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Venezia 79, 2022, le mie recensioni in breve e un evento (3° parte)

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Film in concorso: All the beauty and the bloodshed con/su Nan Goldin e Monica di Andrea Pallaoro; film fuori concorso: Don’t worry darling di Olivia Wilde con Harry Styles e The Kiev trial di Sergei Loznitsa; film della sezione Orizzonti: La Syndacaliste con Isabelle Huppert

Evento: una 2 giorni organizzata dal Better World Fund con la David Lynch Foundation

Recensioni

Leone d’oro (concorso ufficiale): All the beauty and the bloodshed su/con Nan Goldin.
Leone d’oro all’artista Nan Goldin e al suo attivismo per il bene comune della salute.

F1) Un primo piano dell’artista e attivista Nan Goldin

Nella figura F1 un primo piano di Nan Goldin protagonista del film da Leone d’oro a Venezia 79.
Fonte: https://www.thewom.it/content/uploads/2022/09/GettyImages-1420389484-scaled.jpg

All the beauty and the bloodshed è il documentario girato da Laura Poitras sulla vita di Nan Goldin, artista nota internazionalmente per le sue fotografie, ma, anche, per la lotta che intraprese contro la Purdue Pharma, ossia l’azienda produttrice dell’ossicodone; il nome del farmaco che causò l’epidemia degli oppioidi e ben 500mila morti è OxyContin. Nel film, a una serie di interviste, si alternano delle diapositive sui momenti di vita di Nan e dei filmati sulle sue opere e sulla battaglia per il riconoscimento di responsabilità dei Sackler, la famiglia a capo di Purdue Pharma: il loro farmaco era in grado di causare dipendenza e, nel 2017, la Goldin fondò il Sackler P.A.I.N. (Prescription Addiction Intervention Now) per spingere i musei a non accettare più le loro sponsorizzazioni, date le morti da overdose provocate dall’assunzione prolungata dell’ OxyContin; Nan ottenne di far cancellare il nome dei Sackler dalle gallerie, come disapprovazione per l’operato dell’azienda farmaceutica. Alla fine della proiezione del film al Lido, si è levato un applauso lungo e sentito alla protagonista, che era in sala; il pubblico era tutto in piedi.

Tornando a Purdue, l’azienda ha riconosciuto come propria colpevolezza quella di aver minimizzato l’effetto della dipendenza da farmaco e sollecitato i medici a prescriverlo in grandi quantità, traendone alti profitti. Alle 2900 cause intentatele, la Purdue rispose, nel 2019, con una domanda di fallimento, mentre l’ex presidente Richard Sackler prendeva ufficialmente le distanze dalle accuse rivolte all’azienda farmaceutica, alla sua famiglia e a lui medesimo. La guerra a Big Pharma è, spesso, un po’ fatta per principio, ma, di fronte a una colpa tanto grave e comprovata, se così è andata, non ammettere la propria colpevolezza, trovando il modo di non pagare il dovuto, è un’azione spregevole. Come artista, la Goldin produsse una serie di opere fotografiche, fra cui i ritratti di suoi amici in situazioni crude (The Other Side, Sisters, Saints and Sibyls, Memory Lost), e fece delle mostre come le celebri Ballad of Sexual Dependency – su cui scrisse un libro – e Witnesses: Against Our Vanishing sull’AIDS, censurata dal National Endowment for the Arts nel 1989. Voto al film: 7,5.

Concorso ufficiale: Monica di Andrea Pallaoro

Conferenza stampa su Monica (youtube): “Per me, l’effetto catartico è l’aspetto che conta di più di un film”. A parlare è il regista del film; con lui, in conferenza stampa, vi era il cast principale.
Conferenza stampa (estratto): https://www.youtube.com/watch?v=fCNXMsU2jGY

F2) Locandina del film “Monica” di Andrea Pallaoro

Nella figura F2 la locandina dell’italiano “Monica” in concorso a Venezia 79.
Fonte: https://d1nslcd7m2225b.cloudfront.net/Pictures/480xany/4/9/8/1378498_monicakeyartgoldblue_def_03_739085.jpg

Il film di genere drammatico, presentato in concorso a Venezia 79, è diretto da Andrea Pallaoro e interpretato, in particolare, da Trace Lysette e Patricia Clarckson, la prima nel ruolo protagonista. Il cast è, dunque, internazionale, poiché il regista vive a Los Angeles. La storia è quella di un transgender che fa ritorno a casa dalla madre, mostrandosi come donna, pur essendo partito, anni prima, ancora nelle vesti di un uomo. Il rientro all’ovile farà sì che i rapporti con la madre, deterioratisi in precedenza, proprio o soprattutto, per via di una scelta tanto radicale come il cambio di sesso, si ricostituiscano sotto la luce dell’armonia domestica.

Anche sulle forti incomprensioni passate e i dubbi presenti il non detto la fa da padrone nel film, pervaso da un’assenza di dialogo laddove, forse, sarebbe servito. Ripetitive, oltre che un po’ lente, sono le molte inquadrature sullo sguardo della Lysette, la cui espressione risulta poco diversificata da una all’altra, così come la tonalità vocale. In conferenza stampa, l’attrice ha dichiarato soddisfatta di non avere mai ‘spinto’, preferendo una recitazione organica: l’ideale è raggiungere un risultato sì descritto, ma, per farlo, rileva, ancor più dell’emozione ‘naturale’, la storia o il messaggio che il film (come l’opera teatrale) vuol condividere e l’attore deve conoscere a fondo; inoltre, sarebbe fondamentale che il lavoro sul personaggio fosse fatto in profondità e stratificato, magari con l’aiuto della regia.

A questo punto, l’esperienza maggiore o minore del singolo attore ha fatto la differenza, infatti la Clarkson è più brava della Lysette. Senza un testo solido alla base, tocca allo spettatore intuire tutto su Monica, ossia chi è o fosse, com’è arrivata alla sua scelta, con chi parla ripetutamente al telefono e perché. Peccato. Voto al film: 6. 

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=3qi83L8drFQ

Fuori concorso: Don’t worry darling di Olivia Wilde con Harry Styles
La felicità è lusso e social life? Alice dubita e inizia a indagare sul bel marito

F3) Un momento del film “Don’t worry darling”

Nella figura F3 Harry Styles e Florence Pugh in una scena del film diretto da Olivia Wilde.
Fonte: https://leganerd.com/wp-content/uploads/2022/09/Dont-Worry-Darling-017.jpg

Olivia Wilde ha diretto “Don’t worry darling”, un thriller distopico, ambientato negli anni 50, in una realtà virtuale, in apparenza, perfetta e caratterizzata dal lusso. Gli eventi inquietanti dei personaggi del film fanno sì che quest’ultimo sia spassoso e, non essendo sanguinolento né violento, adatto a tutti. Dietro alla parvenza di vita agiata in cui le coppie si presentano belle e felici, i mariti vanno al lavoro tutte le mattine con i loro outfit elegantissimi, in tinta con le auto sportive dell’epoca che guidano, le mogli sono dedite alla cucina, alle pulizie di casa, ma, anche, al tè con le amiche e a tanto tempo libero, i figli sembrano finti, infatti non danno mai problemi. Proprio lo schema retrogrado cui le donne sono tenute spinge una di loro a fare e a farsi domande scomode.

Ciò che le accadrà sconvolgerà Alice, la protagonista, che inizierà a indagare sull’operato del marito Jack, grazie al cui misterioso incarico di lavoro, avuto di recente, il loro status socio-economico è tutto a un tratto esploso. Tanta la simbologia, ma, fra i temi più forti del film, forse, c’è quello femminista: Don’t worry darling mette, infatti, in luce che la perfezione della comunità, in fondo, è tutta al maschile, finché le donne non iniziano a diventare consapevoli della manipolazione ai loro danni, in virtù di un ambiguo esperimento sociale. Chi ha orchestrato questo piano e, realmente, a quale scopo? Una curiosità: l’approdo al Lido del film non è stato luminoso per via dei rumours di bassa lega su regista e attori principali.

Infatti, Olivia Wilde è la fidanzata di Harry Styles, il protagonista maschile del film, la cui partner di scena è Florence Pugh e si vocifera che, sul set, i rapporti fra i tre, a causa dei comportamenti dell’uomo, si fossero rovinati, sensazione poi confermata sul red carpet. Styles ha pure baciato, dopo la proiezione del film al Lido, l’attore Nick Kroll. Voto al film: 7.

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=62UczCGW-nE

Fuori concorso: The Kiev trial di Sergei Loznitsa
Il processo che condannò le teste naziste per le atrocità ai danni del popolo ucraino

F4) Una scena di ‘The Kiev trial’di Sergei Loznitsa

Nella figura F4 una scena del documentario sul noto processo di Kiev.
Fonte: https://www.cinematografo.it/wp-content/uploads/2022/08/THE_KIEV_TRIAL_STILL_3_%C2%A9ATOMS__VOID-1-700×430.jpg

“The Kiev trial” di Sergei Loznitsa è un film documentario, durata 106 minuti, sul processo di Kiev alle teste naziste che, nella seconda guerra mondiale, sterminarono gli ucraini. Le riprese sono originarie del ’43 e l’effetto, guardando il film, è sorprendente, perché si va da inquadrature lontane a primi piani – in particolare grazie a macchine da presa fisse messe in alcuni punti strategici, tipo la corte e gli imputati – come se non fosse materiale di repertorio, per di più dell’epoca, ma un giallo in bianco e nero di recente produzione con una riproduzione, si scusi il gioco di parole, dei fatti di allora. Il regista ha scovato la pellicola dell’istruttoria del processo di Kiev sui crimini di guerra negli archivi statali russo e ucraino e l’ha restaurata (suono: Tomasz Wolski, montaggio: Danielius Kokanauskis).

Era il 1946, quando il processo di Kiev iniziò e quel 17-18 gennaio in Unione Sovietica – dalla quale Kiev si staccò nel 1991, diventando la capitale dell’Ucraina indipendente – quindici ufficiali dell’esercito tedesco imputati vennero accusati di “atrocità commesse dagli invasori fascisti nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina”. Nel film si ascoltano descrizioni drammatiche di vario tipo, fra fosse comuni, sottrazioni di infanti e altri orrori, le testimonianze di quanto avvenne e le dichiarazioni degli stessi ufficiali (tradotte in simultanea dal tedesco al russo). Il regista ha dichiarato di volere “mostrare gli orrori nazisti per non ripeterli”, poiché “non abbiamo capito nulla della Seconda Guerra Mondiale, ecco perché la Storia si ripete”.  In The Kiev Trial, le didascalie aiutano a capire chi parla e descrivono alcuni fatti: sono fondamentali, mancando la voce fuori campo. Consigliata la visione del film. Voto al film: 7,5.

Clip (v.o. sottotitoli inglesi) THE KIEV TRIAL: https://www.youtube.com/watch?v=37nOTtZygM0   

Sezione Orizzonti: La Syndacaliste con Isabelle Huppert

Isabelle Huppert (youtube): “La protagonista è sola, vuole la verità ma forse persegue una chimera”.
Al Q&A per La Syndacaliste, Isabelle Huppert parla del tema del film e del ruolo interpretato. Q&A: https://www.youtube.com/watch?v=zFTy9R85BUw

F5) Un momento del Q&A con Isabelle Huppert

Nella Figura F5 Isabelle Huppert risponde alle domande su “La Syndacaliste”.
Fonte: ph. Alessandra Basile

Giunto alla 79ª Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, “La Syndacaliste” è un thriller di Jean-Paul Salomé, basato su un fatto vero, di cui all’omonimo libro della giornalista Caroline Michel-Aguirre, nel quale si narra della terribile vicenda di Maureen Kearney; la sindacalista fu vittima di abuso in casa sua, ad opera di delinquenti ancora oggi ignoti. Il dramma vissuto dalla donna fu doppio: oltre alla violenza subita il 17 dicembre 2012, l’alto funzionario sindacale della multinazionale Areva (oggi Orano) – fondata nel 2001 nel settore dell’energia, soprattutto, nucleare – fu accusata di essersi inventata tutto. La Kearney si era ritrovata legata a una sedia con una ‘A’ incisa con un coltello sulla pancia e lo stesso coltello inserito fra le gambe, con il manico sporgente.

Fu la denuncia simile di un’altra donna che incoraggiò la sindacalista a non demordere quando, invece, lasciata sola, almeno dalla polizia, tutto sembrava perso. Nel film, Maureen lotta, grazie all’appoggio del marito – l’amore e la stima verso la moglie sono infiniti e invidiabili – e della famiglia, oltre che di pochi a lei fedelissimi, ma, soprattutto, di un ministro importante che ci mette la faccia. In un mondo maschilista fatto di caste, la voce della Kearney fu smentita dalla cricca che si era inimicata per la posizione politica presa, contraria all’operato, poco pulito e da lei smascherato, di qualche pezzo forte dell’ex Areva. Isabelle Huppert è ottima, come sempre in questo tipo di ruoli in particolare. L’intero cast, oltre a regia e sceneggiatura, non è da meno e la visione del film, riuscito, è fortemente consigliabile. Voto al film: 8, voto alla Huppert: 9. 

Evento

A Venezia 79, c’era il Better World Fund per parlare di “Consciousness, Health & Sustainability

F6) Valentina Castellani Quinn con Manuel Collas De La Roche

Nella figura F6, i presidenti di Quinn Studios Entertainment e del Better World Fund.
Fonte: Valentina Castellani Quinn

Alla 79° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha avuto luogo, in forma di Gala la sera dell’8 settembre scorso e di conferenza sul tema “Consapevolezza, Salute e Sostenibilità” il giorno dopo, l’evento del Better World Fund e, anche, un’annessa cerimonia di premiazione. L’ente, che ha sede a Parigi, è un no-profit fondato nel 2016 allo scopo di mobilitare una potenza congiunta dei settori entertainment, tecnologia, marchi e cultura per innescare un cambiamento efficace nella tutela dell’ambiente e incrementare la consapevolezza dei temi critici globali. A presiedere l’evento, organizzato in associazione con la David Lynch Foundation quanto a Gala e conferenza, vi era la produttrice Premio Oscar Joanna Plafsky[1].

Se la serata dell’8 settembre si è tenuta in grande stile alla Scuola Grande della Misericordia a Venezia, la location non meno preziosa della giornata seguente è stato il noto Cipriani (Belmond Hotel). Alla cerimonia di premiazione, partecipata da 300 invitati, vi erano ospiti del calibro di Catherine Deneuve (premiata con il Leone d’oro alla carriera[2]), Christabell (artista), Georges Tomb (compositore premio Oscar), Madalina Ghenea (attrice, House of Gucci), Barry Alexander Brown (regista premio Oscar), Nadine Labaki (attrice e regista), Yannik Noah (allenatore di tennis). Fra i Better World Fund Awards assegnati, quello a David Lynch: Best commitment. Il focus della conferenza, allineato agli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, ha visto riuniti cineasti, scrittori, scienziati, ambientalisti, attivisti e leader aziendali, impegnati ad esplorare le problematiche mondiali, adoperandosi, tangibilmente, nella guida delle sfide ambientale, climatica e della biodiversità.

La conferenza “Consciousness, Meditation and Sustainability” è stata condotta dal Dottor Tony Nader, il direttore degli enti mondiali di Meditazione Trascendentale e direttore medico internazionale dell’iniziativa Heal the Healers della David Lynch Foundation. Fra gli sponsor principali dell’organizzazione delle due giornate, la ClientEarth[3]. Per ogni curiosità o richiesta di informazione sul Better World Fund, ecco alcuni riferimenti: https://www.betterworld.fund/ ; Ufficio stampa: Francesca Ginocchi (+393356116803, ginocchifrancesca@gmail.com); Presidente-fondatore del Better World Fund Manuel Collas de la Roche (+33 785 800808, mdelaroche@betterworld.fund); Presidente dell’evento Joanna Plafsky (+1 7049065431, jplafsky@aol.com)

Fra gli speaker del passato Better World Forum a Dubai, anche la nostra Valentina Castellani Quinn, che abbiamo conosciuto e apprezzato negli anni per il suo profuso e variegato impegno[4].

F7) Catherine Deneuve al Better World Forum Gala


Nella figura F7, l’attrice premiata quest’anno a Venezia con il Leone d’oro alla carriera.
Fonte: Valentina Castellani Quinn

Nelle prossime uscite de Il Settimanale di TRADERS’ Magazine troverete gli articoli successivi su Venezia 79, 2022.

  1. Academy Award winning short film Skin di Guy Nattiv https://delos.com/resources/advisory-board/joanna-plafsky/

  2. https://www.labiennale.org/it/news/catherine-deneuve-leone-d%E2%80%99oro-alla-carriera

  3. www.clientearth.org

  4. https://www.traders-mag.it/intervista-a-valentina-castellani-quinn/ ; https://www.traders-mag.it/economia-finanza-entertainment-moda-cinema-in-celebrating-life/ ; https://joblio.co/it/blog/interviste-su-joblio-inc-1-parte/ ; https://www.traders-mag.it/terra-siena-film-festival-2020-prima-parte/


Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo. Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com

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