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VENEZIA 2020 (2° parte)

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La Mostra del Cinema porta tante persone in laguna per i film e le star, ma anche per godersi, nel tepore estivo delle prime giornate settembrine e a piedi o sui vaporetti, una fra le città più belle e sorprendenti: Venezia. Caratteristica come i suoi Fondaci.

Un breve accenno al Fondaco Marcello, location che fu scelta da Vanity Fair per un prestigioso evento con una sfilata di star, le cui immagini sono alle pareti dell’affascinante costruzione che si affaccia sul Canal Grande. Parliamo del Fondaco con Michele Marcello. “L’edificio viene usato come deposito e magazzino, o Fondaco Veneziano, fin dalle sue origini, rintracciabili molto probabilmente già nel XVI-XVII secolo. La struttura, dal disegno complesso con orditura a terzere e false capriate nella parte della copertura verso il Canal Grande, sembra rientrare nella tradizione costruttiva gotica tipica veneziana, a partire dal XV secolo e dal disegno dei capitelli di due colonne interne, che è possibile datare tra XIII e XIV secolo. L’immobile sarà adibito a deposito di tabacco sicuramente fino alla fine del XVIII secolo, come dimostra una lettera del 5 marzo 1770, ultima trovata in cui si ricorda al nobile Pietro Garzoni il suo credito da parte del Partito del Tabacco per l’affitto del Fontigo. Il commercio del Tabacco si afferma a Venezia soprattutto nel XVII secolo; essendo monopolio della Repubblica e visto il crescente aumento del contrabbando in città e nelle province della Terraferma, dalla metà del secolo escono una serie di proclami e capitoli da parte del Senato e dei Cinque Savi alla Mercanzia, organo competente in materia, atti a regolarne in maniera più serrata lo smercio, la coltivazione e i prezzi. L’ingresso della merce via mare veniva notificato a Malamocco e ‘alli Castelli’ e poi al Fontico del Tabacco. Quest’ultimo, dalla metà del XVII secolo, è identificato con il Fondaco Marcello. L’immobile entrò in proprietà degli attuali eredi Marcello a seguito di un matrimonio con i precedenti proprietari, la famiglia Ceresa, nel 1880. Attualmente dedicato a spazio espositivo e sede di numerose edizioni della Biennale Arti Visive, il Fondaco ha ospitato l’esclusivo evento promosso da Vanity Fair nel settembre del 2018, con mostra fotografica denominata Portraits, dedicata al fotografo inglese Jason Bell.

Per informazioni: www.venicepalaces.it/fondaco-marcello/ ; www.labiennale.org/it/bacheca/474

Proseguono le mie recensioni dei film di Venezia (da me visti). Siamo alla lettera M.

MISS MARX
Distribuito in anteprima alla 77° Mostra del cinema di Venezia, questo film, scritto e diretto dall’italiana Susanna Nicchiarelli, classe ’75, non arriva del tutto. Costumi splendidi, scenografia curata nei dettagli, acconciature del periodo, tecnica e talenti nel cast di attori soprattutto di lingua inglese, fotografia raffinata. Però, a causa forse della trama lenta o di una regia che non riesce a dare ritmo al film, nonostante l’improvvisa musica rock verso la fine, indicante una donna moderna in Eleanor Marx stridente con i suoi tempi e con il film, quest’ultimo sembra più lungo di quanto non sia. La storia è quella vera della quarta figlia di Karl Marx, della sua lotta, in nome del socialismo nel quale credeva fermamente, in difesa dei diritti delle donne, soprattutto nel contesto operaio, dove suo intento era far abolire il lavoro minorile, e del suo legame sentimentale con il vedovo Edward Aveling, un uomo dalle stesse idee politiche ma purtroppo dalle mani bucate. L’attivista, traduttrice e sindacalista britannica era così avanti da accettare un legame sentimentale libero: convissero senza sposarsi. È facile farsi così un’idea: era una donna all’avanguardia e innamorata, a dispetto della fama sempre peggiore che il suo compagno andava acquisendo per via dei grossi problemi finanziari. Siamo alla fine del 1800. Eleanor, quando era ancora giovanissima, pare avesse pensato di diventare un’attrice. Nel film, infatti, il suo amato e lei organizzano nel guardino di casa una rappresentazione da lei riscritta e rivisitata di ‘Casa di bambola’ di Henrik Ibsen e la cosa ha molto successo. Era una Artista, una donna che sapeva lottare e amare. Ma era fragile: a soli 43 anni, ella si suicidò, anche per avere scoperto che Edward aveva già sposato in segreto, subito dopo la morte della prima moglie, una giovane attrice. La storia è naturalmente affascinante e il personaggio d’esempio per tanti versi. Tuttavia, la resa cinematografica, forse perché regista e sceneggiatrice sono la stessa persona, resta un pò lontana dall’ eccellere. Il ballo a suon di rock della protagonista potrebbe essere interessante per ciò che simboleggia, ma fa parte di quel tipo di tool che mani registiche esperte sanno gestire. Resta un film che racconta una storia vera rappresentata con impegno e dedizione, il che è da premiare. Mi chiedo, però, perché, essendo la regista italiana, non sia ricorsa anche ad attori nostrani, non noti, con un bel lavoro sull’accento inglese laddove fosse occorso. Gli attori italiani vanno sostenuti. Voto: 7.

FILM IN CONCORSO – SELEZIONE UFFICALE. Nessun premio ma 7 candidature: Leone d’oro al miglior film, Leone d’argento per la migliore regia, Coppa Volpi per le migliori interpretazioni maschile e femminile, Premio Marcello Mastroianni, Gran Premio della Giuria, Green Drop Award

Regia/ Sceneggiatura: Susanna Nicchiarelli
Produzione: Vivo film (Marta Donzelli, Gregorio Paonessa), Rai Cinema, Tarantula (Joseph Rouschop, Valérie Bournonville), VOO Be tv
Durata: 108’; Lingua: Inglese; Paesi: Italia, Belgio
Interpreti: Romola Garai, Patrick Kennedy, John Gordon Sinclair, Felicity Montagu, Karina Fernandez, Oliver Chris, Philip Gröning
Fotografia: Crystel Fournier; Montaggio: Stefano Cravero
Scenografia: Alessandro Vannucci con Igor Gabriel; Costumi: Massimo Cantini Parrini
Musica: Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, Downtown Boys; Suono: Adriano Di Lorenzo
TRAILER italiano: https://www.youtube.com/watch?v=I81rfcu21z8
TRAILER in v.o.: https://vimeo.com/443334038

F1a) Locandina di ‘Miss Marx’


L’immagine F1a fa da locandina al film ‘Miss Marx’ diretto da Stefania Nicchiarelli.
Fonte: https://i.ytimg.com/vi/DgFgt6s=EwY/maxresdefault.jpg

F1b) La protagonista femminile di ‘Miss Marx’

Nella immagine F1b la brava Romola Garai protagonista di ‘Miss Marx’ in una scena del film.
Fonte: https://i1.wp.com/www.asburymovies.it/wp-content/uploads/2020/08/miss-marx-2020-susanna-nicchiarelli-03.jpg?w=640

PIECES OF A WOMAN
Un film girato nel nome del realismo ispirato a un fatto realmente accaduto: Kornél Mundruczó ha dichiarato che la storia è nata dalla sua personale esperienza di un figlio mai nato, ma che lui e sua moglie avrebbero dovuto avere. Dopo 30 minuti di introduzione al film, di cui 25 di parto doloroso e purtroppo non a lieto fine, il film del regista ungherese non riesce a decollare completamente, per colpa anche di una regia troppo incentrata su inutili particolari intimi, come l’inquadratura di un paio di mutande con un assorbente, quando Martha si chiude in un bagno pubblico per un’esigenza comune a tutti, o della testa della bambina, poi morente, in mezzo alle gambe della protagonista. La bella e coraggiosa Vanessa Kirby ci mette impegno e profondità, ma la sceneggiatura e i dialoghi sono elementi essenziali alla riuscita del prodotto e, forse, qui non convincono. In un momento cruciale del film, la madre della protagonista, Elizabeth, interpretata dalla migliore attrice del film, l’ottima Ellen Burstyn, rivolge alla figlia un appello accorato a reagire veramente al dramma accadutole, testimoniando contro l’ostetrica ritenuta responsabile della morte della piccola e alla fine la ragazza andrà in tribunale, ma dirà tutt’altro. È interessante l’arco del personaggio principale, ma, anche nel monologo della madre, l’elevata capacità recitativa della Burstyn non viene supportata da un testo all’altezza. Una curiosità: la Burstyn si è aggiudicata nella sua carriera la triade di premi massimi che un attore possa sperare di vincere: Oscar, Emmy e Tony Award. Vorrei sottolineare come i migliori attori dei film che sto vedendo si siano fatti valere a teatro, oltre che sul grande schermo. La stessa Kirby, divenuta famosa con la sua principessa Margareth nella serie ‘The Crown’, vincendo l’Emmy Award alla migliore attrice non protagonista in una serie drammatica, si è aggiudicata il premio Whatsonstage per la sua performance teatrale come Stella in ‘Un tram chiamato desiderio’ di Tennessee Williams. Il mio voto al film è 6/7.

FILM IN CONCORSO – SELEZIONE UFFICALE. Premio Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile a Vanessa Kirby per ‘Pieces of a woman’ di Kornél Mundruczó e 6 candidature: Leone d’oro al miglior film, Leone d’argento per la migliore regia, Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, Premio Marcello Mastroianni, Gran Premio della Giuria, Green Drop Award.

Regia: Kornél Mundruczó
Produzione: Little Lamb (Kevin Turen, Ashley Levinson), BRON, Proton, Aaron Ryder, Martin Scorsese
Durata: 128’; Lingua: Inglese; Paesi: Canada, Ungheria
Interpreti: Vanessa Kirby, Shia LaBeouf, Ellen Burstyn, Jimmie Fails, Molly Parker, Sarah Snook, Iliza Shlesinger, Benny Safdie
Sceneggiatura: Kata Wéber
Fotografia: Benjamin Loeb; Montaggio: Dávid Jancsó
Scenografia: Sylvain Lemaitre; Costumi: Rachel Dainer-Best, Véronique Marchessault
Musica: Howard Shore; Suono: Christopher Scarabosio; Effetti visivi: Carl Pepin
Clip originale: https://www.youtube.com/watch?v=WAhGic5O1io

F2a) Locandina di ‘Pieces of a woman’

L’immagine F1a fa da locandina al film ‘Pieces of a woman’ diretto da Kornél Mundruczó
Fonte: https://m.media-amazon.com/images/M/MV5BYzFlNTIxNDAtNTE0NS00OWJlLWI4OGItMTJjZjRlZDYwODQzXkEyXkFqcGdeQXVyODQ3NTUyMDk@._V1_.jpg

F2b) I protagonisti di ‘Pieces of a woman’

Nella immagine F1b una sequenza con i protagonisti del film, Shia LaBeouf e dietro Vanessa Kirby
Fonte: https://i.dailymail.co.uk/1s/2019/12/09/23/22029376-0-image-a-56_1575934791106.jpg

QUO VADIS, AIDA?
Era decisamente un candidato valido alla premiazione in Laguna come miglior film. Diretto e co-prodotto dalla regista e sceneggiatrice e produttrice cinematografica bosniaca Jasmila Žbanić – vincitrice nel 2006 dell’Orso d’oro al festival di Berlino per ‘Il segreto di Esma’ che segnò il suo esordio nei lungometraggi – questo film tratta per la prima volta e in modo piuttosto addentrato, seppur non eccessivamente truculento dato il tema, del massacro di Srebenica, un vero e proprio genocidio di oltre 8 000 musulmani bosniaci, soprattutto di sesso maschile, avvenuto, durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, nel luglio 1995 nella città di Srebrenica e nei dintorni. La strage si compì in una zona che l’ONU aveva definito ‘zona protetta’. Fu genocidio, perché, come sentenziò anche la Corte internazionale di giustizia nel 2007, sussisteva all’origine dell’atto cruento e di massa lo specifico intento di distruggere il gruppo etnico dei bosgnacchi. Fra i condannati, l’allora presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, Radovan Karadžić, che la Corte penale internazionale dell’Aia in seguito condannò all’ergastolo. Un fatto dunque gravissimo e penoso che un cast eccellente, dalla menzionata cineasta bosniaca al suo team di attori capeggiato da una straordinaria Jasna Duričić, cui darei il massimo premio per un’attrice, ha saputo rendere in un mix di storia biografica, thriller, avventura, generando nello spettatore un senso di appartenenza alla storia e un’empatia forte per i personaggi, in particolare per la protagonista del film, la traduttrice assunta dall’Onu, e per la sua famiglia in grave pericolo, padre e due figli maschi grandi, nonché un’ampia apertura oculare su un momento storico vergognoso, ma anche sul valore della speranza che, a dispetto di tutto, ci fa andare avanti anche quando si muore dentro. Delicato, poetico. Voto: 9.

FILM IN CONCORSO – SELEZIONE UFFICALE. Nessun premio ma 8 candidature: Leone d’oro al miglior film, Leone d’argento per la migliore regia, Premio alla migliore sceneggiatura, Coppa Volpi per le migliori interpretazioni maschile e femminile, Premio Marcello Mastroianni, Gran Premio della Giuria, Green Drop Award


Regia/ Sceneggiatura: Jasmila Žbanić
Produzione: Deblokada (Damir Ibrahimović, Jasmila Žbanić), coop99 filmproduktion (Bruno Wagner, Barbara Albert, Antonin Svaboda), Digital Cube (Cristian Nicolescu), N279 Entertainment (Els Vandevorst), Razor Film (Roman Paul, Gerhard Meixner), Extreme Emotions (Ewa Puszczyńska), Indie Prod (Nicolas Eschbach, [Eric Névé], Margot Juvénal, Simon Gabriele), Tordenfilm (Ingunn Sundelin, Eric Vogel), TRT (Ibrahim Eren), ZDF Arte, ORF, BHRT
Durata: 104’; Lingua: bosniaco, inglese, olandese Paesi: Bosnia ed Erzegovina, Austria, Romania, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Francia, Norvegia, Turchia
Interpreti: Jasna Đuričić, Izudin Bajrović, Boris Isaković, Johan Heldenbergh, Raymond Thiry, Boris Ler, Dino Bajrović, Emir Hadžihafizbegović, Edita Malovčić
Fotografia: Christine A. Maier; Montaggio: Jarosław Kamiński
Scenografia: Hannes Salat; Costumi: Małgorzata Karpiuk, Ellen Lens
Musica: Antoni Komasa-Łazarkiewicz; Suono: Igor Čamo
Clip originale (anche inglese): https://www.youtube.com/watch?v=8Xubq1L6LE8

F3a) Locandina di ‘Quo vadis, Aida’


L’immagine F1a fa da locandina al film ‘Quo vadis, Aida’ diretto da Jasmila Žbanić.
Fonte: https://www.insidetheshow.it/wp-content/uploads/2020/09/quo-vadis-aida-1.jpg

F3b) La protagonista femminile di ‘Quo vadis, Aida’


Nella immagine F3b la bravissima Jasna Đuričić, protagonista del film, in una scena.
Fonte: https://scontent.ccdn.cloud/image/nospoiler/d37730d4-3b4d-4912-ad5c-8d8ef6601d07/quo-vadis-aida-1920×1080.jpg

THE HUMAN VOICE
Almodovar dirige la bravissima, nata in teatro, Tilda Swinton, musa dei film di Guadagnino, qui attrice unica nelle sapienti mani del grande regista spagnolo. Il testo che ha ispirato Almodovar è invece francese. Si tratta del bellissimo scritto di Jean Cocteau ‘La voix humaine’, che ben conosco dopo averlo portato in teatro nel giugno 2019 al Factory32 di Milano come attrice e regista (http://movida.tgcom24.it/2019/06/07/alessandra-basile-incanta-il-suo-pubblico-al-teatro-factory-32di-milano/ ; www.youtube.com/watch?v=iGLe6JDCxEc&t=1s ). L’opera narra di una donna da sola nella sua camera alle prese con un telefono negli anni 30, quindi anche con il filo che legava la cornetta all’apparecchio, con la centralinista che le deve passare la chiamata, con le interruzioni continue terribilmente frustranti, e soprattutto in preda all’ossessione di un lui che la sta lasciando proprio attraverso la cornetta e al desiderio di farla finita. Un breve spettacolo a una voce sola – anzi per il pubblico vi è anche quella immaginata dell’uomo senza nome che ha lasciato alla donna il suo cane per qualche giorno e che non tornerà da lei nemmeno per riprenderselo – così ben scritto da apparire persino velatamente comico, nonostante la sua drammaticità complessiva. Nel prodotto di Almodovar, in cui ben visibili sono alcuni sponsor del film che hanno optato per il product placement, non c’è quasi nulla di tutto ciò, addirittura il finale è totalmente ribaltato. Si potrebbe pensare a un desiderio del regista, a distanza di circa 90 anni dall’opera originaria, di ammodernare la storia e il personaggio di lei, che infatti parla tutto il tempo con due auricolari senza fili nelle orecchie (ben diverso dal telefono con il filo attorcigliato con il quale la protagonista poi si suicida), immaginando che opera sarebbe stata se Cocteau l’avesse scritta oggi. Per la scenografia essenziale e variopinta, per la regia ritmata di Almodovar, sostenuta da una fotografia splendida, per la capacità di Tilda Swinton, il premio Oscar dalla pelle bianca ancora liscia che certo non tradisce i suoi inimmaginabili prossimi 60 anni, il mio voto è 8,5.

FILM NON IN CONCORSO. Leone d’oro alla carriera a Tilda Swinton
Regia/ Sceneggiatura: Pedro Almodóvar
Produzione: El Deseo D.A. (Agustin Almodóvar, Esther GarcÍa)
Durata: 30’; Lingua: Inglese
Interpreti: Tilda Swinton
Fotografia: José Luis Alcaine; Montaggio: Teresa Moneo
Scenografia: Antxon Gómez; Costumi: Sonia Grande
Musica: Alberto Iglesias; Suono: Sergio Burmann
Note: dalla pièce teatrale “La voix humaine” di Jean Cocteau
Clip originale: https://www.youtube.com/watch?v=G4DOP4fDXto

F4a) Locandina di ‘The human voice’


L’immagine F4a fa da locandina al corto ‘The human voice’ diretto da Pedro Almodovar.
Fonte: https://1.bp.blogspot.com/-TmrpoEAn3cA/X1IiMQv_fxI/AAAAAAAAATY/Mwmu-jtHTpg-ga5ONlvT42lYD8e1_D9sgCLcBGAsYHQ/s16000/the%2Bhuman%2Bvoice%2Brecensione.jpg

F4b) La protagonista di ‘The human voice’


Tilda Swinton premiata con il Leone d’oro alla carriera.
Fonte: https://blog.screenweek.it/wp-content/uploads/2020/09/tilda-swinton-cover.jpg

THE MAN WHO SOLD HIS SKIN
Un uomo siriano è follemente innamorato di una ragazza della stessa provenienza geografica, ma non socioeconomica. Mentre, in piena guerra siriana, lui è costretto a fuggire per non essere arrestato, ingiustamente stando agli schemi occidentali odierni, lei si lega senza particolare trasporto a un altro uomo, più anziano, che le garantisce un certo tenore di vita, spinta dalla famiglia a farlo. Sam Ali, il ragazzo, mira a raggiungerla a Parigi, dove lei va, passando dal Libano. È un rifugiato e, seppure cerchi di nasconderlo, lo si intuisce guardandolo. Viene colto con le mani nel sacco, quando a una mostra d’arte cerca di arraffare del cibo con l’aiuto di un compare, ma, invece di essere mandato via a calci nel sedere dall’artista a capo della struttura, viene da quest’ultimo invitato ad accettare un lavoro. Ciò che Ali accetta per sopravvivere, ma ancor più nella convinzione che gli sarà così possibile viaggiare liberamente e quindi rivedere l’amata e liberarla dal ‘mostro’ che se l’è presa, secondo la sua visione romantica, è ciò che accetterebbe un oggetto inanimato se potesse parlare tanta è l’umiliazione. La storia è ispirata a quella vera di Tim Steiner (www.ilpost.it/2017/02/02/tatuaggio-wim-delvoye/ ). L’attore protagonista, Yahya Mahayni, è davvero bravo e, fra regia e cast, incluso l’eccellente Koen De Bouw, avrebbe potuto concorrere a miglior film di Venezia 77, se fosse stato inserito nella Selezione ufficiale, per l’intelligenza e l’originalità. Unica nota dolente: Monica Bellucci. Fra recitazione e uso della lingua inglese, nonostante da anni lo parli sul grande schermo, si conferma una non-attrice. Voto: 9.

FILM NON IN CONCORSO – SEZIONE ORIZZONTI Premio Orizzonti per il miglior attore a Yahya Mahayni per ‘The man who sold his skin’ di Kaouther Ben Hania e 5 candidature: i Premi Orizzonti per il miglior film, per la migliore sceneggiatura, per la migliore interpretazione femminile, per la migliore regia e il premio Speciale della Giuria Orizzonti

Regia/ Sceneggiatura: Kaouther Ben Hania
Produzione: Tanit Films (Nadim Cheikhrouha), Cinetele films (Habib Attia), Twenty Twenty Vision (Thanassis Karathano, Martin Hampel), Kwassa Films (Annabella Nezri), Laika Film and Television (Andreas Rocksen), Metafora Media Production (Fayçal Hassaïri), Sunnyland Film as a member of A.R.T. Group, (Antoine Khalife), Film i Vast (Anthony Muir), VOO Be tv (Philippe Logie), Istiqlal Films (Philippe Faucon)
Durata: 104’; Lingua: Inglese, arabo, francese; Paesi: Tunisia, Francia, Germania, Belgio, Svezia
Interpreti: Yahya Mahayni, Dea Liane, Monica Bellucci, Koen de Bouw, Darina Al Joundi, Christian Vadim, Wim Delvoye, Saad Lostan
Costumi: Randa Khedher; Scenografia: Sophie Abdelke
Fotografia: Christopher Aoun; Montaggio: Marie-Hélène Dozo
Musica: Amine Bouhafa; Suono: Anders Billing, Vive Leny Andrieux; Effetti visivi: Jean-Michel Boublil
TRAILER v.o. e italiano:
Clip originale con i sottotitoli inglese: https://cineuropa.org/it/video/392133/

F5a) Locandina di ‘The man who sold his skin’


L’immagine F5a fa da locandina al film ‘The man who sold his skin’ diretto da Kaouther Ben Hania.
Fonte: https://pad.mymovies.it/filmclub/2020/07/188/coverlg.jpg

F5b) Tim Steiner, il vero tatuato esposto alle mostre


Nella immagine F5b Tim Steiner cui regista e protagonista del film si sono ispirati.
Fonte: https://www.alux.com/wp-content/uploads/2017/02/This-Man-Sold-His-Tattooed-Back-to-an-Art-Collector-See-How-Much-He-Got-Paid-41-705×1024.jpg

THE WORLD TO COME
Vanessa Kirby è nel cast anche di questo film in concorso, come ‘Pieces of a woman’, e candidato ai più importanti premi della Mostra del cinema di Venezia. Con lei, l’attrice Katherine Waterson, il cui personaggio, Abigail, è sposato con Dyer, alias Casey Affleck, che ha partecipato alla produzione del film. Quando, nella solitudine dei monti, sommersi dalla neve e presi di mira da vere e proprie tormente, con una vita agreste e pochi animali sopravvissuti alle intemperie, ma soprattutto ancora sconvolti dal dolore incommensurabile della perdita della loro unica bambina, Dyer e Abigail incontrano e conoscono la coppia dei vicini, Finney e Tally, le cose cambiano. Se Dyer e Abigail non trovano la serenità per avere un figlio dopo l’accaduto, Finney e Tally non hanno figli perché lei si oppone al marito, ma a lui, legato alla bella donna dai lunghissimi capelli ondulati color carota, non va bene e il suo carattere violento prende presto il sopravvento sulla situazione e sulla moglie. Frattanto l’intesa fra le due neo-amiche cresce, ognuna sentendosi sola in casa propria con l’uomo sposato e, invece, amata, compresa, accettata, stimata dall’altra donna e dunque viva. La loro amicizia, fatta di piccoli gesti, qualche camminata nei campi, parole persino poetiche e frasi gentili, ma anche di confessioni scomode, di segreti svelati, di paure recondite condivise, pian piano si trasforma in una forma di amore irrinunciabile che sarà, però, la causa indiretta della morte di una delle due, con lo strazio dell’altra. Un film delicato, forse un po’ lento, ma molto ben scritto nei dialoghi e reso nelle interpretazioni di tutti e quattro gli attori principali, specialmente delle due donne che avrebbero meritato un riconoscimento fra i premi cui era candidato il film. In effetti, la Kirby ha avuto quel riconoscimento (per un altro ruolo). Voto: 8-.

FILM IN CONCORSO – SELEZIONE UFFICALE. Nessun premio ma 8 candidature: Leone d’oro al miglior film, Leone d’argento per la migliore regia, Premio per la migliore sceneggiatura, Coppa Volpi per le migliori interpretazioni maschile e femminile, Premio Marcello Mastroianni, Gran Premio della Giuria, Green Drop Award

Regia: Mona Fastvold
Produzione: Sea Change Media (Casey Affleck, Whitaker Lader), Killer Films (Pamela Koffler, Christine Vachon, David Hinojosa, Ben Kuller) Hype Film (Ilya Stewart, Murad Osmann, Pavel Buria), Charades (Carole Baraton, Pierre Mazars, Yohann Comte), M.Y.R.A. Entertainment (Margarethe Baillou), Yellow Bear Entertainment (Andrew Morrison), Panasper Films, Ingenious Media
Durata: 98’; Lingua: Inglese; Paesi: Usa
Interpreti: Katherine Waterston, Vanessa Kirby, Christopher Abbott, Casey Affleck
Sceneggiatura: Ron Hansen, Jim Shepard
Fotografia: André Chemetoff; Montaggio: Dávid Jancsó
Scenografia: Jean Vincent Puzos; Costumi: Luminita Lungu
Musica: Daniel Blumberg; Suono: Leslie Schatz
Note: dal racconto “The World to Come” di Jim Shepard
TRAILER v.o.: https://www.youtube.com/watch?v=VkS4AVmWAeo

F6a) Locandina di ‘The world to come’

L’immagine F6a fa da locandina al film ‘The world to come’ diretto da Mona Fatvold.
Fonte: https://www.cinematografo.it/wp-content/uploads/2020/07/THE-WORLD-TO-COME-Official-still-1.jpg

F6b) Una scena del film con Casey Affleck

Nella immagine F6b una scena di ‘The world to come’ con Casey Affleck (fra i produttori).
Fonte: https://spettacolo.periodicodaily.com/wp-content/uploads/2020/07/the-world.jpg

Conclusione
Si conclude qui il mio racconto su questo evento annuale che, in primis, fa sognare e trascorrere momenti culturali affascinanti e divertenti e desidero fare un plauso agli organizzatori che si sono tanto efficacemente dati da fare nel rispetto assoluto delle norme anti-Covid19. E desidero complimentarmi con una Attrice così talentuosa da potere raccogliere con diritto l’eredità artistica di Meryl Streep; mi riferisco a Cate Blanchett, la vera Lady del red carpet, con le sue mise scelte con cura e indossate con eleganza. Abbiamo avuto, per Venezia 77, una presidente di giuria australiana. Del resto la Mostra del Cinema è italiana con una visione internazionale. Questa sarebbe, infatti, la mentalità giusta per essere nazionalisti in modo aperto. Facciamo cinema con produzioni estere unite alle nostre. Facciamo grandi cose con i talenti italiani e le possibilità che vengono da oltre oceano. Uniamo le forze, invece di chiuderci in noi stessi, mai dimentichi della nostra italianità come valore che genera creatività e resta aperto alla condivisione per espandersi. Evviva il cinema e il teatro che portano cultura e aiutano ad ampliare la propria visione del mondo.

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
Email: alessandraeffort@icloud.com
Sito web: www.alessandrabasileattrice.com
Blog: https://alessandrabasileattrice.com/blog/

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