Operare sui mercati con lo strumento finanziario in assoluto più adattabile e potente

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Come le opzioni possono consentire una vera diversificazione e migliorare regolarità e costanza dei rendimenti ottenibili

Sono ancora tanti, tantissimi i traders e gli investitori che preferiscono evitare l’utilizzo delle opzioni. Vengono, spesso a torto, considerate troppo pericolose, inaffidabili, adatte solo per veloci speculazioni. In questo articolo desidero fare chiarezza su questo strumento finanziario ed illustrare perché, in realtà, non dovrebbero mai mancare nella “cassetta degli attrezzi” con la quale si opera sui mercati al fine di ottimizzare i rendimenti e minimizzare i rischi.

Opzione significa libertà

Nel linguaggio corrente il termine “opzione” significa “scelta”, “facoltà”, “possibilità”, “alternativa”; contenuti positivi quindi che indicano la libertà di poter privilegiare una decisione invece che un’altra al fine di ottenere il miglior risultato possibile.

In effetti investire utilizzando le opzioni finanziarie (attenzione a non confonderle con quelle binarie!) costituisce veramente un’alternativa (o un completamento) – a mio parere unico e irrinunciabile – rispetto alle tradizionali metodologie direzionali.

Cosa si fa normalmente se si desidera investire una parte del proprio capitale? Si seleziona uno strumento finanziario (per esempio un’azione, un indice, un ETF) e lo si acquista puntando ad un suo aumento di valore nel tempo. È il diffusissimo “metodo” compra, tieni e prega (che salga).

Oppure si “vende allo scoperto” un mercato puntando ad una sua diminuzione di valore.

Se la previsione si dimostra corretta lo si riacquisterà dopo un certo lasso di tempo ad un prezzo inferiore e la differenza rispetto al prezzo al quale è stato venduto equivale al profitto dell’operazione.

Cosa accomuna queste due diverse operatività? Che gli eventuali profitti sono totalmente legati alla direzione del mercato: se compro guadagno solo se il titolo sale, se vendo guadagno solo se il titolo scende. Ne consegue che, nel caso la previsione formulata si dimostri non corretta – e in campo finanziario capita sempre molto più spesso di quanto vorremmo – addio rendimenti, addio capital gain, addio plusvalenza e quello che si realizza sono invece soltanto delle perdite.

Per molte, moltissime persone (anche professionisti ed esperti del settore) il dover essere totalmente direzionali è l’unico modo possibile di investire.

In realtà è sufficiente acquisire competenze più sofisticate della media per scoprire che non è affatto così.

Quello che bisogna considerare, infatti, è che i notevoli vantaggi che offrono le opzioni finanziarie in qualche modo dipendono anche dalla loro maggiore complessità rispetto alle metodologie tradizionali prima descritte. Il loro prezzo, per esempio, viene influenzato solo in parte dalla direzione del mercato, legato com’è anche a fattori quali il tempo che manca alla scadenza e alla distanza dalla quotazione del sottostante, concetti che invece nel caso di utilizzo di azioni, indici o ETF sono totalmente assenti.

Inutile nasconderlo, all’inizio la comprensione del funzionamento delle opzioni è decisamente meno immediata rispetto a molti altri strumenti finanziari; tutto considerato però questa maggiore difficoltà alla partenza è comunque un prezzo molto piccolo da pagare in relazione ai benefici che si possono ricavare dal loro utilizzo a fini d’investimento.

Stiamo infatti parlando dello strumento in assoluto più potente, flessibile, adattabile e modificabile attualmente disponibile in quanto può essere utilizzato:

– Con qualsiasi tipo di mercato (rialzista, ribassista ma anche laterale),

– In maniera conservativa, prudente e protetta ma anche, volendo, altamente speculativa;

– Per avere un notevole effetto leva;

– Per coprire altre posizioni del portafoglio (effetto hedging);

– Per provare ad acquistare titoli a prezzo di sconto e, se non ci si riesce, nel frattempo incassare un premio;

– Per ottenere un rendimento extra da azioni che già si posseggono (strategia detta di “covered call”)

– Per investire in maniera non direzionale ed a favore di tempo e probabilità.

Come vedi sono numerosi gli usi che, una volta imparato il loro funzionamento, le opzioni consentono, anche perché la loro compravendita può essere combinata con le due tipologie utilizzabili (call e put) dando vita così a decine di possibili strategie.

Pur essendo un derivato quindi, famiglia di strumenti finanziari chiamati così perché il loro prezzo deriva dal valore di mercato di un altro bene chiamato sottostante, l’utilizzo che se ne fa può non essere speculativo ma anzi decisamente all’opposto: probabilistico, prudente, protetto e non direzionale.

Cioè esattamente il motivo per il quale, orami da molti, moltissimi anni, le utilizzo in maniera esclusiva per operare sui mercati finanziari; una decisione che ha dato una vera e propria svolta alla mia carriera di investitore professionista ed ai risultati che sono riuscito ottenere.

Uno strumento, quindi, in grado di dare benefici reali e concreti rispetto alle tradizionali metodologie operative ed è veramente un peccato constatare che, soprattutto in Italia, sia ancora così poco compreso e diffuso.

Quando si parla di opzioni, infatti, possiamo notare che:

  • La loro popolarità è inversamente proporzionale ai vantaggi che possono offrire (quindi diffusione limitata, vantaggi numerosi);
  • Anche nei rari casi nei quali l’investitore medio le utilizza, normalmente lo fa per i motivi sbagliati, in modo totalmente speculativo, quasi fossero biglietti della lotteria, cercando di guadagnare tanto ed in fretta;
  • Come diretta conseguenza dei due punti precedenti molto di quello che si pensa di sapere sulle opzioni non corrisponde a verità.

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Opzioni: i 10 falsi miti

L’elenco sotto riportato contiene affermazioni sulle opzioni che, pur essendo oggettivamente false, vengono spesso spacciate per “verità”, non solamente da persone poco preparate sull’argomento ma anche da qualcuno dei cosiddetti “esperti” del settore.

Una qualifica che, alla prova dei fatti e dei rendimenti, in qualche caso appare assegnata con una certa generosità.

  1. Sono solo scommesse;
  2. Sono troppo rischiose;
  3. Sono troppo complicate;
  4. Se le compro ed il titolo si muove a mio favore guadagno;
  5. Consentono di ottenere rendimenti a 2-3 cifre con regolarità;
  6. Il 90% scade senza valore;
  7. Utilizzandole si può guadagnare anche il fine settimana, durante la chiusura dei mercati;
  8. Permettono strategie del tipo “la metto a mercato e la dimentico” oppure “mi bastano cinque minuti al giorno per guadagnare costantemente”;
  9. Possono essere utilizzate solo da fondi specializzati;
  10. Non si possono vendere se prima non si sono acquistate.

Oltre a questi dieci falsi miti vi è però un mito vero e riguarda, come detto in precedenza, il vantaggio in assoluto più grande di cui si può godere investendo tramite opzioni, il fatto cioè di non dover dipendere totalmente dalla direzione del mercato per ottenere profitti.

Con le opzioni, infatti, le normali dinamiche dei mercati sono sovvertite: acquistandole si possono subire perdite anche indovinando la direzione mentre vendendole si possono maturare guadagni anche se il mercato si muove nella direzione opposta a quella preventivata.

Questo concetto non è di immediata comprensione, per cercare di chiarirlo, quindi, simuliamo quello che potrebbe accadere acquistando direttamente uno strumento finanziario ed applicando una tecnica di investimento molto semplice: su un trend rialzista si compra quando il titolo fa segnare nuovi massimi e si applica uno stop protettivo per limitare le perdite nel caso i prezzi dovessero calare dopo l’entrata in posizione.

Quello che emerge anche dalla figura 1 è il problema tipico di ogni investimento direzionale: il movimento dei prezzi molto raramente si attua con linearità e decisione verso una sola direzione, salendo (o scendendo) con forza e senza sosta.

Molto più frequentemente si manifesta invece con dinamiche a fasi alterne, nelle quali i prezzi un po’ salgono, poi si stabilizzano, infine scendono un po’ per poi risalire, il tutto ripetuto, con diverse varianti, innumerevoli volte.

Queste fluttuazioni, quando sono accentuate come nell’esempio qui illustrato, rischiano di arrecare gravi danni al portafoglio di chi detiene il titolo, costringendo ad una uscita dall’investimento (vendendo di conseguenza in perdita) proprio a causa di interruzioni del trend rialzista, movimenti magari temporanei ma in grado di fare scattare lo stop protettivo.

F1) Andamento dell’ETF XLE 2011 – 2013

F1

Quello che potrebbe succedere acquistando su un trend rialzista ogni volta che il titolo fa registrare nuovi massimi ed applicando uno stop protettivo.
Fonte: www.interactivebrokers.com

Riguardo all’esempio riportato però, la considerazione che più di tutte dovrebbe far riflettere è che alla fine l’idea di partenza, cioè di entrare in acquisto in favore del trend rialzista, era corretta: il titolo, infatti, è passato da 67$ a 97,5$, facendo registrare un ottimo +45%.

F2) Andamento dell’ETF XLE 2011 – 2014

F2

Negli anni successivi il trend long è stato rispettato ed il mercato è salito del 45%.
Fonte: www.interactivebrokers.com

Un incremento di valore che però, a causa delle fluttuazioni di prezzo, difficilmente sarebbe stato possibile sfruttare completamente attraverso una normale operatività direzionale.

Certo, si potrebbe obiettare che senza stop protettivi alla fine l’investimento si sarebbe rivelato profittevole ma, come non mi stancherò mai di ripetere, affrontare i mercati senza un piano che preveda anche una serie di protezioni del capitale nel caso le cose non dovessero andare come previsto, significa semplicemente autocondannarsi al fallimento.

L’unica variabile possibile riguarderebbe il “quando”, non certo il “se”.

Un’altra soluzione è possibile

Sullo stesso titolo e per lo stesso arco temporale, si sarebbe potuto investire in modo diverso? Certo che sì, applicando una strategia in opzioni chiamata credit spread, una operatività che, in questo caso, avrebbe previsto la vendita di contratti di tipo put ed il contemporaneo acquisto di altri contratti (sempre di tipo put) a protezione.

Il massimo profitto di questa strategia si realizza quando i contratti compravenduti (e per i quali è stato incassato un premio) scadono senza valore cioè con il titolo sottostante che non ha oltrepassato il prezzo corrispondente allo strike scelto.

Un investimento di questo tipo, quindi, non genera profitti o perdite esclusivamente in base ai movimenti dello strumento finanziario ma permette di accettare “puntate” da parte di altri partecipanti al mercato (e per questo ricevere un pagamento) vendendo loro contratti che mantengono o aumentano il loro prezzo in poche, precise e determinate circostanze, una serie di condizioni che, per di più, si devono manifestare in un arco di tempo limitato.

In tutti gli altri casi il valore di tali opzioni diminuisce sino ad arrivare a zero ed il premio pagato rimane nelle tasche del venditore.

La logica nel costruire strategie di questo tipo è quella della gestione di un casinò o di una compagnia di assicurazioni, modelli di business cioè basati su calcoli statistici che prevedono un pagamento (quindi una perdita) all’avverarsi di eventi poco probabili entro una determinata scadenza (per esempio la vincita alla roulette o un incidente in auto) mentre consentono di incassare un premio (quindi di realizzare profitti) in tutti gli altri casi.

Infatti, è proprio grazie a perdite (comunque sempre limitate) che maturano solo quando eventi poco probabili avvengono tassativamente entro una determinata scadenza ed a profitti che si generano in tutti gli altri casi, che riescono a prosperare non solo casinò e compagnie di assicurazione ma anche, grazie alle opzioni, investitori avanzati in grado di applicare le medesime logiche statistiche-matematiche.

 

F3) Possibili strategie in opzioni sull’ETF XLE

F3

Investendo in maniera non direzionale aumentano decisamente le probabilità di produrre profitto.
Fonte: www.interactivebrokers.com

Nell’esempio riportato, a parità di movimenti l’acquisto diretto del titolo avrebbe comportato cinque occasioni di entrata nell’investimento ma tutte concluse in perdita mentre l’implementazione di una specifica strategia in opzioni avrebbe permesso la messa a mercato di quattro operazioni (quindi una in meno in quanto si sono scelte scadenze anche a quattro mesi) tutte però concluse in profitto.

Ma non basta; il profitto è stato generato nonostante, ogni volta, il titolo dopo l’ingresso si sia mosso in maniera contraria rispetto al previsto, diminuendo di prezzo invece che aumentare.

Piuttosto che tentare di indovinare la direzione, operare in questo modo – e fra tutti gli strumenti finanziari, solo le opzioni permettono di farlo – significa quindi scegliere un approccio totalmente a favore di tempo e probabilità.

Una metodologia, inoltre, in grado di trarre vantaggio da 4 delle pochissime certezze che i mercati possono offrire:

È sempre più facile fare corrette previsioni in merito a cosa non farà uno strumento finanziario invece che dover indovinare cosa farà.
  1. Il tempo scorre sempre e solo in una direzione.
  2. I prezzi fluttuano, procedendo a fasi alterne.
  3. Le opzioni hanno una scadenza.

Ecco come è stato possibile fare evolvere 5 operazioni tradizionali concluse in stop loss in 4 investimenti non direzionali in grado di maturare profitti nonostante la direzione avversa del mercato.

Acquisendo le corrette competenze, grazie alle opzioni hai la concreta possibilità di operare sulle piazze finanziarie proprio nel modo che ti ho illustrato, in maniera codificata, sistematica e continua, mese dopo mese, scadenza dopo scadenza.

Se iniziassi a farlo oggi, tra un anno di quanto potrebbero essere migliori i rendimenti raggiunti? E tra cinque? E tra dieci?

Conclusioni
Con mercati sempre più imprevedibili, nervosi, sorprendenti, conoscere ed utilizzare nel modo più corretto le opzioni permette di investire godendo di vantaggi competitivi unici, una serie di benefici in grado di riflettersi in maniera concreta nei rendimenti ottenibili mese dopo mese, anno dopo anno.

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Alberto Camuncoli

Amministratore delegato di una società di investimenti e di servizi advisory, opera sui mercati finanziari internazionali da metà degli anni 90 ed i suoi interventi sono ospitati in trasmissioni televisive, articoli, conferenze e seminari.
Ha prima ideato e poi perfezionato il metodo Theta Tradinvest™, l’unica operatività che, grazie alle 5 P di un Piano d’azione Predefinito, Particolareggiato, Profittevole e Protetto, consente di incassare premi ogni 30 giorni investendo sui mercati finanziari in maniera non direzionale ed avendo come potenti alleati tempo e probabilità. È autore del libro best seller Investire con successo www.investireconsuccesso.com e del servizio Portafoglio Opzioni su www.traders-cup.it .
A questo link invece https://www.investireconsuccesso.com/guide/
è possibile scaricare gratuitamente il suo eBook I 10+1 costosi errori commessi dal 90% degli investitori (e come evitarli).

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