Al 40 TFF, un docufilm sul principe della musica e delle dive, come Sofia Loren, Achille Togliani (1° parte)

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Achille Togliani con Alberto Sordi, vicini a una tv del secolo scorso. Un reperto fotografico dell’archivio Togliani usato per “Parlami d’amore”. Fonte: Produzione Santa Ponsa Film

Chi non si ricorda di Parlami d’amore Mariù (https://www.youtube.com/watch?v=vhpWQTS4UPQ)? Adelmo Togliani è il figlio di Achille e, con questo bellissimo ritratto, non solo del padre, ma, anche, di una generazione, di un momento culturale e socio-artistico determinante del nostro paese, ci racconta, con l’altro regista del film, Daniele Di Biasio, un’epoca. Il brano fu interpretato, anche nel 1998, a Parigi, da un trio imponente: i tenori Luciano Pavarotti, Josè Carreras e Placido Domingo. Adelmo e Daniele hanno rispolverato un enorme archivio, dedicato al fu Togliani, estendendo le ricerche a Rai Teche e all’Istituto Luce e ad ogni frammento video, o d’altro tipo, della vita, intensa e documentata dai tanti fan nel mondo, di Achille, che faceva girare la testa alle donne, non solo grazie alla sua voce. La bellezza del cantante è testimoniata dalle foto e dai video che lo riguardano, come pure dalle storie sentimentali con le allora più affascinanti donne dello showbiz, alcune delle quali erano dee indiscusse e, come tali, sono rimaste ai tempi nostri: si pensi, per esempio, a Marylin Monroe.

Adelmo è, oltre che un regista, un attore; Daniele è un regista e uno sceneggiatore e insegna. Collaborando, Adelmo e Daniele hanno scoperto un’amicizia vera che, sì, li porterà a lavorare in squadra ancora, ma che, forse soprattutto, coltiveranno proprio per il piacere di ritrovarsi.

A quasi 30 anni dalla scomparsa di Achille Togliani e a una decina di giorni dalla prima di Parlami d’amore, prodotto da Santa Ponsa Film, in collaborazione con Rai Documentari e con il patrocinio di Accademia Togliani, ecco cosa ci raccontano i 2 registi nell’intervista fatta loro alla 40° edizione del Torino Film Festival.

Intervista del 26 novembre 2022 – Torino Film Festival, 40° edizione

F1) Adelmo Togliani e Daniele Di Biasio durante la video-intervista

Nella figura F1 i registi di “Parlami d’amore” con Alessandra Basile durante l’intervista.
Fonte: ph. Matteo Montenero

Siamo al cinema Romano, uno dei 4, insieme al Greenwich, al Massimo e al Centrale, dedicati alle proiezioni del 40 TFF, in attesa di assistere alla prima ufficiale del documentario Parlami d’amore.

Video intervista (estratto, montato da Alessandra Basile): https://www.youtube.com/watch?v=KepdaP05mwI

Basile: Adelmo e Daniele, siamo qui per parlare di qualcuno che voleva fare l’attore e si è trovato a essere un cantante molto famoso, grazie alla sua voce. Il vostro progetto quando e come è nato?

Di Biasio: L’idea è nata, quando ci siamo conosciuti, nel 2017, a un festival di cortometraggi a Formia. Adelmo era il presidente di giuria e io uno dei giurati. In una delle nostre chiacchiere pomeridiane, Adelmo mi ha raccontato dell’archivio Achille Togliani, confidando di avere in mente questo documentario da tempo, ma di non avere trovato, fino a quel momento, il coraggio di calarsi in quel materiale enorme. Da lì, abbiamo iniziato a ‘fantasticare’ di affrontare l’archivio.

Togliani: Sì, era un’utopia affrontare l’archivio! (ridendo, ndr)

Di Biasio: Infatti, ci sono voluti diversi anni, ma siamo riusciti nell’intento.

Togliani: In effetti, Daniele è l’altra metà della mela, spero che la mia compagna[1] non me ne vorrà (ridendo, ndr). Ho affrontato questo documentario per una raggiunta età matura e perché Daniele è stato convincente. Lui è il poeta, io sono Indiana Jones e ho spulciato l’archivio in lungo e in largo. Data la mole di materiale rilevato, penso che, all’interno del film, ci siano più livelli di lettura. E penso che, senza Daniele, non sarei riuscito a fare questo film.

Di Biasio: Diciamo che avevamo un vantaggio: Achille Togliani. Abbiamo raccontato lui, ma, anche, un’epoca, 40 anni di trasformazioni, la società di massa dal dopoguerra, con cambiamenti culturali, sociali, di mode e così via. Con un Togliani che arrivava sempre un attimo prima. Si capisce che lui aveva delle intuizioni su cosa sarebbe avvenuto, anche, nei termini della diffusione della sua arte.

Basile: Oltre che nell’archivio Togliani, so che avete trovato molta documentazione a Rai Teche e all’Istituto Luce.

Togliani: Verissimo, anche se a Rai Teche molte cose su papà non erano indicizzate. Noi abbiamo avuto la forza dei suoi fan sparsi nel mondo che, negli anni, hanno raccolto materiale audio-video. Sono riuscito a ricostruire parzialmente dei filmati di Rai Teche trasmessi in tv – dei quali non c’era traccia nel loro indice – e ho rintracciato papà: io cercavo la trasmissione in questione e ci trovavo dentro mio padre! Poi lo indicizzavo, perché, appunto, l’indice non era aggiornato. Insomma, il quarto autore, oltre noi due e Achille Togliani, sono proprio i fan di papà, che sono ancora tantissimi e sparsi nel mondo, dagli Stati Uniti all’Australia al Belgio.

Basile: La musica è davvero un linguaggio universale. Adelmo, hai fatto delle scoperte nel mentre di tutte queste ricerche, ossia hai trovato cose di tuo padre di cui non avevi conoscenza?

Togliani: Sì, un carteggio importante: le famose lettere fra mio padre e la Loren. Daniele e io ci siamo interrogati su cosa farne; te lo dice Daniele.

Di Biasio: Noi abbiamo seguito il volere di Achille, da lui stesso più volte espresso, cioè, a dispetto delle proposte, anche, milionarie che gli furono fatte, lui descrisse quella con Sofia Loren come una bella storia di gioventù da mantenere privata. Ci è sembrato giusto rispettare la sua decisione. In fondo, sono ‘solo’ le lettere di due ragazzi innamorati, appartenenti ad un’altra epoca.

F2) Achille Togliani con Sofia Loren, giovanissimi innamorati

Nella figura F2 un reperto fotografico dell’archivio Togliani usato per “Parlami d’amore”.
Fonte: Produzione Santa Ponsa Film

Basile: Quali sono gli step del film dopo la prima mondiale del 26 novembre? E la distribuzione?

Togliani: Alcune altre proiezioni ancora al 40 TFF, poi il 9 dicembre sbarca su Rai 3 alle 15:30. Comunque, torneremo in sala. La distribuzione per la vendita all’estero è Rai Com – tu sai che si tratta di una coproduzione Rai con Santa Ponsa Film di Laura Beretta – e su quella italiana ci stiamo lavorando. Devo dire che l’interesse per papà è esploso sui social. Vi teniamo aggiornati.

Basile: Adelmo: Achille come papà? Che dice il figlio del padre, dopo tutto questo lavoro?

Togliani: Guarda, io dico che sono felice. Ci sono stati dei momenti duri, mi sono anche commosso. Ma ho ritrovato mio padre in una fase che ho adorato, quella in cui non l’ho conosciuto, ossia gli anni 50-60. Vedere le sue trasformazioni che andavano un po’ al passo con i tempi mi ha colpito: ho visto un papà diverso da come l’avevo conosciuto. Io l’ho perso che avevo solo 19 anni.

Di Biasio: Ci sono stati alcuni momenti in cui, più che una co-regia, fra noi si è instaurato un rapporto di amicizia legato alle emozioni provate da Adelmo, che ha dovuto conviverci per un lungo periodo. Anche nelle scelte di quale materiale usare, nelle rinunce che abbiamo dovuto fare nell’economia del film, si è cimentata la nostra amicizia. È stata una bella avventura per entrambi. Pensa che Adelmo ha fatto pure restaurare alcuni film con il padre, dando loro una nuova vita.

Basile: Stupendo! Ho letto che Achille Togliani arrivò terzo a un Sanremo e che si verificò un caso unico: spinto dal pubblico, fu chiesto il bis al cantante.

Togliani: Dal pubblico e dal maestro Armando Trovaglioli! Mio padre partecipò a sette Sanremo, arrivando sempre secondo o terzo. Beh, quell’anno avrebbe dovuto vincere. Nel documentario, lo racconta bene Franco Bixio, il figlio proprio dell’autore di Parlami d’amore Mariù[2].

Di Biasio: A distanza di tanti anni, in una edizione di Sanremo in cui Togliani era un giurato, gli chiesero se gli sarebbe piaciuto partecipare di nuovo e lui rispose “Se avessi una canzone come Lasciami cantare una canzone, sì”. Una risposta magnifica.

Togliani: Vincenzo Mollica lo conosceva bene e ci parlò nel backstage di Sanremo l’anno in cui mio padre era il presidente della commissione che premiò Massimo Ranieri che vinse quell’edizione..

Basile: Con Perdere l’amore[3], no?

Togliani: Esatto. Ecco, mio padre disse che, ai suoi tempi, sul palco salivano a ritirare i premi gli autori delle canzoni, non i cantanti, perché il vero protagonista era il brano, non l’interprete.

F3) Adelmo Togliani e Daniele Di Biasio alla prima del loro film al 40 TFF

Nella figura F3 i registi di “Parlami d’amore” al Cinema Romano del TFF.
Fonte: ph. Matteo Montenero

Basile: Ieri, 25 novembre, è stata la giornata mondiale dell’eliminazione della violenza sulle donne. Parlami d’amore Mariù, Perdere l’amore e così via suggeriscono un’epoca in cui si celebrava il sentimento più grande: forse, questa sarebbe la soluzione efficace alle violenze, ossia l’amore.

Di Biasio: Aggiungo e preciso che Achille Togliani, non solo cantava l’amore, ma era, anche, un bellissimo uomo rispettoso delle donne, tante, che ha avuto. Era, letteralmente, un uomo gentile. Io lo dico sempre anche a mia figlia: l’amore è, prima di tutto, gentilezza.

Togliani: Concordo. E, se analizziamo i testi delle canzoni di mio padre, li troveremo molto rispettosi del genere femminile: c’è sempre un uomo che chiede, pregando, il più delle volte in ginocchio, senza mai pretendere nulla. Comunque, mio padre è sempre stato un gentiluomo.

Basile: Una curiosità: nonostante la fulgida carriera di cantante, Achille Togliani non rinunciò alla carriera da attore, così ho letto. Che cosa voleva veramente tuo padre, Adelmo?

Togliani: Rispondo riportandoti il pensiero di Michele Anselmi, una storica penna dell’Unità, che proprio oggi mi ha scritto: “Tuo padre voleva fare il regista!”. Mio padre fece due anni al Centro Sperimentale per diventare attore, ma, come mi ha fatto notare l’ex direttrice Caterina D’Amico, frequentò pure un anno di regia. Lui era un amante del cinema e aveva voglia di mostrare la sua visione delle cose e dei fatti. Sì, secondo me, più che l’attore, forse, avrebbe potuto fare il regista.

Basile: Quindi è questo che tu hai ereditato da lui?

Togliani: Non lo so. Sicuramente ho ereditato la passione, però lui era veramente malato, io meno (ride, ndr)

Di Biasio: Adelmo si rifiuta di cantare.

Basile: Come mai?

Togliani: Andavo dalle suore e la mia insegnante della prima elementare disse che ero stonato. Mi ha segnato questa cosa. Mio padre mi diceva che ero intonato, ma non mi ha mai spinto a cantare; avrebbe voluto per me una carriera nel mondo dell’arte, però non necessariamente canora.

Basile: Avete dei progetti futuri, singolarmente e assieme, Adelmo e Daniele?

Togliani/Di Biasio: Insieme certo!

Togliani: Da un corto di fantascienza che abbiamo prodotto, intitolato Néo Kosmo, nascerà una serie, progetto nel quale, anche, Daniele è coinvolto. Posso solo dire che è un progetto in sviluppo.

Basile: Del quale ho memoria perché ne abbiamo parlato a una Festa del cinema di Roma[4].

Di Biasio: Io dirigo una scuola a Sesto San Giovanni, un istituto professionale con indirizzo cinema, cultura e spettacolo, da 3 anni. Spero che, anche, da lì verranno fuori dei giovani Adelmo Togliani.

Basile: Ditemi il motivo per cui le persone dovrebbero vedere Parlami d’amore, in una frase.

Di Biasio: Perché, secondo me, si tratta di un’icona della nostra Italia, che, forse, rappresenta dei valori, delle emozioni, dei sentimenti che, in questo momento, sembra che sfuggano alla memoria.

Togliani: Parlami d’amore è un unicum.

Basile: Grazie mille a entrambi e viva i valori profondi e duraturi dell’amicizia!

Mi hanno ringraziata i simpatici e gentili Adelmo e Daniele. A breve sarebbe iniziata la proiezione del film.

Recensione di Parlami d’amore – prima mondiale al Torino Film Festival, 40° edizione

F4) Locandina di “Parlami d’amore” di Togliani-Di Biasio

Nella figura F4 la locandina del documentario su Achille Togliani.
Fonte: Produzione Santa Ponsa Film

Il documentario, che si potrà vedere a breve sulla Rai, raccoglie alcune celebri testimonianze, come quelle di Valeria Fabrizi, Caterina D’Amico, Franco Bixio, Dario Salvatori e Fabio Frizzi, e spezzoni video che riportano momenti di vita vissuta, come l’eccezionale frammento in cui il noto cantante incontrò per la prima volta il mito Marylin Monroe. La forza del film, che viaggia a ritmo fortemente spedito, il che fa intuire quanto materiale sia stato concentrato e quanto, dunque, debba essere stato quello cui si è rinunciato per la composizione del documentario entro una certa durata, è quella, come si legge nel comunicato ufficiale, di “restituire al pubblico quarant’anni di musica, cinema e costume nel solco del famoso cantante Achille Togliani”.

Togliani, icona della musica in Italia e all’estero, portò un pezzo d’Italia all’estero negli anni 50, con i suoi brani, in particolare gli eterni Parlami d’amore Mariù e Signorinella, per esempio giunse a New York. La stampa dell’epoca lo venerava e lui conquistava il pubblico con voce e fascino. Conobbe Sophia Loren sul set di un fotoromanzo, allora prodotto molto in voga, quello intitolato Principessa in esilio.

Fra i suoi lavori, ricordiamo che, tra il 1945 e il 1959, Achille Togliani prese parte a molte interviste radiofoniche e televisive. Fra i personaggi da lui incontrati: Totò, Macario, Virna Lisi, Sordi. Come si legge nella cartella stampa del film, fu Febbre azzurra, il varietà di Macario a cambiargli la vita, nel 1945, affidandogli un ruolo da attore con Lea Padovani al suo fianco. Ricordiamoci che, ai tempi, si usciva da poco dalla II Guerra Mondiale e il grande bisogno di leggerezza e bellezza era imminente. Senz’altro il documentario di Togliani/Di Biasio ci aiuta a entrare nel fervore culturale e innovativo dell’epoca, a livello artistico e non solo. Fu proprio Macario, poi, che, facendo un’audizione improvvisata ad Achille, ne scoperse le doti canore e i germogli della sua strada professionale più di successo.

Nel 1951, ci fu la prima edizione del Festival di Sanremo con un totale di 20 canzoni, interpretate da soli 3 cantanti: Nilla Pizzi, il Duo Fasano e, proprio, Achille Togliani. Sempre nella cartella stampa, si legge che, tra il ’51 e il ’55, Togliani fu nel cast di alcuni film, passione alla quale non rinunciò, fra i quali: L’eroe sono io con Renato Rascel e Luna Nova con Virna Lisi. Fra le vittorie canore, non si può non menzionare quella, nel 1954, al Festival di Napoli, cui partecipò come unico cantante non napoletano con il brano Suono d’ammore, che poi divenne un film diretto da Sergio Corbucci. La vita di Achille Togliani, che iniziò, nel mantovano, nel lontano 1924 e terminò, a Roma, 71 anni più tardi, per un arresto cardiaco, fu ricca e intensa e questo film ci aiuta a conoscere un personaggio noto e la sua intera epoca: essi sono parte della nostra storia e delle nostre radici. Voto: 7/8.

  1. Laura Beretta: https://www.linkedin.com/in/laura-beretta-1334723a/ ; https://filmfreeway.com/LauraBeretta

  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Andrea_Bixio

  3. https://www.youtube.com/watch?v=EY7-tcf45CQ

  4. https://www.affaritaliani.it/blog/imprese-professioni/alessandra-basile-recensione-di-roma-festa-del-cinema-2020-un-intervista-704587.html – la mia recensione del corto e la mia intervista al regista e alla produttrice del film

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo. Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com