Dollaro-Yen, petrolio, banche centrali e Intelligenza Artificiale sembrano storie diverse. Ma nelle prossime settimane potrebbero convergere nello stesso punto: la volatilità delle Borse.
L’11 settembre non si smentisce.
- “Arabia Saudita: chiuso l’oleodotto colpito ieri da droni provenienti dall’Iraq.” – Euronews, 12.09.2026
Si tratta dell’oleodotto est-ovest utilizzato dall’Arabia Saudita, in alternativa allo stretto di Hormuz, per trasportare via terra fino a 7 milioni di barili di petrolio al giorno.
2. “Venerdì, i militanti Houthi hanno preso il controllo di un’isola strategica nello stretto di Bab el-Mandeb e di una città sulla costa continentale adiacente, assumendo di fatto il controllo di uno dei punti di passaggio marittimo più critici al mondo a seguito di una rapida offensiva.” – Summer Said, Georgi Kantchev and Saleh al-Batati, The Wall Street Journal, 11.09.2026, libera nostra traduzione.
Lo stretto di Bab el-Mandeb è la via di accesso al Mar Rosso, punto di accesso obbligatorio per le petroliere provenienti da sud, dirette verso il Canale di Suez.
3. “Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, si è dimesso questa settimana, affermando che la sua ex azienda e la rivale OpenAI sono impegnate in una corsa per sviluppare tecnologie che ‘potrebbero ucciderci tutti entro la fine del decennio’.” – Sam Schechner, The Wall Street Journal, 11 settembre 2026, libera nostra traduzione.
In effetti, con tutto il rispetto per chi ha creato strumenti di grande utilità come Claude, più sento i discorsi che fa il fondatore e più non mi fido di lui … ma è solo una mia opinione, sia chiaro.
Banche centrali.
La Bce ha aumentato i tassi di interesse dello 0.25%. Che sia una decisione sensata o no (per me non lo è, è una classica decisione ad impronta notarile della Banca Centrale Europea, che non tiene in alcuna considerazione quale sia lo stato dell’economia europea), il mercato non se ne è accorto.
Non una decisione di politica monetaria, piuttosto un timbro di autenticazione di un rapporto fra tassi di interesse ed inflazione, fatto con un criterio da scuola elementare: la lettura del mercato è stata irrilevante, come irrilevante sta diventando l’Europa, se non si decide a risvegliarsi dal torpore in cui è caduta.
I giorni 16, 17 e 18 settembre vedono invece tre decisioni importanti: e importanti soprattutto sono i giorni 16 e 18 settembre, rispettivamente con le decisioni della FED e della Banca Centrale del Giappone in merito ai tassi di interesse.
Abbiamo cominciato a parlare del rischio Dollaro-Yen il 5 settembre scorso sull’articolo gratuito ( https://www.traders-mag.it/il-dato-che-puo-cambiare-settembre/ ) pubblicato su Traders’ Magazine, ne abbiamo fatto argomento di discussione nella Classroom dell’8 settembre riservata agli abbonati.
Al 6 settembre, il grafico del Dollaro-Yen ci parlava di un riallineamento armonico del cambio, concordato fra Banche Centrali.
All’11 settembre il grafico comincia ad ispirarci qualche preoccupazione.
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Il Dollaro-Yen, grafico settimanale all’11 settembre 2026
Siamo sul limitare del livello 153 circa. Il livello è stato aggredito, ma è stato protetto.
Le protezioni reggono finché conviene.
Fra 153 e 150, la probabilità che i carry trade comincino a smontarsi aumenta.
Sotto 150, i carry trade potrebbero saltare.
Il cambio Dollaro-Yen a questo punto è nelle mani delle due Banche Centrali con le loro decisioni di politica monetaria: ma non dimentichiamo che sono i grandi operatori a decidere le sorti dei carry trade, sulla base della convenienza o meno a tenerli in vita.
La caduta dei carry-trade significa nulla di buono per le borse americane e per la volatilità.
La geo-politica e il Petrolio
Nel nostro articolo gratuito ( https://www.traders-mag.it/la-benzina-a-3-euro-non-e-fantascienza/ )pubblicato su Traders’ Magazine, prospettando una benzina a 3 euro, abbiamo analizzato i punti stagionali di snodo del petrolio.
Venerdì scorso, 11 settembre, abbiamo visto borse su e petrolio giù, quest’ultimo di circa il 4%.
Un sintomo positivo, certamente: la lettura, un poco forzosa, di un dato positivo sul CPI (“alla fine il core non è così alto” sembrano avere pensato gli investitori), ha portato una ventata di nuovo ottimismo sulle borse, ribilanciando il prezzo del petrolio.
Ora siamo a fare i conti con una escalation negativa ulteriore: non più solo Hormuz, ma l’oleodotto saudita è fermo, e l’ingresso a Bab el-Mandeb è sempre più minacciato dagli Houthi, alleati dell’Iran.
L’Arabia Saudita ha chiesto aiuto agli Stati Uniti, che stanno utilizzando molte più risorse di quanto non si aspettassero sullo stretto di Hormuz e difficilmente potranno spostare o aggiungere altre risorse per andare a combattere gli Houthi.
Lo scenario di una benzina a 3 euro e un prezzo del petrolio oltre 120 dollari non è forse probabile, ma è purtroppo possibile.
Perché non sono d’accordo con la BCE.
In questo scenario, la BCE aumenta i tassi: la genialità notarile della BCE è eccezionale, come se l’Europa fosse una produttrice di petrolio e gas e potesse concedersi il lusso di far pagare alle imprese il denaro più caro, dopo che pagano più cara l’energia.
Su, Europa, dai un bel calcio nel sedere ai Notai che mettono timbri e metti manager veri della politica e della gestione monetaria al loro posto, se ancora esistono: ce la puoi ancora fare.
Basta con i vestitini di Cartier, basta con politiche sconclusionate, senza senso, senza un obiettivo chiaro, senza sapere dove l’Europa sta andando.
Basta.
Intelligenza Artificiale.
Sì, l’intelligenza artificiale, in tutto questo, sembra entrarci poco.
In realtà, l’intelligenza artificiale è l’unica vera ragione, parliamoci chiaro, dell’ottima performance dei mercati e ciò che, ancora per un po’, può continuare a sostenerli.
L’intelligenza artificiale arriverà al punto di rottura? Sì.
Ma il trigger della rottura potrebbe non essere prezzi troppo gonfi. Abbiamo rilevato più volte che i prezzi non sono così fuori della norma rispetto agli utili che queste aziende conseguono.
Anzi, questo è il vero elemento differenziante, rispetto alla bolla del 2000.
All’epoca non guadagnava nessuno: perfino la grande sopravvissuta Amazon ha campato per 20 anni senza utili, con i soldi raccolti in borsa all’epoca della bolla.
Ci sono anche esempi in Italia di questo tipo, Tiscali non esisterebbe senza la bolla del 2000.
Se i prezzi continuano a gonfiarsi all’infinito, questo può diventare pericoloso, ovviamente.
Ma ci sono almeno altri due pericoli, uno nell’immediato e uno in linea di tendenza di un futuro che forse potrebbe non essere così lontano.
Il primo pericolo è che se davvero una crisi energetica arrivasse, bisogna decidere se continuare a consumare energia all’infinito sui datacenter, o se gli stessi dovranno subire un ridimensionamento per cause esogene legate ad una ipotetica crisi di questo genere.
Il secondo pericolo è quello sollevato da Coxon.
Non è necessario condividere le sue conclusioni.
È sufficiente porsi una domanda: siamo davvero disposti a consegnare una tecnologia di questa potenza a un numero piccolissimo di uomini e società private, confidando che siano loro a stabilire fino a dove sia ragionevole spingersi?
Io qualche domanda comincerei a farmela.
Maurizio Monti
44 anni sui mercati
Editore di Traders’ Magazine
Fondatore dell’Istituto Svizzero della Borsa






