Home Rivista Digitale Traders Editoriale Quando il mercato diventa un plotone di esecuzione

Quando il mercato diventa un plotone di esecuzione

Mai rimanere intrappolati nel passato.

Se vai a Parigi, sicuramente non farai a meno di esplorare l’Avenue de Champs Elysées.

Ai numeri 103-111, all’angolo con Rue de Bassano, c’è un meraviglioso palazzo in stile Belle époque, che è stato sede centrale della banca HSBC France fino al 2020: uno dei pochi soggetti che poteva permettersi il lusso del mantenimento di una sede così prestigiosa.

HSBC acquisì l’edificio, quando nel 2003, incorporò il Crédit Commercial de France, che, aveva a sua volta acquistato il palazzo nel 1922, per utilizzarlo come sua sede principale.

La costruzione dell’edificio, nondimeno, risale al 1899, nel mezzo di quell’epoca incredibile, di cui Parigi era il centro. 

Epoca dissoltasi come neve al sole, con tutte le sue illusioni e frivolezze, scontrandosi con la durezza del primo conflitto mondiale.

Il committente della costruzione, nel 1899, era un hotel di gran lusso: l’Elysée Palace, che fallì nel 1919, alla fine del conflitto, e, soprattutto, dopo che era scomparsa ogni traccia della Belle époque e quel tipo di hotel non aveva più clienti. Era tempo di ricostruzione e rinascita e non di lussuose e dispendiose frivolezze.

Il 2 gennaio del 1917, in quell’hotel era approdata una donna affascinante ed elegantissima, con un seguito di bagagli da fare impressione, uno stile evidente di chi è abituata alla comodità e alla ricchezza.

Vestito impeccabile, pelliccia, tacchi alti, portamento da grande dama.

La guerra imperversava e quella figura appariva come il residuo di una Belle époque già scomparsa da tempo.

Si trattava di Margaretha Zelle, di nazionalità olandese.

Difficilmente il nome ti ricorderebbe qualcosa, se non ti dicessi che Margaretha era in realtà Mata Hari.

Di segreta professione, spia, sia dei tedeschi che dei francesi. Margaretha non si faceva grandi problemi su chi fossero i committenti della sua attività…

La mattina del 13 febbraio 1917 era un giornata fredda e uggiosa e il clima della guerra rendeva Parigi particolarmente tenebrosa.

Alla sua camera, una splendida suite al terzo piano dell’hotel, nella zona riservata ai clienti migliori e di maggior prestigio, bussarono sei persone.

Era il capo della polizia in persona, Priolet, con ben cinque ispettori al seguito. Nemmeno Al Capone, anni dopo, sarebbe riuscito a smuovere tali autorità per essere arrestato.

Mata Hari, o Margaretha Zelle se preferisci, fu condotta nel carcere di Saint-Lazare.

Era stata tenuta d’occhio dal controspionaggio francese ed inglese. Anche perché un tale personaggio, a quel tempo, attraeva evidente attenzione.

Il 21 giugno del 1917 vennero concluse le indagini su di lei, il 24 luglio iniziò il processo che si concluse con la sentenza di condanna a morte per spionaggio.

L’esecuzione avvenne il 15 ottobre.

Per recarsi al luogo dell’esecuzione, si vestì elegantemente, come sempre, rifiutò la benda in modo piuttosto altezzoso. Solo un colpo degli undici sparati dal plotone la colpì al cuore, ma fu sufficiente.

Mata Hari è stata il simbolo di un’epoca.

Una borghesia civile e militare si era arricchita ed era desiderosa di spendere, creando uno spirito di leggerezza, che intendeva dimenticare le guerre del passato. Ma la prima guerra mondiale aveva fatto svanire quello spirito.

Il suo desiderio di sopravvivere a quell’epoca le è stato fatale.

Spia, doppiogiochista, amante di persone importanti, opportunista, fino al momento di cadere nella trappola del controspionaggio.

Ma, soprattutto, ingenuamente innamorata di un passato che non esisteva più, aggrappata al passato che le aveva regalato una esistenza lussuosa e un riscatto personale. E incapace di abbandonare quel passato per costruire un futuro diverso.

Questo è lo stesso errore che facciamo quando non riusciamo a comprendere i cambiamenti epocali che vivono i mercati.

In finanza, questa incapacità può costare molto caro.

Sul mercato dell’S&P500, oggi, affluisce giornalmente un trilione di dollari di opzioni che scadono in giornata. Il 60% delle opzioni in circolazione scade entro la settimana.

Solo cinque anni fa, un tale fenomeno sarebbe stato impensabile. E’ un cambiamento epocale di prospettiva.

L’asse dominante del mercato si è spostato sulle opzioni. E sono le opzioni a determinare il movimento giornaliero, la direzione del mercato.

Tutto è cambiato ed è cambiato in poco tempo. Come quando finì la Belle époque, dissolvendosi travolta dal cambiamento.

Non puoi fare a meno di essere presente sul mercato se non conosci le opzioni. E’ il cambiamento, ed è arrivato, da tempo.

 

 

 

 

 
 

 

Maurizio Monti
Editore Traders’ Magazine Italia

 

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