Dopo il rimbalzo a 7.747 e il crollo a 7.322, gli algoritmi temporali indicano una finestra cruciale fra il 12 e il 16 novembre. Un ultimo minimo del ciclo intermedio potrebbe aprire la strada alla ripresa.
Ma se la correzione proseguisse fino a dicembre, il precedente del 2018 diventerebbe inquietante.
Il mercato ha rispettato i livelli. Adesso deve fare i conti con il tempo.
La settimana appena conclusa ha offerto una dimostrazione impressionante della violenza che può svilupparsi quando il posizionamento degli operatori cambia rapidamente: prima il rimbalzo dell’S&P 500 fino a 7.747, esattamente nella fascia di resistenza che avevamo individuato; poi il crollo fino a 7.322, appena sotto l’ultimo supporto indicato nella nostra analisi del 1° novembre.
Nell’articolo gratuito di ieri abbiamo spiegato perché il minimo raggiunto venerdì rappresenti un punto tecnico particolarmente importante.
Tre differenti range di prezzo e la media mobile a 200 periodi convergono nella stessa area, creando le condizioni per una possibile reazione.
Ma un supporto, per quanto significativo, non basta a dichiarare conclusa una correzione.
Il problema, ora, è il tempo.
La settimana entrante sarà la quindicesima del ciclo intermedio dell’S&P 500, mentre il ciclo a 50 settimane entrerà nella sua trentaduesima.
Il minimo a 7.322 è stato segnato nella prima settimana statisticamente compatibile con la conclusione del ciclo intermedio.
Potrebbe dunque essere già il minimo definitivo.
Eppure, i nostri algoritmi temporali suggeriscono un’ipotesi differente: una nuova fase di debolezza, con una finestra particolarmente importante fra il 12 e il 16 novembre.
Sarebbe, paradossalmente, lo scenario meno preoccupante.
Perché una conclusione del ciclo intermedio entro metà novembre potrebbe preparare una ripresa del mercato.
Una discesa che si prolungasse invece fino a dicembre aprirebbe la strada a un’ipotesi ben più impegnativa: la conclusione anticipata del ciclo a 50 settimane.
Ed è qui che torna alla memoria il quarto trimestre del 2018.
Anche allora il massimo dell’S&P 500 si formò nei primi giorni di ottobre. Anche allora novembre fu attraversato da rimbalzi e nuove ondate di vendita. E il minimo più importante arrivò soltanto il 26 dicembre.
La storia non è obbligata a ripetersi.
Ma sarebbe imprudente ignorare una somiglianza che merita di essere studiata.
In questa analisi mettiamo a confronto i due scenari, individuando le finestre temporali, i livelli di prezzo e i segnali del mercato delle opzioni che potrebbero aiutarci a capire se la trappola di novembre stia per esaurirsi oppure se rappresenti soltanto la prima parte di una correzione più profonda.
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