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Venezia 79, 2022, le mie recensioni in breve (1° parte)

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In concorso: Tar con Cate Blanchett, White noise con Adam Driver; fuori concorso: Riget Exodus di Lars Von Trier, Living con Bill Nighy

Il 31 agosto 2022, al Lido, si sono tenuti due speach di rilievo: quello un po’ stile provino della madrina del Festival, Rocio Munoz Morales, moglie di Raul Bova, e quello, trasmesso in video, di Zelensky, al quale è seguita una lista – che scorreva sul grande schermo prima della proiezione del film di apertura del festival – dei decessi ad opera della Russia, decessi soprattutto infantili. Arte e Cultura si spera siano super partes, potendo estendersi oltre i limiti geografici, linguistici, fisici, religiosi, sessuali e simili, e mirando a unire più che a separare; la scelta dell’organizzazione di schierarsi, in ambito, non solo umano, ma politico, può essere criticabile, mentre quella di dire NO alla guerra, che sia in un paese o nell’altro, causato da un esercito o da un altro, è meritevole. Certo, chi causa una guerra deve pagare, ma le morti in campo, ahimè, avvengono per mano dei combattenti di entrambe le fazioni in lotta. Se un film o una scultura, per esempio, rappresentano una presa di posizione netta è comprensibile e auspicabile, ma se lo fa un festival, forse, è discutibile, poiché dovrebbe ‘solo’ difendere i diritti umani. La cultura super partes, però, è ideale, come dimostrato dal fatto che, fra destra e sinistra italiane, una sola ha avuto tradizionalmente in mano il nostro patrimonio culturale. L’augurio è che Arte e Cultura vincano su guerra e ingiustizie.

Prima di accedere alle recensioni, ecco un mio piccolo pronostico con riferimento solo ad alcuni premi o categorie di premi:

– Leone d’argento per la miglior regia a Darren Aronofsky.
– Coppa volpi femminile Cate Blanchett (Tar).
– Coppa volpi maschile Brendan Fraser (The whale).
– Riconoscimenti/altri premi a Penelope Cruz (L’immensità), a Emanuele Crialese (L’immensità), ai film Les enfants des autres e Argentina 1985 e, nell’ambito dei documentari, a All the beauty and the bloodshed su e con Nan Goldin.

CONCORSO UFFICIALE: White noise di Noah Baumbach con Adam Driver e Greta Gerwig

F1) Un momento del film ‘White noise’

Nella figura F1 un primo piano di Adam Driver in una scena del film diretto da Noah Baumbach.
Fonte: https://realtimeindia.in/wp-content/uploads/2022/07/adam-driver-white-noise-165881468816×9.jpg

A dare il via al concorso ufficiale di Venezia 79 é stato il film White noise, con Adam Driver e Greta Gerwig, diretti da Noah Baumbach. In circa due ore e mezza, il film mira a trattare il panico che la morte, come idea e certezza, può generare nell’essere umano e lo fa in maniera, anche, un po’ fantastica, anzi catastrofica. Fra i due protagonisti, Driver – trentotto anni, qui invecchiato per il personaggio, con tanto di pancia apposta – reagisce alle catastrofi, vere o temute, con un’indifferenza autoimposta e una freddezza comportamentale conseguente verso gli altri, mentre Babette arriva persino a prostituirsi, o qualcosa del genere, pur di credere in un fantomatico farmaco in grado di aiutarla (non vuole morire prima dei suoi cari), ma lui e lei si ritroveranno uniti più che mai, in un legame profondo, proprio per la reciproca comprensione intima, seppure diversa, del sentimento umano della paura. Quest’ultima può causare, se mal gestita, il raggiro di una mente fragile da parte di una scaltra e perversa: il condizionamento della mente è qualcosa che, in certa misura, tutti possono comprendere. White noise riunisce, così pare, più generi: drammatico, commedia, grottesco/trash, azione, catastrofico, ma qual è il risultato? Ai lettori l’ardua sentenza. Per concludere: un bravissimo! a Driver, soprattutto, e al resto del cast, mentre regia e sceneggiatura sono meno convincenti, però, White noise intrattiene, questo sì. Voto al film: 6,5

CONCORSO UFFICIALE: Tar di Todd Field con Cate Blanchett

F2) Un momento della proiezione di ‘Tar’

Nella figura F2 Cate Blanchett alla prima del film diretto da Todd Field con il regista in sala.
Fonte: ph. Alessandra Basile

Fra i film più attesi in concorso a Venezia 79, uno era sicuramente Tar, per via della sua interprete: Cate Blanchett. Diretta da Todd Field, la magnifica attrice ha soddisfatto suddette attese, grazie alla sua arte e tecnica perfette, inspirational artisticamente e pregnanti dal lato umano. Ogni sua performance è una garanzia, come l’indimenticabile ‘Blanche Dubois’ alleniana che Cate interpretò in Blue Jasmine, vincendo meritatamente l’Oscar. Il film di Field dura quasi 3 ore, perché tende a un’analisi nel dettaglio, soprattutto psico-emotiva, della protagonista: Lydia Tar. In un mondo notoriamente maschilista come quello della musica classica, essa fu fra le prime donne a ricoprire la carica di direttore d’orchestra.

La riuscita del film dipende, anche, dall’aver saputo dipingere una donna al tempo stesso dura e fragile, determinata e insicura, dispotica nel suo lavoro e capace di un grande amore per la figlia, infine temuta da tutti seppure un agnellino di fronte alle ragazze per lei attraenti capaci di soggiogarla. Lydia è una donna né buona né cattiva; è vittima di sè e della società e, nel contempo, è carnefice verso sè e, quando sono per lei un ostacolo, gli altri; Lydia arriva a essere la causa, anche, di un suicidio e della sua inevitabile solitudine. Cate Blanchett è, oltre misura, bravissima, perciò Lydia resta a lungo impressa nello spettatore. Il cast è ottimo: la regia di Field ne ha senz’altro molto merito. Voto al film:7/8, voto a Cate Blanchett: 10elode!

FUORI CONCORSO: Riget Exodus (5 episodi) di Lars Von Trier

Lars von Trier (in video al Lido): “Sto meglio, ma mi sento più stupido di quanto non fossi”. Alla conferenza stampa per Riget Exodus, Lars Von Trier parla della sua malattia, con ironia.

F3) Un momento della conferenza stampa di ‘Riget Exodus’

Nella figura F3 Lars Von Trier in video alla conferenza stampa sulla sua serie medica (terza stagione).
Fonte: ph. Alessandra Basile

Il primo settembre, al Palazzo del Casinò del Lido, si è tenuta la conferenza stampa sulla serie Riget Exodus cui il noto regista danese – che ha più volte sconvolto il pubblico, per esempio, diversi anni fa, con Nymphomaniac e, più di recente, con La casa di Jack – ha presenziato in video. Autore della serie medica per la televisione The Kingdom, Lars ne ha presentato, in anteprima a Venezia 79, la terza stagione: The Kingdom (Riget) Exodus, 5 episodi per un totale di 295 minuti. La produttrice Louise Vesth e l’attrice Ida Engvoll, presenti in sala, hanno sottolineato la chiave umoristica di Trier nell’affrontare una cosa seria come il morbo di Parkinson, diagnosticatogli come riportato dai media danesi poche settimane orsono.

Riget Exodus è decisamente per i fan della serie e del noto regista, che, con una sua tecnica distintiva, tagliuzza in successione le scene di azione, che appaiono abbreviate, seppure sempre chiare, e capaci di inquietare il pubblico, mentre, in alcuni momenti meno mobili, Trier si dilunga sulle espressioni del volto, con un’evidenziazione del non detto, ottenendo un effetto potente sullo spettatore. Non dimentichiamo che il regista danese è l’inventore di una innovativa tecnica di ripresa basata sull’utilizzo di una camera fissa senza l’ausilio dell’operatore, l’automavision[1]. In poche parole, piaccia o no, Lars Von Trier è unico e, in conferenza stampa, ha rivelato che, nel prodotto finito, vi era una serie di errori ‘that should not be there‘ e si è giustificato, ironicamente, ammettendo ‘spero che (gli errori) siano considerati vita’. Voto alla serie III stagione: 7.

FUORI CONCORSO: Living di Kazuo Ishiguro con Bill Nighy

F4) Un momento della proiezione di ‘Living’

Nella figura F4 Bill Nighy alla prima del film diretto da Kazuo Ishiguro.
Fonte: ph. Alessandra Basile

È stato presentato, fuori concorso, Living, con Bill Nighy diretto da Kazuo Ishiguro e accompagnato da un ottimo cast, con attori già perfetti, ciascuno, come physique du role. Nel film, veniamo trasportati nell’Inghilterra anni 50, caratterizzata da quell’indimenticabile eleganza al maschile della bombetta (bowler) in testa e di un certo abbigliamento per l’ufficio. La raffinatezza dei dialoghi e dei contenuti nella loro resa è una augurabile compensazione alla volgarità e all’insolenza sempre più in voga oggi. Il film affronta, con delicatezza e con la fredda formalità propria di una certa mentalità inglese, un tema tragico che tocca tutti: Mr. Williams, rude e severo, scopre, per via di una serie di analisi mediche, che, per un tumore ai polmoni, ha pochi mesi di vita e decide di viversela come non mai. Si affida, così, a uno sconosciuto cui rivela la sua condizione per un aiuto su come spassarsela e, poi, a una sua ex dipendente che incontra per strada. Tra ‘Mr. Zombie’, come lui scopre da lei di essere chiamato dai suoi sottoposti, e Miss Harris, che lo travolge con la sua vitalità, talvolta ingenua, nasce un rapporto profondo di vera amicizia ed è emozionante per il pubblico.

Molti gli spunti preziosi del film su cui riflettere, come l’importanza del tempo, specie se è poco, e del suo migliore utilizzo. In un momento finale di Living, accade un evento tragico che spinge i dipendenti del signor Williams a fare di più e meglio nel lavoro e nella vita, almeno a parole: come spesso accade, al dunque, nulla cambia e le promesse fatte cadono come mele mature, frantumandosi al suolo. Forse, anche le lacrime versate in ricordo di chi non c’è più svaniscono nel dimenticatoio. Un altro insegnamento si trae dal consiglio che Mr. Williams dà post-mortem, via lettera, a un suo giovane assunto: si può trarre gioia da un proprio successo passato, anche quando viene ritenuto piccolo, perché a contare è che sia concreto oltre all’averlo realizzato o ad avere contribuito, anche poco, a realizzarlo. Eccellente Bill Nighy. Voto al film: 7/8.

Nelle prossime uscite de Il Settimanale di TRADERS’ Magazine troverete gli articoli successivi su Venezia 79, 2022.

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Automavision

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo. Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com

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