Riceviamo da GruppoARC e pubblichiamo per i nostri lettori

La sopravvivenza e la crescita delle PMI è legata a doppio filo all’evoluzione di una nuova specie di operatori per la finanza di impresa “small but smart”

La vera forza delle PMI, le piccole imprese italiane, è innanzitutto la loro cultura, massima espressione di quanto affermò Schumpeter: “il vero motore del progresso sono quelle persone che costruiscono qualcosa dal nulla”. E chi altri incarna questo concetto più delle persone che sono l’anima, la passione e la forza delle PMI?

La benzina che alimenta questo motore sono le risorse finanziarie: il mercato dei capitali offre tante opzioni diverse per far confluire risorse alle PMI – come i PIR, piani individuali di risparmio che però spesso non son facilmente accessibili dalle imprese. Le cause sono molte, ma il motivo principale è la mancanza di intermediari specializzati in finanza d’impresa per le PMI.

Servono operatori finanziari che siano vicini e sappiano ascoltare, dialogare e interagire con le PMI. Per questo è inevitabile che anche questi operatori siano di medie e piccole dimensioni, specializzati per territorio o per settore economico, e quindi numerosi.

Da una parte le PMI, sinonimo di Innovazione di Impresa, e dall’altra i nuovi operatori finanziari fintech, sinonimo di innovazione finanziaria, devono lavorare insieme, attraverso un comune percorso culturale, per portare nuovi capitali che sostengano la crescita e il rafforzamento del tessuto imprenditoriale italiano.

Ma l’innovazione finanziaria deve scontrarsi con resistenze e preconcetti basati sul timore di instabilità finanziaria e mancanza di controllo che potrebbero generare: la reazione tipica dell’establishment è la produzione continua di regolamentazioni complesse e basate su modelli passati, che permettono di fatto la sopravvivenza solo a operatori di dimensioni sempre maggiori e che invece schiacciano i soggetti più piccoli e dinamici sotto il peso dei costi necessari per la compliance.

Ne beneficiano gli operatori “too big to fail” che autoalimentano il proprio essere big, talmente big che essi stessi non riescono a controllarsi e finiscono per essere la causa dei virus delle crisi finanziarie. Crisi che potrebbero causare il fallimento di molte PMI e la sopravvivenza delle too big to fail in quanto possessori dell’antibiotico al virus da essi stessi prodotto.

Ma cosa sta avvenendo ora? Quale è la meteorite che sta colpendo il mercato e che potrebbe limitare questi dinosauri, e consentire lo sviluppo di nuovi operatori finanziari “small but smart” per le PMI?

Il meteorite, già da tempo all’orizzonte ma finora affrontato con risposte inadeguate, è l’innovazione digitale:

  • che da una parte sta modificando l’approccio del risparmiatore finale sia esso millennial o baby-boomer che chiede accesso a più soluzioni di investimento in modo semplice, sicuro e comodo, come promesso dal fintech;
  • e dall’altra riduce la distanza tra impresa e mercato dei capitali grazie a un modello semplificato  l’intermediazione diretta che grazie al fintech riduce i costi operativi e rende economicamente efficienti gli intermediari di piccole medie dimensioni.

Eppure l’offerta di servizi rivolti al finanziamento PMI dalle banche passa ancora quasi totalmente offline, pur in uno scenario in cui, secondo il più recente report dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano, 11 milioni di Italiani già utilizzano servizi fintech, con numeri inevitabilmente in crescita. Un cambiamento epocale, che come nella preistoria, favorirà la sopravvivenza e lo sviluppo di nuove specie, come i mammiferi, più piccole ma maggiormente in grado di adattarsi al cambiamento: small but smart.

I dinosauri useranno tutto il proprio potere intimidatorio nei confronti dei piccoli mammiferi. Ma come la natura ci insegna, non è necessariamente il più grande che sopravvive, ma certamente chi è più veloce ad adattarsi al cambiamento.

Quella che molti vedono come una catastrofe non è che l’inizio della nuova finanza fintech per la crescita delle PMI.

Angelo Lazzari
CEO di GruppoARC

Dalla Redazione di TRADERS’ Magazine