Il non-farm payroll sorprende al rialzo, il mercato torna a prezzare un possibile aumento dei tassi e l’S&P 500 interrompe il rimbalzo. Intanto il Dollaro-Yen entra in una zona che merita molta attenzione.
Il non-farm payroll.
Ne avevamo parlato in alcuni nostri contenuti precedenti e anche nell’intervista rilasciata alla trasmissione Next Economy condotta da Manuela Donghi su Giornale Radio: il non-farm payroll del 4 settembre nascondeva una evidente criticità.
Una lettura positiva della notizia avrebbe potuto far ritracciare la borsa americana, reduce da due giorni, mercoledì e giovedì scorsi, di ripresa.
La lettura positiva è andata anche oltre le attese: 162.000 nuovi posti di lavoro contro i 55.000 previsti. Un dato che fa perfino dubitare in una america trumpiana dove tutto puzza di bruciato.
Occupazione stabile e in crescita in presenza di inflazione: l’opinione dei governatori della FED potrebbe volgere al rialzo dei tassi già nella sessione del 15-16 settembre.
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Il FED Watch al 4 settembre 2026
(fonte: Cmegroup)
Così il Fed Watch vede una probabilità di oltre il 59% di un aumento dei tassi dello 0.25% già in settembre.
E andando ad esplorare nei mesi successivi, il Fed Watch vede probabilità in aumento di un secondo aumento dei tassi fra dicembre e gennaio.
L’S&P500
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L’S&P500 future al 4 settembre 2026
La reazione dell’S&P500 è stata negativa, come pure quella del Dow Jones. Più stabile è apparso il Nasdaq.
Da un punto di vista grafico, l’S&P500 è andato a sbattere sulla linea dell’87.50% del range giugno-agosto, peraltro non distante da quella dell’ultimo range luglio-agosto.
Possiamo dire che nell’area dell’algoritmo temporale 28-31 agosto, con un ritardo di un giorno (1 settembre), si è configurato un minimo, che ha dato origine ad una reazione rialzista di due giorni, stoppata, almeno temporaneamente, il 4 settembre dalla reazione al non-farm payroll e allo spauracchio, nemmeno troppo vistoso, di un rialzo dei tassi più vicino del previsto.
Analisi di mercato
Nell’analisi settimanale che pubblicheremo domani, riservata agli abbonati a Traders’ Magazine, valuteremo le probabilità al rialzo o al ribasso della borsa americana nelle prossime due settimane e i livelli relativi possibili.
Dollaro-Yen
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Il Dollaro-Yen al 4 settembre 2026
La Banca centrale giapponese deciderà sui propri tassi di interesse nella giornata successiva a quella della FED (giovedì 17 settembre).
Le due banche centrali hanno concordato un nuovo intervento, la settimana scorsa, sulle rispettive valute.
Di nuovo il livello del cambio Dollaro-Yen è stato ristabilito nell’area 155, in modo da non danneggiare troppo il carry trade e contemporaneamente di lasciare margine di manovra ai giapponesi sugli acquisti in dollari.
Il Dollaro-Yen andrà monitorato attentamente nelle prossime tre settimane: il controllo da parte delle due Banche centrali non dovrebbe ragionevolmente sfuggire di mano, ma l’imprevisto può esserci sempre, come in tutte le cose.
E un imprevisto sul dollaro-yen, che deprezzi eccessivamente il dollaro, potrebbe indurre molta volatilità sulle borse americane, per il venire meno delle operazioni di carry trade.
Nondimeno, è al momento più probabile un rialzo dai livelli attuali.
Il livello di intervento delle Banche Centrali si conferma essere nell’area della linea blue da noi disegnata alcune settimane or sono nell’area 160.
ll target concordato sembra essere anche esso confermato a 155: di fatto, se non sfugge nulla al controllo, le due Banche Centrali giocano a mantenere il Dollaro-Yen nell’area 155-160.
L’intervento effettuato nella scorsa settimana è correlato con le decisioni di politica monetaria delle due Banche Centrali dei prossimi giorni.
Il posizionamento sui livelli più bassi del range fanno presumere che si tende ad assorbire in prima battuta un rialzo del dollaro-yen dovuto ad un possibile aumento dei tassi sul dollaro.
In seconda battuta, sarà la Banca Centrale giapponese ad avere il pallino in mano, il giorno dopo rispetto a quello della FED.
Ciò che sembra è che al momento la Banca Centrale americana e quella giapponese sembrano avere lo stesso obiettivo di stabilità all’interno di una fascia neutra delle rispettive valute.
Gli americani non possono correre il rischio di una vendita massiva del loro debito da parte degli investitori giapponesi.
I giapponesi, dal loro punto di vista, non possono pagare rincari continui ed eccessivi delle materie prime quotate in dollari.
Per una volta, l’accordo delle due banche centrali potrebbe favorire la stabilità nel loro cambio. Almeno finché dura.








