Il Vix.
Gli osservatori più attenti avranno constatato che l’S&P500 future ha tentato di rompere la resistenza di giornata a 6780, senza riuscirvi e che nell’ultima parte della sessione ha abbandonato tutti i tentativi andando a chiudere nell’area 6740.
Ma nell’ultima ora, mentre l’S&P500 sembrava essere stanco e rassegnato, ma sostanzialmente fermo, la volatilità registrata dal Vix si impennava, decollando da 26.50 e arrivando a solleticare quota 30.
La chiusura del Vix, così, diventava particolarmente orribile.
L’S&P500 future.
Sull’S&P500, nell’articolo riservato agli abbonati pubblicato domenica notte 1 marzo, avevamo scritto:
“E’ possibile che in questa settimana si verifichi un affondo, anche importante, ma le probabilità che superi il minimo del 6 febbraio non sono molte.
Peraltro, la prima settimana di marzo, come vedremo nell’analisi stagionale, può avere tendenza negativa: un meno 2% porterebbe il future a 6737, che sarebbe un livello perfetto per fingere di rompere il minimo del 6 febbraio, far gridare al mercato al lupo al lupo, per poi dar luogo ad un potente buy the dip di reazione rialzista.
Questa è pura fantasia, perché, in realtà, i segnali sulla reazione del mercato agli eventi geo-politici in corso è tutta da decifrare: non vediamo segnali conclamati di panico, questo proprio no. Possono arrivare? sì, ma non sono preceduti da sintomi visibili.”
E ancora:
“Se i minimi tengono (fino a 6737, per me, è tenuta dei minimi e non è detto ci arrivi), una reazione rialzista sarebbe tipica di quando i mercati assorbono completamente la notizia dell’evento bellico.”
E infine:
“Se in analisi ciclica, come esposto sopra, qualcosa non torna, ovvero c’è da attendersi un minimo più profondo, la probabilità non gioca a favore si verifichi in questa settimana.
Non oltre 6737: e prima c’è da rompere 6821 e 6791.”
Che sia arrivato al fondo settimanale non ci sono dubbi: la chiusura a 6740 dopo un blando sfondamento in volatilità fino a 6715 per raccogliere liquidità è, nella sostanza, quanto aveva previsto il nostro metodo, o, quanto meno, il livello minimo settimanale da esso proiettato.
Ora l’enigma è: per arrivare al target definitivo del minimo di questa correzione, siamo già alla zona del buy the dip per un temporaneo rimbalzo tecnico, oppure, come abbiamo scritto, è pura fantasia, perché cercare di prevedere una inversione (temporanea, solo un rimbalzo) in una condizione di mercato come quella attuale è, appunto, pura fantasia?
Vorremmo essere chiari. Il dubbio è: c’è un rimbalzo possibile? O c’è una linea dritta verso il minimo? Perché, in ogni caso, il minimo di ciclo a nostro parere non è ancora arrivato.
Segnali di pericolo.
Nel weekend, l’immarcescibile e imperscrutabile Interactive Brokers comunicava un cambio della politica sulla marginazione “a partire da lunedì 9 marzo”: come dire, aspettatevi il peggio, ma non vi spieghiamo né il perché né come e quanto cambia tale politica.
Diciamo che questo è certamente un segnale che depone a favore della “pura fantasia” di cui parlavamo prima: un rimbalzo nelle condizioni attuali è molto difficile da credere.
Nel frattempo, anzi, sulla marginazione, bisogna intervenire e subito.
L’elemento positivo.
A lungo abbiamo parlato di divergenza ribassista fra i tre indici principali americani: il Dow Jones ha fatto nuovi massimi storici recenti (il 10 febbraio), il Nasdaq e l’S&P500 non ci sono riusciti, con significative differenze nelle date in cui hanno segnato i rispettivi massimi storici (30 ottobre 2025 e 28 gennaio 2026).
La divergenza ribassista ha poi dato luogo al ribasso che stiamo vedendo.
Ora, la settimana scorsa, i tre indici sono andati in divergenza rialzista.
Il Nasdaq non ha rotto i minimi di febbraio, l’S&P500 e il Dow Jones sì: con l’S&P500 a fare da caso intermedio con una rottura che è dimostrata da un solo numero (6737), peraltro in linea con le previsioni.
Il Nasdaq ha molto attenuato, negli ultimi giorni, la discesa dell’S&P500 come è visibile dal grafico seguente:
Clicca per ingrandire
Rapporto dei future Nasdaq ed S&P500 la 6 marzo 2026.
Dal minimo del 6 febbraio, la forza relativa del Nasdaq è stata superiore a quella dell’S&P500.
Con andamento evidentemente stentoreo, il Nasdaq ha pian piano recuperato posizioni, quando, venerdì 6 marzo ha toccato lo stesso livello di rapporto del 21 novembre.
Coincidente, per di più, con la media mobile a 50 periodi (tracciata in blu).
Il supporto 21 novembre ora è una resistenza: e il Nasdaq ha reagito fermando la corsa di recupero del supporto all’S&P500.
La risposta alla “fantasia” di cui abbiamo parlato sopra (ovvero alla possibilità di un rimbalzo ora) sta tutta nella capacità o meno del Nasdaq di superare quella resistenza, spingendo in su l’S&P500.
Anche perché, nel frattempo, la tanto declamata “rotazione” (ricordi i nostri numerosi dubbi al riguardo?) ha finito di ruotare: venerdì, in assenza dei tecnologici, non c’era alcun settore in positivo sull’S&P500.
Credit Crunch?
Ci muoviamo all’interno di un contesto post-pandemico.
Noi crediamo che la pandemia sia stata archiviata, anche perché solo pensarci ci suscita l’istinto di volerla rimuovere dalla nostra mente (uno può essere pro-vaccini, contrario ai vaccini, mezzo e mezzo, sì Green-pass, no Green-pass ma non c’è dubbio che non vorremmo averla vissuta, in questo siamo tutti d’accordo).
Purtroppo, archiviata non è dal punto di vista economico: nell’ultima Classroon, andata in onda il 3 marzo scorso, abbiamo spiegato come l’inondazione di liquidità iniettata nel sistema economico mondiale ora vede un’onda d’urto di ritorno.
Le aziende che hanno ottenuto crediti con il Covid, ora sono nella fase di doverli restituire. Di norma, con rate lunghe, molto diluite, ma il debito va restituito.
Come sempre, quando i crediti vengono erogati senza una reale valutazione del merito di credito, come nel caso dell’emergenza Covid, l’onere della restituzione diventa problematico.
Così, abbiamo i casi come quelli del grande fondo di BlackRock, impantanato a restituire i soldi agli investitori, come sempre gli ultimi a pagare (dicono siano le Banche centrali le ultime a pagare, no, sono le penultime …).
Insieme con l’argento (rischio che sta rientrando molto lentamente con la battaglia disperata delle banche americane di abbassarne il prezzo), questo è il grande rischio finanziario vero che abbiamo di fronte.
Se la congiuntura economica, che dà grandi sintomi di rallentamento, verrà peggiorata dalla guerra con l’Iran, questo sarà da vedere.
Di certo, l’orizzonte davanti a noi è molto incerto.
Nondimeno, al momento, quella che vive il mercato azionario è una correzione e non un mercato divenuto bearish.





