“THE PERFORMANCE” di Shira Piven, alla 18° Festa del Cinema di Roma. Il successo a quale prezzo? Harold May, dal racconto di Arthur Miller, mette a rischio la vita. Intervista al protagonista, Jeremy Piven

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Jeremy Piven (Harold May) in “The Performance” in un’immagine del film diretto da Shira Piven. Fonte/ Credits: Courtesy of Sparks Go

Lo scorso 28 ottobre, “The Performance”, il film diretto da Shira Piven e interpretato principalmente da suo fratello Jeremy Piven e dall’attore Robert Carlyle, nei rispettivi panni di Harold May e del tedesco Fugler, ha regalato emozioni e spunti riflessivi, ancora oggi importanti, se pensiamo alla terribile guerra israeliano-palestinese in atto sulla striscia di Gaza, al pubblico della Festa del cinema di Roma, giunta alla sua diciottesima edizione. Questo è stato l’ultimo di diversi film da me visti e che andrò a recensire nei prossimi numeri, con una messa in evidenza di altri due in particolare, entrambi italiani, ossia “Palazzina LAF” di e con Michele Riondino sul caso ILVA, con Elio Germano, e “Cento domeniche” di e con Antonio Albanese sulle conseguenze dei crack bancari che possono ricadere tragicamente sui piccoli risparmiatori del nostro paese.

In “The Performance”, film ispirato al racconto di Arthur Miller e diretto dalla sorella Shira Piven, Jeremy interpreta brillantemente l’ebreo Harold May, che si trova a dover ballare il Tip Tap al cospetto del Führer. Voto: 8,5.

F1) Maimie McCoy (Carol) e Jeremy Piven (Harold May) in “The Performance”

Nella Figura F1 una scena del film diretto da Shira Piven.
Fonte/ Credits: Courtesy of Sparks Go

Trama
1937. Harold May (Jeremy Piven) è un ballerino professionista di Tip Tap di origini ebraiche. Durante un tour europeo, un uomo lo raggiunge in camerino e gli offre moltissimi soldi per una singola esibizione, senza dirgli che sarà in esclusiva per il Führer. La brama di successo, peraltro meritato, trasporterà Harold in Germania, insieme alla sua compagnia, ma, una volta giunto a destinazione, il ballerino scoprirà che lo show sarà per e di fronte a Adolf Hitler. Lo stesso Führer non è al corrente del fatto che Harold sia ebreo, quindi, anche Fugler corre rischi altissimi.

F2) Parte del cast di “The Performance”

Nella figura f2 da sinistra Lara Wolf (Sira), Maimie McCoy (Carol), Jeremy Piven (Harold), Adam Garcia (Benny), Isaac Gryn (Paul).
Fonte/ Credits: Courtesy of Sparks Go

Recensione
La posta in gioco è alta in “The Performance” e arriva al pubblico. Il film vola a ritmo di Tip Tap e Piven è perfettamente inserito nel personaggio fra i sentimenti di esaltazione artistica e di terrore vitale per sè e per la sua compagnia. Nascondere il proprio io, le origini che si hanno, per un sogno è possibile e giusto? Farlo per una vita spesa sulle punte ancora in attesa di emergere è comprensibile? Il film porta chiaramente a farsi delle domande, a immedesimarsi in Harold o, forse, no, a seconda della propria sensibilità, del proprio punto di vista. Questo è, anche, un film fatto in famiglia, il che lo rende speciale in un’epoca di solitudini e incapacità comunicative: una sorella dirige un fratello, che interpreta e co-produce un testo consigliato dalla madre di entrambi. Nell’ottimo cast, molti sono i ballerini professionisti di Tip Tap assoldati per la veridicità del film, come lo stesso Jeremy mi ha detto al telefono. Il mio voto al film “The Performance” è 8,5.

F3) Jeremy Piven in “The Performance”

Nella figura F3 una scena del film con il protagonista Piven.
Fonte/ Credits: Courtesy of Sparks Go

Cast e regia
Per la prima volta Shira Piven e suo fratello Jeremy hanno lavorato su uno stesso set assieme, in verità pur essendo stati abituati dai genitori a farlo: la loro è sempre stata una famiglia di teatranti e zingari, usando le parole dell’intervistato. Attrice lei stessa, Shira ha diretto film quali “Welcome to Me”, “Fratellastri a 40 anni” e “Fully Loaded”. Di questo film ha curato, anche, l’adattamento insieme a Josh Salzberg, infatti a ispirare la storia è un racconto di Arthur Miller, che la madre dei due Piven lesse sul New Yorker, rimanendone impressionata, al punto da consigliare al figlio il personaggio di Harold. E, finalmente, dopo un travaglio durato 12 anni, Jeremy è riuscito a interpretare il ballerino di Miller sul grande schermo, proprio partendo dal genere di ballo, che, nel corso degli anni, ha imparato e perfezionato.

La Piven, regista di origini teatrali, fondò, nel 1999, la Water Theatre Company, mettendo in scena più di 20 spettacoli, come “Full Loaded”, che è diventato il suo primo film; inoltre ha guidato la compagnia d’improvvisazione teatrale Burn Manhattan ed ha insegnato teatro ai carcerati. Shira ha diretto, anche, diverse serie tv americane, come “Transparent”, “Sweetbitter”, “Divorce”.

Nel cast di “The Performance” troviamo, in particolare, Robert Carlyle, già interprete di film quali “Trainspotting”, “Le ceneri di Angela”, “The beach”, “Full Monty”; per quest’ultimo venne premiato con il Bafta al miglior attore protagonista. 

F4) Robert Carlyle in “The Performance”

Nella figura F4 l’attore in una scena del film nei panni di Damian Fugler.
Fonte/ Credits: Courtesy of Sparks Go

Conclusione
TEATRO e CINEMA non sono due mondi distanti, ma due braccia dello stesso corpo. In fondo, anche questo ci insegnano i fratelli Piven: il teatro serve al cinema, così come spesso il cinema rende onore al teatro. Un attore, aggiungiamolo, se non si forma a teatro, dove lo fa? Se ha la fortuna di imparare “on the job” sul set va bene, ma la vita e le sfide del teatro restano uniche. 

Dodici anni per un film significano tanta passione e determinazione di cui si capisce la portata, ascoltando l’intervista che ho fatto al protagonista di “The Performance” nei giorni precedenti la Prima mondiale del film, tenutasi presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica.

L’intervista telefonica a Jeremy Piven con sottotitoli in italiano:
https://www.youtube.com/watch?v=g-z3h8mRTTI
(intervista realizzata e montata da Alessandra Basile)

L’energia della danza s’intreccia con le avvisaglie di guerra, il che non sembra lontano dal nostro quotidiano, fatto, ahimè, di guerre terribili e senza sosta, più o meno vicine e reali. La bellezza dell’arte, nelle sue varie forme, teatro e cinema inclusi, non ha limiti geografici, razziali, valoriali.

F5) Una scena di ballo in “The Performance”

Nella figura F5 una scena dell’esibizione di Tip Tap nel film di Shira Piven.
Fonte/ Credits: Courtesy of Sparks Go

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo.

Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com