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Sai come nasce un target di prezzo?

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Ecco perchè non ci prendete mai 

L’azione Tesla, ieri, ha fatto un +12.58%.

Qualche webinar fa avevamo previsto un prezzo target di 2046 dollari, abbondantemente superato con il massimo del giorno 1 settembre. Con lo split intervenuto poi, quel prezzo è diventato 409 dollari. La chiusura di ieri è stata a 419.

La nostra previsione era basata su un algoritmo matematico. Questo significa che l’area di quel prezzo diventa un punto dove il grafico indugerà, probabilmente ritornerà, ritesterà ancora sopra e sotto quell’area, trasformandola da resistenza in supporto e riandando poi a testarla come resistenza.

Quando verrà definitivamente superata, allora si parlerà del target successivo.
 
A valori di oggi, quindi post-split, se esamini l’ultimo massimo e minimo (1 settembre-8 settembre) ti accorgi che il loro valore mediano è 415, sei punti sopra la nostra previsione di 409 dollari. Quella zona è stata oggetto di uno swing rialzista e uno ribassista che l’hanno trasformata di fatto in valore di riferimento.
 
Non è un caso che succeda questo. È la precisione dell’algoritmo che individua le aree critiche a maggiore probabilità.

Se prendi le barre del grafico dal 21 agosto a quella di ieri e le conti ti accorgi che sono 16. Ebbene, otto di queste barre toccano l’area di 409 dollari più o meno dieci punti. E la probabilità, quindi, fa giocare a favore quella previsione di target. È l’algoritmo sbagliato? No, è un modello previsionale, come altri ne esistono.
 
Così, un prezzo target calcolato correttamente non è detto che prenderà il massimo con precisione millimetrica. Piuttosto, è probabile che centrerà l’area attorno alla quale il prezzo insisterà di più, dopo essersi attestato su un massimo effettivo.

Questo può significare la classica lateralità sui massimi, piuttosto che uno swing più grande di volatilità, in funzione dello strumento analizzato. E, ovviamente, Tesla ha una caratteristica di forte volatilità e quindi lo swing attorno al target è ampio.
 
Questo, non è servito ad autocelebrare una previsione: ma a spiegare come è fatto un modello previsionale. Con i suoi pregi e i suoi difetti, naturali, strutturali, inevitabili.
 
Qualche cosa che, in parole semplici, sono in pochi a spiegarti. La semplicità espone anche alle critiche, perché tutti capiscono e tutti possono dire la loro. La semplicità è la prima chiave della libertà.
 
Mercoledì 16 settembre scorso alle ore 10, per la serie di webinar dedicati a Raccomandazioni di Borsa, abbiamo avuto un ospite illustre che ama rivolgersi al pubblico con parole semplici. Con linguaggio chiaro, comprensibile. Identificandosi nel pubblico, perché ama raccontare la verità e la realtà. Sto parlando di Tony Cioli Puviani, che ci ha raccontato l’eccezionale esperienza di trading che sta condividendo con i suoi seguaci abbonati a Certificati in libertà.
 
Abbiamo parlato di realtà: di alti e bassi, di come alle volte vincere sia difficile, richieda non solo competenza, ma resistenza, voglia di sopravvivere, di farcela. Di vincere, anzitutto se stessi.
 
Una formidabile unica esperienza di trading e di vita raccontata in diretta: clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

 

P.S.: Dalla spiegazione sopra, so già che qualcuno, più o meno simpaticamente, scriverà: ecco perché non ci prendete mai! Le previsioni non servono a fare trading ma ad avere una visione di scenario. Se le usi per fare trading, stai commettendo un errore. Tony ci ha spiegato con la dote eccezionale della semplicità, il metodo con cui batte i mercati. Competenza? Si, ma non solo. Clicca, iscriviti e vedi la registrazione. Condividi con noi un’ora appassionante di Cultura di trading.

Maurizio Monti

 

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