Il premio al rischio.
Petrolio (di nuovo) oltre 100 dollari.
Alle 21 del 30 aprile il future del petrolio di giugno segnava circa 105 dollari, dopo, peraltro, una giornata di ritrazione del prezzo.
Il petrolio sopra i 100 dollari più che una sorpresa è una conseguenza.
La spiegazione più semplice è sotto gli occhi di tutti:
– Hormuz è bloccato.
– Le petroliere non passano.
– L’offerta si riduce.
Sappiamo bene che raramente è una sola ragione a spingere il mercato: in realtà il mercato si muove quando più fattori si allineano.
E oggi si stanno allineando.
Da settimane il mercato energetico è in tensione, la domanda tiene, ma l’offerta non cresce abbastanza.
Poi arriva lo shock, che può essere, nel mondo del 2026, un post, una dichiarazione, un rumor, e il prezzo accelera.
Ma c’è un punto che non può sfuggire alle nostre osservazioni: il problema non è più quanto petrolio esiste, ma quanto petrolio arriva.
Gli Stati Uniti sono il primo produttore mondiale, di petrolio di bassa qualità, poco adeguato, ad esempio, per produrre il diesel.
E ci si sta rassegnando a pagare un viaggio delle petroliere molto più lungo con costi crescenti, per avere, alla fine meno qualità: il rischio è che l’offerta, di fatto, diventi teorica.
Il mercato prezza la realtà: questo rende il movimento del petrolio violento, con una forte volatilità anche intraday.
E’ come dire che non sale tanto il prezzo del petrolio, quanto, piuttosto, il suo premio al rischio.
La stagionalità del petrolio.
Può sembrare curioso esaminare la stagionalità del petrolio, in un momento in cui il suo prezzo sembra governato da forze che non sono comparabili con i valori delle medie stagionali.
Eppure, finora, il petrolio nel 2026 ha rispettato le principali date di massimi e minimi tipiche della stagionalità a 10 anni: come spesso accade il timing è simile ma la magnitudine differente.
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Stagionalità a 10 anni del petrolio
Nel grafico trovi sovrapposto al grafico stagionale in azzurro, il grafico lineare del petrolio fino alla giornata di ieri in giallo.
Come detto, la dimensione del movimento è molto differente dalle medie stagionali, ma, nonostante il periodo particolare, il petrolio ha rispettato le principali date dove tipicamente si formano i punti di inversione.
Sulla base di tale considerazione, possiamo fare un tentativo di proiezione del prezzo a tre settimane, supponendo un analogo comportamento.
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Stagionalità a 10 anni del petrolio, periodo 1-21 maggio
Nel 70% delle volte, il petrolio ha una tendenza rialzista nelle prime tre settimane di maggio, con una media di rialzo del 12% circa. Il picco è del +64%.
Applicato al prezzo di 105 dollari, significa un prezzo del future a 117 dollari, seguendo il valore medio.
Il prezzo schizzerebbe ad un irreale 172 dollari seguendo il valore di picco storico: non è questa certamente la maggiore probabilità.
Se estendiamo la proiezione fino al 3 luglio, il prezzo continua ad aumentare.
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Stagionalità a 10 anni del petrolio, periodo 1 maggio – 3 luglio
Nel 70% delle volte il prezzo del petrolio aumenta di un valore medio del 20% nel periodo descritto, con un valore di picco di oltre il +100% che non osiamo prendere in considerazione.
Questo significherebbe un prezzo a 126 dollari entro fine giugno-inizio di luglio.
Conclusioni
Il mercato è stato, finora, ottimista, puntando ad una rapida fine del conflitto USA-Iran (di cui, nondimeno, non ci sono sintomi di evoluzione positiva verso la pace).
Il periodo maggio-giugno dal punto di vista stagionale, la maggior parte delle volte, vede un aumento significativo del prezzo del petrolio.
I valori stagionali parlano di un prezzo proiettato verso l’alto, in modo quasi indipendente dal conflitto in corso, che ne costituisce comunque una forte concausa, insieme con un premio al rischio crescente.
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