Oggi associamo il denaro alle monete, alle banconote, alle carte di credito o ai numeri che compaiono sullo schermo di uno smartphone.
Per gran parte della storia, però, il denaro ha avuto forme che oggi ci sembrerebbero decisamente insolite.
Nell’antica Cina circolavano monete di bronzo a forma di coltello e di piccola pala.
Non erano semplicemente utensili che potevano essere utilizzati e successivamente scambiati come mezzo di pagamento.
Erano oggetti prodotti appositamente per funzionare come moneta, anche se conservavano l’aspetto di strumenti che avevano avuto una funzione economica concreta.
Coltelli, pale e denaro
Le cosiddette monete-coltello e monete-pala comparvero in diversi Stati della Cina antica, soprattutto durante il periodo degli Stati Combattenti e nelle epoche precedenti.
Alcune riproducevano in maniera stilizzata la forma di strumenti utilizzati nella vita quotidiana.
La scelta non era completamente casuale. Una pala rappresentava uno strumento legato al lavoro agricolo, mentre un coltello poteva essere associato ad attività produttive e commerciali.
Trasformare queste forme in oggetti monetari permetteva di mantenere un legame visivo tra il denaro e quelle attività che, originariamente, contribuivano a creare ricchezza.
Ma c’era una differenza fondamentale: queste monete non dovevano più essere utilizzate per tagliare o lavorare la terra.
La loro funzione principale era rappresentare un determinato valore.
Il denaro non deve essere necessariamente utile
Qui emerge uno degli aspetti più interessanti della storia della moneta.
Una moneta moderna può essere realizzata con una quantità di metallo il cui valore materiale è molto inferiore al valore nominale che rappresenta.
Una banconota può valere molto più della carta e dell’inchiostro utilizzati per produrla.
E una parte enorme del denaro contemporaneo non esiste nemmeno in forma fisica: è costituita da semplici registrazioni nei conti bancari.
Le monete a forma di coltello mostrano che questa separazione tra l’oggetto e il suo valore non è affatto un fenomeno moderno.
Quando una comunità accetta che un determinato oggetto rappresenti una certa quantità di ricchezza, la sua utilità materiale diventa secondaria.
Dal bene al simbolo
L’evoluzione del denaro può essere vista, almeno in parte, come una progressiva separazione tra il valore e l’oggetto che lo rappresenta.
Prima troviamo beni che possiedono un’utilità diretta. Poi compaiono oggetti utilizzati come strumenti di scambio.
Successivamente vengono prodotti oggetti specificamente destinati a rappresentare valore.
Infine arriviamo a forme di denaro il cui valore dipende soprattutto dalla fiducia nell’emittente e nel sistema che lo sostiene.
Le monete cinesi a forma di coltello e di pala occupano un punto particolarmente interessante di questa evoluzione.
Sembravano strumenti, ma non lo erano più.
Erano denaro.
Un’idea ancora attuale
A più di duemila anni di distanza, la domanda fondamentale rimane la stessa: perché accettiamo che qualcosa abbia valore?
La risposta non si trova necessariamente nell’oggetto.
Una banconota da 100 euro non possiede un valore particolare per il materiale con cui è realizzata.
Nemmeno una cifra registrata su un conto bancario ha un valore fisico.
Il suo potere economico deriva da qualcosa di molto più astratto: dalla fiducia che altre persone, aziende e istituzioni riconosceranno quello stesso valore.
Le antiche monete a forma di coltello e di pala ci ricordano che questa caratteristica del denaro non è nata con le banche centrali, le carte di credito o le applicazioni finanziarie.
Il denaro è sempre stato, in una certa misura, una tecnologia capace di trasformare la fiducia in valore scambiabile.
Ed è forse proprio per questo che la storia di quelle strane monete di bronzo è molto meno lontana da noi di quanto possa sembrare.
La Redazione





