Sarà il Nasdaq a decidere il destino di Wall Street

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S&P500 e Dow Jones aggiornano i massimi storici, ma le divergenze con il Nasdaq continuano a raccontare una storia diversa.

Ci sono ragioni per dare una patente di incertezza al momento attuale di mercato?

1)  Il conflitto USA-Iran.

2)  I dati sull’occupazione americana che puntano al ribasso.

3)  Una probabilità di rialzo dei tassi, sia pure in calo dopo i dati sull’occupazione.

4)  Una tendenza inflazionistica probabilmente in crescita.

 

Se c’è incertezza, questa non sembra avere interessato il mercato, nel modo in cui lo abbiamo visto nelle ultime settimane.

L’indice dell’S&P500, l’SPX, ha toccato recentemente 7800, +22% negli ultimi 12 mesi: formalmente, l’ultima spinta è stata sostenuta dalla prospettiva di riapertura dello stretto di Hormuz. Per chi vuol crederci, ovviamente.

Anche il Dow Jones Industrial Average ha toccato il suo massimo storico vicino a 55.000. Vale a dire +23% da un anno a questa parte.

Il Nasdaq Composite ha guadagnato il 26% negli ultimi dodici mesi: ma non ha raggiunto il massimo storico insieme con gli altri indici principali.

Chi ci segue sa che attribuiamo molta importanza a tali divergenze.

 

L’Intelligenza Artificiale

E’ chiaro che a trainare il mercato è la grande festa dell’Intelligenza Artificiale.

Il paragone con la bolla dot-com è, ovviamente, inquietante: ma al momento il mercato non sembra voler prendere in considerazione il confronto.

Eppure…

Eppure, come nella bolla dot-com, pochi titoli ultra performanti trainavano il mercato verso le stelle. Come accade oggi con le Magnifiche.

Abbiamo visto il Kospi sud-coreano perdere il 40% in poche settimane: è bastata una temporanea crisi di fiducia su due soli titoli guida a far crollare il listino.

Certo, il mercato americano è molto più forte di quello sud-coreano.

Ma da alcuni, il crollo del Kospi è stato interpretato come una anticipazione di quello che inevitabilmente avverrà anche sugli altri mercati. Prima o poi.

 

Il Nasdaq

Il grande inquisito, da questo punto di vista, resta il Nasdaq.

Dal minimo del 30 luglio, il Nasdaq 100 ha fatto un rimbalzo del 10% in 5 giorni.

Il range 16 giugno-30 luglio è stato ritracciato al rialzo per il 75%, mentre S&P500 e Dow Jones, come detto andavano verso nuovi massimi storici.

I benpensanti dicono: il buon senso ha portato gli investitori a comprare titoli a più ampio raggio, trascurando le Magnifiche e le tecnologiche.

Questo è vero, molti titoli difensivi hanno performato dopo il 30 luglio.

Ma i primi 8 titoli più capitalizzati rappresentano sull’S&P500 il 37% dell’indice. Difficile pensare che la “rotazione” che tanto piace ai benpensanti possa sostenere a lungo l’S&P500.

L’attenzione, quindi, giocoforza torna sul Nasdaq: è in ripresa verso nuovi massimi storici o è un rimbalzo temporaneo perché la discesa non è finita e il minimo del 30 luglio deve essere violato al ribasso nelle prossime settimane.

 

L’S&P500

Perché se il Nasdaq torna a scendere la rotazione può sostenere per un po’ S&P500… ma solo per poco.

Siamo all’inizio di un nuovo ciclo per l’S&P500: e questo significa rialzo, nel breve termine.

Ma siamo in un anno mid-term, dove la statistica stagionale punta al ribasso, con agosto, settembre, ottobre come mesi potenzialmente critici.

Sarà il Nasdaq a decidere dove va l’S&P500.

 

Maurizio Monti

44 anni sui mercati
Editore di Traders’ Magazine
Fondatore dell’Istituto Svizzero della Borsa

 

 

Le Opzioni Intelligenti di Maurizio Monti

Oggi alle 18.30 ti aspettiamo in Diretta sul canale YouTube di Traders’ Magazine Italia con una nuova puntata:

Prevedere il crash è facile. Prevedere quando avviene è più difficile.

Il nuovo ciclo dell’S&P500 cambia le probabilità di breve periodo. Cosa è cambiato davvero nelle ultime due settimane?

Negli ultimi quindici giorni una parte importante delle nostre proiezioni è cambiata.

Non perché l’analisi precedente fosse sbagliata.

Ma perché il mercato ha scelto uno degli scenari a minore probabilità.

L’algoritmo temporale del 7-10 agosto si è manifestato.

Il problema è che si è manifestato in modo differente  rispetto a quanto sembrava più probabile soltanto pochi giorni prima.

In questa puntata ripercorreremo passo per passo ciò che è accaduto:

  • perché oggi riteniamo concluso il precedente ciclo intermedio;
  • cosa significa avere iniziato un nuovo ciclo a 14-24 settimane;
  • perché questo modifica la proiezione dei prossimi mesi;
  • quale rapporto esiste tra ciclicità, stagionalità e probabilità;
  • e perché prevedere un grande ribasso è relativamente semplice, mentre prevederne il momento rappresenta la vera difficoltà del lavoro dell’analista.

Una puntata dedicata soprattutto al metodo.

Perché il mercato cambia continuamente.

E anche un buon analista deve essere disposto a cambiare idea quando cambiano le probabilità.

 

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