Senet: il gioco con cui gli Egizi si preparavano all’eternità

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Immagina di entrare in una tomba egizia rimasta chiusa per migliaia di anni.

Tra gioielli, amuleti, vasi e oggetti destinati ad accompagnare il defunto compare qualcosa di sorprendentemente quotidiano: un gioco da tavolo.

Non si trovava lì per caso.

Si chiamava Senet ed è uno dei giochi da tavolo più antichi conosciuti.

Le prime testimonianze risalgono a circa 5.000 anni fa, nell’antico Egitto.

Il suo tavoliere era composto da trenta caselle disposte in tre file da dieci, sulle quali i giocatori spostavano le proprie pedine.

A prima vista, potrebbe sembrare il lontano antenato di uno dei nostri giochi da tavolo: due persone sedute una di fronte all’altra, alcune pedine, delle regole e il desiderio di vincere.

Ma il Senet finì per diventare qualcosa di molto più profondo.

 

Quando giocare significava prepararsi alla morte

Con il passare dei secoli, il gioco acquisì un importante significato religioso.

Per gli antichi Egizi, la morte non rappresentava necessariamente la fine, ma l’inizio di un viaggio estremamente complesso verso un’altra esistenza.

E il tavoliere iniziò a rappresentare proprio quel percorso.

Muovere una pedina poteva simboleggiare l’avanzamento dell’anima.

Alcune caselle rappresentavano difficoltà o pericoli, mentre raggiungere la fine del percorso poteva essere interpretato come l’arrivo nell’aldilà.

Improvvisamente, vincere una partita assumeva un significato completamente diverso.

Non si trattava più soltanto di sconfiggere il giocatore seduto dall’altra parte del tavolo.

Simbolicamente, l’avversario poteva essere il caos, la sfortuna o persino la morte stessa.

Diverse raffigurazioni funerarie mostrano persone che giocano a Senet e numerosi tavolieri furono depositati nelle tombe affinché accompagnassero i loro proprietari nell’aldilà.

Tra gli esempi più celebri ci sono quelli ritrovati nella tomba di Tutankhamon.

Il faraone aveva oro, armi, carri, cibo e oggetti preziosi preparati per l’eternità.

Ma aveva anche dei giochi.

 

Il mistero che sopravvive ancora oggi

C’è però un dettaglio che rende questa storia ancora più affascinante.

Dopo migliaia di anni possiamo osservare alcuni di quei tavolieri.

Sappiamo come erano disposte le caselle. Conosciamo le pedine. Possediamo immagini di antichi Egizi seduti davanti al gioco.

Eppure, non possediamo un manuale completo che spieghi esattamente come si giocava.

Gli studiosi hanno ricostruito possibili regole utilizzando testimonianze archeologiche, testi e raffigurazioni, ma alcuni aspetti rimangono ancora oggetto di interpretazione.

È una straordinaria contraddizione.

Una civiltà costruì monumenti capaci di sopravvivere per millenni.

Seppellì oggetti pensando che i loro proprietari potessero utilizzarli per tutta l’eternità. Eppure, qualcosa di semplice come le istruzioni di un gioco finì per scomparire.

Forse è proprio qui che si nasconde la parte più interessante del Senet.

Migliaia di anni fa, qualcuno si sedette davanti a quel tavoliere senza immaginare che, cinquemila anni dopo, avremmo ancora parlato della sua partita.

Per quella persona esistevano soltanto le pedine, la prossima mossa e l’incertezza su ciò che sarebbe accaduto dopo.

In fondo, gli stessi elementi che continuano a rendere affascinante qualsiasi gioco:

decisione, rischio, strategia e una componente inevitabile di fortuna.

Solo che, per gli antichi Egizi, forse la partita più importante non terminava quando ci si alzava dal tavolo.

Continuava dopo la morte.

 

La Redazione Editoriale

 

 

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