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Leggende e verità delle borse

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Come sarà gennaio?

C’è una leggenda in Borsa, che si chiama “effetto gennaio”.

È una di quelle leggende che certa stampa finanziaria adora di intortare con spiegazioni raffinate, la cui affermazione finale è che gli investitori e le aziende tendono ad acquistare a gennaio.

L’effetto gennaio, in realtà, è privo di qualsiasi fondamento matematico e statistico.

Negli ultimi 26 anni, gennaio è uno dei quattro mesi dell’anno dove la media di rendimento è negativa (il Dow Jones ha una perdita media dello 0,17%).

Esaminando ancora il Dow Jones, il mese di gennaio dal 1996 ha chiuso in rosso per 14 volte. Cioè 54% a 46%, a favore delle perdite.

La leggenda viene alimentata anche da alcune performance rilevanti che si sono registrate in passato in gennaio, normalmente quando a dicembre si sono verificate forti perdite. Se ti ricordi, ad esempio, la devastazione di dicembre 2018, non ti appare sicuramente così sorprendente un +9.51% del Dow a gennaio 2019.

Negli ultimi otto anni, il Dow ha registrato soltanto due rendimenti positivi: le perdite, con la esclusione di un 2017 chiuso a -0,04%, hanno superato sempre l’1,3%.

Rispetto alla leggenda, verrebbe da dire il contrario: i buoni risultati statistici degli ultimi tre mesi dell’anno, favoriscono prese di profitto e vendite, o, almeno, una pausa nel mese di gennaio.

Malgrado un bimestre novembre e dicembre quanto mai ondivaghi ed incerti, i tre principali indici americani hanno registrato buone performance negli ultimi tre mesi dell’anno: quasi l’8% il Dow Jones, l’11,2% il Nasdaq, il 9,2% l’S&P500.

Questo significa che la metà dei guadagni degli indici nel 2021 è arrivato negli ultimi tre mesi dell’anno. E ciò malgrado le incertezze evidenti delle ultime settimane, imputate alla paura della variante Omicron e a momenti di ansia da Federal Reserve, puntualmente, poi, smentite dai fatti.

Siamo ora entrati nel 2022, e questo potrebbe essere un anno molto più ondivago e problematico per le borse.

Il 2022 è il secondo anno del ciclo presidenziale, quello dove ci sono le elezioni di medio termine e, spesso, il cambio di colore al Congresso. Il 1990, 1994, 2002, 2014 e 2018 sembrano assomigliare molto al 2022: e sto quindi parlando di un Dow Jones che seguendo la statistica potrebbe faticare a guadagnare il segno più.

Ricominciamo l’anno dei nostri webinar con le performance di WeekAndOption: la sfida è riproporre nel 2022 i risultati del 2021, con la conferma statistica di uno dei migliori sistemi in opzioni oggi esistenti per l’S&P500.

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P.S.: Attenzione alle leggende. Bellissime da leggere quando dichiaratamente sono leggende. Addirittura ingannevoli quando sono mascherate da verità, con lo scopo di riempire in qualche modo contenuti.

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Maurizio Monti

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