La pace è già nei prezzi. Ma la pace c’è davvero?
L’accordo USA-Iran spinge petrolio e mercati nella direzione attesa. Ma le questioni rinviate ai prossimi 60 giorni potrebbero essere più importanti della firma di venerdì.
Nel nostro articolo pubblicato il 2 maggio scorso nella sezione gratuita di Traders’ Magazine
https://www.traders-mag.it/il-
avevamo previsto con un modello basato sulla Teoria dei Giochi il possibile accordo USA-Iran in una data compresa fra la metà di maggio e la fine di giugno.
La reazione del mercato alla conferma dell’accordo da entrambe le parti in causa ha dato nuova spinta ai mercati finanziari, proiettando l’S&P500 future di settembre al nuovo massimo storico.
L’indice non ha ancora raggiunto tale livello.
Nell’articolo di Analisi di Mercato riservato agli abbonati, pubblicato nella serata di domenica 14 giugno,
https://www.traders-mag.it/mer
avevamo espresso alcune perplessità sull’accordo, soprattutto sulla sua stabilità nel tempo.
Conoscendo i primi particolari, tali perplessità si sono rafforzate: l’accordo può definirsi concluso, ma per concluderlo le parti in causa, USA in testa a mio avviso, hanno posticipato ad una discussione successiva alcuni argomenti chiave.
Lo stretto di Hormuz rimane chiuso fino a venerdì, data in cui le parti si incontrano a Ginevra per la firma in presenza dell’accordo, di cui è stato già firmato per via digitale un preliminare completo.
Ci sono 600 navi, a quel punto, bloccate all’interno dell’area del Golfo Persico, che dovrebbero riacquisire la libera navigazione.
Le questioni spinose rimandate di 60 giorni.
L’agenzia di stampa iraniana Fars ha annunciato che il Paese regolerà il traffico all’interno dello Stretto.
Del resto, l’Iran ha capito che il controllo dello Stretto vale più di una bomba atomica.
I piani di Trump erano diversi e attribuiscono agli USA la gestione del traffico dell’area.
Sul nucleare e sulle sanzioni non c’è ancora un accordo definitivo.
Per certo si sa che sono stati rilasciati beni per almeno 25 miliardi di dollari di proprietà dell’Iran, che erano stati congelati.
Gli Emirati avevano anticipato il rilascio dei primi 10 miliardi 48 ore prima della definizione, domenica scorsa, dell’accordo.
I mercati stanno ignorando le incertezze e hanno accolto la notizia dell’accordo come un dato di fatto: del resto il clima resta positivo sulle Borse.
Israele.
Un grave rischio per l’accordo e la sua stabilità resta la posizione di Israele.
A parte l’attacco di Israele in Libano, avvenuto proprio nella giornata di domenica, il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha ribadito che l’esercito israeliano rimarrà nel Libano meridionale e che Israele non è parte dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.
L’Iran, per voce del suo ministro degli esteri, Abbas Araghchi, ha sottolineato che Israele deve cessare ogni attacco contro il Libano, e che “sarà responsabilità degli Stati Uniti di attuare l’accordo”.
Conclusioni.
Siamo stati fra i primi a prevedere una data possibile di accordo fra USA e Iran.
Mettiamo in guardia ora da due aspetti.
Il primo: l’accordo vero è quello che si firma a Ginevra, venerdì 19 giugno.
Tutto può accadere fino a quella data, anche se confermiamo che la maggiore probabilità è la conferma della nostra previsione.
Il secondo: quello che dovremo chiederci è che cosa accadrà nei prossimi 60 giorni successivi al 19 giugno.
Se ci sarà l’accordo, come poter mediare aspetti dove le posizioni dei due contendenti sono diametralmente opposte?
Nel frattempo, il petrolio scende e le borse salgono.
Può esserci qualche inciampo, di lieve entità, ritengo, nelle borse, la settimana prossima.
Poi la strada verso luglio dovrebbe essere costellata di molta euforia.
I 60 giorni scadranno il 18 agosto.
Agosto-settembre potrebbero essere mesi più difficili per le Borse.
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