 50 periodi, faceva invertire la marcia all’SPX che andava a fare l’accelerazione rialzista che abbiamo visto dal 30 luglio in poi.
La settimana del rimbalzo (l’ultima di luglio) diventava così la settimana dell’inizio del rimbalzo.
E la prima settimana di agosto, ben lungi dall’essere quella che nella stagionalità viene dipinta come un periodo molto negativo, è diventata una delle più performanti dell’anno.
L’algoritmo temporale di inversione del 7-10 agosto si manifestava come un piccolo assestamento, al momento, di soli due giorni (5 e 6 agosto).
Ora l’indice di dispersione è sulla media mobile a 200 periodi.
La paura sembra passata: anche il Volatility flow, ne parleremo nell’articolo di domani riservato agli abbonati, punta decisamente verso l’alto.
Il vero problema.
Il vero problema è che il mercato resta al momento solidamente rialzista ed è dominato dalla paura della grandinata improvvisa.
Un po’ come guardando ora, dal balcone o dalle finestre delle nostre abitazioni, vedendo il cielo terso, il sole splendere, l’afa incombere, ci chiediamo: a quando la prossima grandine?
Qualcosa di grosso è cambiato, non c’è dubbio.
Maurizio Monti
44 anni sui mercati
Editore di Traders’ Magazine
Fondatore dell’Istituto Svizzero della Borsa








