Il documentario NAZA, diretto dal duo Yuval Abraham / Rachel Szor, è un’esperienza non facile, ma nobilmente priva di sensazionalismi: è verità nuda e cruda, purtroppo drammatica e, di continuo, attuale. Vederlo è quasi un dovere. Non è adatto a tutti, naturalmente, ma è un’accusa pulita e fondata al sistema che sta uccidendo Gaza e i suoi civili, i Naza appunto, considerati cioè dei semplici “danni collaterali”, in quanto tali accettabili.
Premessa
Il documentario contiene una serie di conversazioni segrete, svolte in chiave d’intervista e finalizzate a piazzare un faro sui meccanismi che hanno accompagnato e determinato lo sterminio di massa che Israele ha operato, da quel triste 7 ottobre che conosciamo tutti, nei confronti di Gaza e dei palestinesi; ricordiamoci che Israele e la Striscia sono sulla stessa costa, ossia entrambi affacciano sul Mar Mediterraneo e condividono la medesima linea costiera nella regione del Levante.
Negli incontri filmati, che si svolgono tutti di notte sopra i tetti di Tel Aviv, vengono condivise le modalità con cui i droni israeliani hanno colpito gli edifici nella striscia, come del resto continuano a fare, e la formazione cui questi ragazzi venivano sottoposti, convinti a fidarsi del “Sistema”, accettando, senza moti di pena per le altrui esistenze né rimorsi, di contribuire attivamente all’uccisione di innocenti, bambini inclusi.
L’acronimo NAZA sta per Nezek Agavi, che, in ebraico, significa letteralmente “danno collaterale”, con la quale espressione si allude, nel linguaggio militare, al civile, adulto o minore, che si calcola di colpire per far fuori il bersaglio, cioè il nemico. Quindi, chi abita con o vicino a un esponente di Hamas morirà, perché è un NAZA. I civili presenti in quei palazzi di Gaza fatti esplodere sono stati, dunque, volontariamente colpiti; questo aspetto pone le basi del genocidio nella Striscia, fatto che Netanyahu nega.

Nella figura F1, Gaza distrutta presso un campo di rifugiati.
Fonte/crediti: Licenze creative commons, https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/79/Aerial_view_of_destruction_in_Beach_refugee_camp%2C_Gaza_Strip.jpg?utm_source=commons.wikimedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original
Trama
Il film si compone delle testimonianze anonime di 24 membri dell’intelligence e dell’esercito israeliano, focalizzate sull’uso di sistemi di intelligenza artificiale che fissano le percentuali di civili ritenuti sacrificabili per ogni obiettivo puntato. Ci sono scene di grattacieli, stralci di vita quotidiana negli appartamenti, luci nel cielo a dir poco minacciose, istanti della metropoli di Tel Aviv.
Protagoniste sono le parole dei militari intervistati che, nella penombra che lascia appena intravedere i loro profili, raccontano tutto senza coinvolgimento, in un misto di orgoglio per il ruolo rivestito – “ruolo ambito da tutti”, qualcuno ha dichiarato – e indifferenza verso le vittime, con un distacco impressionante dalla realtà e dalla sofferenza.
Per questi soldati, cui veniva imposto di aver fiducia piena nel “sistema”, era come giocare a un “videogioco”, cosa esplicitata da un intervistato: le vite umane distrutte erano lontane, lontanissime, quasi non vere e, comunque, parte di un gioco le cui regole erano stabilite dai vertici, regole alle quali bisognava attenersi tutti. Le testimonianze sulle operazioni del e dal 7 ottobre 2023 sono esclusive; l’anonimia di questi 24 ex ufficiali dell’intelligence militare e soldati israeliani, inclusa una donna, è garantita dai volti oscurati e dalle voci alterate.
I testimoni descrivono nel dettaglio i meccanismi tecnologici e burocratici che hanno guidato la pianificazione degli attacchi aerei in base ad alcuni protocolli tecnologici applicati in prima persona proprio da questi militari, con un riferimento in particolare a: – algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale applicati alla guerra, come il software Lavender (che genera in automatico bersagli umani e ha un tasso di errore oltre il 15%), Homeland e Where is Daddy? (capace di tracciare i target e colpirli al rientro in case dai loro famigliari); – la macchina militare che calcola in anticipo un numero di vittime civili “accettabile” a fronte di un obiettivo da eliminare, uccidendo anche 20 civili, nel caso di un miliziano da colpire di basso rango, o molti di più in proporzione al livello dell’obiettivo/esponente di Hamas mirato.
The Guardian, con Jonathan Glazer come produttore esecutivo, ha prodotto il documentario NAZA, che viene distribuito in Italia da IWonders.

Nella figura F2, la cartina mostra la vicinanza geografica.
Fonte/crediti: licenze creative commons , https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/93/Gaza_Strip_map2.svg?utm_source=commons.wikimedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original
I registi
A dirigere il coraggioso documentario sono due registi del collettivo che era alla regia di No Other Land (pluripremiato film, vincitore dell’Oscar al miglior documentario nel 2025): i due premi Oscar Yuval Abraham e Rachel Szor hanno vinto anche con NAZA, aggiudicandosi, all’83ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove sono stati applauditi, a fine proiezione, per 25 minuti dal pubblico in sala, il Premio speciale della Giuria.
Chi sono Yuval e Rachel? Rispettivamente, un giornalista investigativo e attivista israeliano di 31 anni, che scrive per testate ed è noto per le sue inchieste dettagliate sulle strategie militari israeliane, e una regista 32enne, direttrice della fotografia e montatrice, entrambi israeliani.
Ed entrambi hanno rischiato molto con NAZA: il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e alcuni dei suoi ministri hanno minacciati Yuval e Szor di revocare loro la cittadinanza israeliana.

Analisi & recensione
Non è una visione per tutti e non c’è nulla di stratosferico nel film: è verità nuda e cruda, è realtà pura, è impressionante. Si entra in sala e ci si concentra su parole, immagini, suoni, luci e ombre, silenzi, pause, sensazioni. Quando il film finisce, nessun gran finale, in sala si crea il gelo. Si esce da lì e si è impietriti, angosciati, assorti nei propri pensieri per quanto visto, sentito, percepito, provato.
Non è possibile dare una spiegazione, giustificare alcunché, ma si è recepito che a trainare questi giovani e giovanissimi è stata ed è una rabbia, esasperata proprio da quel “Sistema” in cui aver fede, unita all’eccitamento della vittoria. Ma quale vittoria poi? Quella di aver centrato con il drone di turno l’obiettivo o anche solo un Naza, un essere umano senza colpe.
Allora ti chiedi dove sta con la testa quel ragazzo, dove ha l’anima e come fa a rimanere indifferente alla morte e alla sofferenza altrui, anche quando si tratta di bambini, l’innocenza per eccellenza; come fa a provocare tanto dolore senza responsabilità e, in qualche modo, senza cognizione. Sono degli automi? Forse. Il film è fondamentale, perché regala, ahi noi, una verità: la verità su Gaza. È inaccettabile che ancora si tolleri un tal comportamento abietto e sarà difficile perdonare.
Il documentario è molto attento a non scadere nel sensazionalismo o sentimentalismo che sia, nel pietismo o nella faciloneria dello scandalo, nemmeno cerca di colpevolizzare o condannare gli intervistati, lasciando al pubblico di trarre le proprie conclusioni, in una atmosfera che tenta di essere il più possibile oggettiva.
Il regista Yuval è straordinario, mentre, con la sua compostezza e la capacità di contenere le sue emozioni, appena trapelate dallo sguardo, intervista i 24 militari. Un grazie a Yuval Abraham e Rachel Szor, che fanno sì che lo spettatore, in uscita dalla sala, dopo la visione del loro NAZA, reagisca sommessamente a ciò cui ha assistito, avendo compreso molto meglio la terribile situazione iniziata il 7 ottobre del 2023. Voto: 10.

Conclusione
Il film è in sala dal 28 settembre 2026. Una visione seria che fa pensare e capire. Da vedere.


Alessandra Basile
Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map.
Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo.
Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com





