Il Grande Crollo del 1987 , prima puntata

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Dagli Yuppie ai Tromboni.

Per chi non ha vissuto quell’epoca, gli anni ottanta sono persino difficili da descrivere.

Un’epoca incredibile uscita dalle plurime crisi degli anni settanta; crisi energetiche, petrolifere, monetarie, inflattive, stagflattive.

Il mondo aveva conosciuto, nel decennio precedente, la terribile condizione di una società capitalista piombata nell’incertezza del domani, nella mancanza di carburante da mettere nelle automobili, nella carenza di energia elettrica, nell’aumento incontrollato dei prezzi, nei tassi di interesse da capogiro, nell’inflazione più selvaggia.

Gli anni settanta finirono. Per dire la verità finirono all’inizio degli anni ottanta, perché il loro strascico durò ancora, per un paio d’anni circa.  

Nell’agosto del 1982 cominciò il boom più incredibile che la storia economica dell’epoca ricordasse. Per ben cinque anni l’economia mondiale andò alla massima velocità, in modo apparentemente infinito, quasi incontrollabile.

L’ottimismo era diffuso, le borse iniziarono a tirare in modo spettacolare. La gente si fermava per strada a vedere gli schermi delle banche dove c’erano le quotazioni di borsa.

E ben presto, i “borsini”, le sale delle banche dove potevano essere negoziati titoli di borsa si riempivano di gente.

In Italia, la Fideuram, allora una azienda costruita dal nulla con una grande schiera di quelli che oggi chiameremmo promotori finanziari, proponeva due fondi di investimento di diritto lussemburghese: di fatto rimasero i soli a lungo, fino al momento in cui fu emanata la legge italiana che permetteva, a modo tutto italiano, la emissione di fondi di investimento riservati ai risparmiatori e investitori.

I due fondi resero ricche molte persone che ci avevano creduto. Quote vendute a 10.000 lire l’una o poco più nel giro di 4-5 anni assunsero il valore di 120.000 lire e più. Le borse andavano alle stelle sul serio in quegli anni.

Nel frattempo, era nata una nuova generazione nel mondo capitalista.

La generazione Yuppie, nata da una cultura giovanile, che alle prese per la prima volta con le colossali differenze che si stavano creando fra ricchi e poveri, amplificate dalla crisi del decennio precedente, si schierava in modo deciso dalla parte dei ricchi.

Lo Yuppie adorava le cose costose, perfino inutili purché costose, purché luccicanti, ed era disposto a tutto per arricchirsi nel modo più rapido possibile.

Dai templi della finanza uscivano i segni del dogma del guadagno rapido e lo Yuppie era il nuovo sacerdote di tale religione.

Iniziavano le tecniche di cartolarizzazione. Tutto poteva essere trasformato in titolo negoziabile, compresi debiti, crediti, promesse, contratti… ciò che forse oggi è normale, perché ci siamo abituati, all’epoca costituiva il mondo nuovo della finanza da scoprire.

Li sentivi parlare in strada di Swap, di Stellage, di Straddle, Strap, Strip … un linguaggio che appariva uscito dai fumetti di Walt Disney diventava il nuovo linguaggio degli Yuppie, una categoria superiore che vestiva in modo impeccabilmente originale od eccentrico, che parlava di mercato, di titoli, di soldi, di profitti… tutto era facile, perché le borse salivano, salivano….

salirono ininterrottamente per 60 mesi …

Il 1988 veniva previsto dagli esperti come il sesto anno consecutivo di espansione dell’economia mondiale.

Si sbagliavano.

Dopo avere previsto per ogni anno a partire dal 1982 in poi “un anno successivo di fisiologico rallentamento” ed essersi sbagliati per cinque anni, sbagliarono anche nel sesto, quando si erano rassegnati a prevedere l’ulteriore espansione.

Così, in questo clima fra euforia e follia, si arrivava all’ottobre del 1987.

Si diffonde per la prima volta un senso di inquietudine. Houston, abbiamo un problema, aveva detto qualcuno, anni prima.

E il problema era grande. E nacque nel mondo valutario: il problema si chiamava dollaro.

Era il 14 ottobre del 1987, quando fu pubblicata la notizia del disavanzo commerciale degli Stati Uniti relativo al mese di agosto.

Era di 15.6 miliardi di dollari. Una cifra che spaventò i mercati. Lo so, oggi ti fa sorridere, ma all’epoca appariva come un grande problema.

In realtà, ma questa è solo la mia opinione, ciò che spaventò i mercati fu l’assoluta non-chalance del commento del capo del Dipartimento di Commercio estero degli Stati Uniti, Clayton Yeutter.

Il quale dichiarò, bello bello, che era stata intrapresa “la strada giusta”, perché nel mese precedente di luglio il deficit era ben superiore, a 16.47 miliardi di dollari. Questo apparve come una presa in giro bella e buona.

E i mercati si vendicarono sul dollaro, deprezzandolo.

Nel febbraio del 1987, sette paesi occidentali avevano concordato quello che fu chiamato l’accordo del Louvre: un accordo dove venivano stabilite le “bande di oscillazione” delle valute dei rispettivi paesi.

L’Italia si ea sfilata via e non aveva partecipato, assolutamente determinata a far oscillare la lira dove era più conveniente per il paese: al ribasso, con le svalutazioni competitive. Almeno, col senno del poi, era una politica che guardava agli interessi nazionali.

Il deprezzamento del dollaro dopo la notizia sul deficit mise quasi istantaneamente in discussione l’accordo del Louvre.

Il dollaro perforò al ribasso la soglia di 1.80 contro marco tedesco e addirittura la soglia delle 1300 lire contro la valuta italiana.

Il mattino del 14 ottobre, sulle borse europee, si era diffusa un po’ di incertezza, ma nulla faceva presagire alcunché di particolare.

Sì, questi americani, che ci vuoi fare …

Mercoledì 14 ottobre, nel pomeriggio europeo, le borse americane non reagirono bene alle notizie sul deficit e alle conseguenze sul dollaro.

Il Dow Jones perse progressivamente il 4%. Un mercoledì nero.

Come avrebbero reagito le borse europee il giorno successivo?

(segue alla prossima puntata).

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P.S.: Perché analizzare il 1987?

Lì fu il culmine della Cultura Yuppie. Anzi. Lì si infranse, per la prima volta, la Cultura Yuppie.

La Cultura Yuppie fu il primo esempio concreto della intelligenza finanziaria applicata alla stupidità del risultato.

Perché lo Yuppie era astuto, intelligente, reattivo. L’uso dell’intelligenza, però, può avere un fine utile, oppure no.

Questo ci fa capire molte cose, come vedremo, del mondo contemporaneo. Sarà un viaggio graduale di Conoscenza, comprensione.

Potremmo definirlo, il viaggio della finanza contemporanea, dagli Yuppie ai Tromboni … Una storia che ti viene raccontata da chi l’ha vissuta realmente.

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Maurizio Monti

  Editore Istituto Svizzero della Borsa