Indici orfani delle Magnifiche

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Fragilità implicita.

I titoli Microsoft, Alphabet (Google), Amazon, Apple hanno chiuso la settimana in negativo.

Non particolarmente brillanti Meta, Nvidia e Netflix.

Così, orfano delle Magnifiche, il Nasdaq ha chiuso la settimana con il segno meno, andando a prendere il supporto dinamico che nel grafico daily congiunge i minimi del 26 ottobre e del 5 gennaio: la cui rottura sarebbe un sintomo di innescata debolezza.

L’S&P500 se l’è cavata meglio, come pure il Dow Jones: in effetti sembra essere risorto un po’ di movimento più diversificato sui sottostanti azionari.

L’S&P500 mostra ancora di subire la resistenza a quota 5046, la stessa da noi anticipata negli articoli delle ultime otto settimane.

I quattro tentativi del 9, 12, 15 e 16 febbraio hanno fallito sempre la rottura della resistenza, tornando vigorosamente indietro anche nelle due occasioni in cui erano riusciti a violarla.

La giornata di venerdì 16 febbraio è stata particolarmente convulsa. Erano visibili sul mercato delle opzioni la resistenza a 5050 e il supporto a 5025.

Durante la mattina, nella sessione Globex veniva superata quota 5050 di qualche punto, sembrando così preannunciare una giornata fortemente rialzista.

Poi sono arrivate le 14.30, il dato sul PPI, i prezzi alla produzione, che hanno confermato i dati del CPI, i prezzi al consumo: inflazione ancora in fase di resistenza alla discesa (anche se il dato previsto sul CPI era vistosamente ottimista e, a mio avviso, irreale, se non addirittura forzosamente manipolato). Alla fine l’inflazione è scesa dal 3.4% al 3.1%.

La reazione è stata la stessa di quella vista con il CPI, una precipitosa discesa, con l’affondo che perfora il supporto 5025 per qualche minuto e poi ritorna in sé.

Riprende così a crescere e torna di nuovo a 5050. Ma in conclusione di serata nuovo cedimento e nuovo affondo fino a oltre 5025, anche perché nel frattempo le put di quel livello c’era stato tutto il tempo di ricoprirle.

Il ritorno è sul supporto 5015-5016, sul quale i prezzi, negli ultimi tre giorni, hanno indugiato a lungo.

In ogni caso, 5046, ancora una volta ha tenuto, come detto sopra, a significare che si tratta di un livello importante e duro da rompere.

Rammentiamo che il 16 febbraio è la data che la stagionalità sull’S&P500 ritiene più probabile per una inversione e l’inizio di un ritracciamento destinato a durare fino ai primi di marzo.

Fra il 7 e l’15 marzo c’è un ulteriore possibile punto di inversione. Questo significa che il rialzo potrebbe proseguire anche fino a inizio marzo andando in accelerazione. Vedremo che cosa dicono gli algoritmi nella elaborazione settimanale.

Dovendo valutare da solo l’S&P500, la stanchezza dimostrata nell’aggredire nuovi massimi sembra essere sintomatica di una caduta di forza.

La rapida discesa del 13 febbraio, piuttosto violenta, potrebbe essere una prova generale.

Nondimeno, di converso, la figura grafica è ancora solidamente rialzista e non ci sono avvisaglie visibili concrete di un ribasso imminente.

Se dovesse proseguire il rialzo e rompere 5046, allora potremmo vedere 5130. Penso che le probabilità degli algoritmi ci daranno un enigmatico 50% di possibilità per ribasso o rincorsa fino a 5130.

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P.S.: Senza le Magnifiche, i mercati non riescono a sostenersi. E’ una fragilità implicita. Stiamo parlando di indici rappresentativi della prima economia del mondo.

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Maurizio Monti

  Editore Istituto Svizzero della Borsa