Tesla, Space-X, dollaro e opzioni: quattro segnali che raccontano perché il mercato potrebbe non avere ancora raggiunto il suo minimo.
Per mesi il mercato ha premiato le promesse.
Oggi non bastano più nemmeno gli utili.
Non è una questione di numeri. È una questione di fiducia.
Il weekend della paura?
Quello del 24-27 luglio 2026 è un weekend dove serpeggia una leggera paura strisciante sui mercati azionari.
Il sentiment degli investitori si è girato, in preda a “non mi prenderete più in giro”: dopo avere visto Space-X la situazione è nettamente peggiorata e il senso di essere presi in giro è aumentata.
Non si tratta più di condividere il rischio fra l’impresa e gli investitori.
E’ diventato un gioco pericoloso, dove l’investitore è chiamato a finanziare le allegre perdite dei prossimi cinque, dieci, quindici o venti anni.
E dove Musk, fra l’altro, si attribuisce compensi stellari, facendo marameo agli investitori.
Il crollo di Tesla post-earnings è stato significativo: dal 22 luglio al 24 luglio il titolo ha perso circa il 18%.
Dove sono finiti i robo-taxi di cui Tesla era, forse è ancora, ma non per molto, il leader mondiale?
Non è neanche più una questione di numeri. E’ una questione di pancia.
E’ una vendetta, più o meno razionale.
Il 23 e 24 luglio la discesa dell’S&P500 è stata frenata un poco dalla ultra-performance dei titoli difensivi: quelli a cui ci si aggrappa quando non si crede più alle narrative delle tecnologiche.
Trump
In contemporanea alla discesa, è arrivato Trump. Con i dazi.
Come se il conflitto con l’Iran e il prezzo del petrolio in aumento non fosse abbastanza.
Era un riavvolgimento del nastro, di colpo tornato indietro al 2 aprile 2025.
Creando uno sconquasso nel Nikkei giapponese e nel Kospi sudcoreano. E mandando ancora a rotoli lo yen contro dollaro.
La capacità di resistenza giapponese alla performance del dollaro è ai limiti dell’incredibile.
Ma è legittimo che molti timori percorrano la schiena degli investitori: il dollaro-yen è ai massimi del 1986, solo citare l’anno, quello precedente al 1987, fa paura.
Sua maestà (?) il dollaro.
Malgrado tutto, forse, non sarà questo il weekend della vera paura.
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Il Dollar index (grafico weekly a candele)
L’SPX in azzurro in grafico lineare
Le linee azzurre verticali identificano nel grafico momenti critici dove le borse hanno fatto minimi importanti, mentre il dollar index performava.
Nella settimana del 22 giugno, il dollar index superava quota 101, il livello dove si trova ora.
L’indice SPX, dell’S&P500, toccava un minimo importante, analogo a quello toccato venerdì: in corrispondenza di quel 101 del dollar index.
Sembra che il dollar index debba spingere ancora più su, per vedere le borse andare più giù.
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Il rapporto dollar index/SPX in grafico a candele settimanale
L’SPX in azzurro in grafico lineare
Il grafico sopra ci dice che per vedere un minimo delle borse, il rapporto fra dollar index ed SPX deve superare almeno la media mobile a 50 periodi.
Questo ci fa supporre che il minimo non è lunedì prossimo, ma più in là nel tempo.
Forse nel weekend successivo o in quello ancora dopo.
La settimana del 3-7 agosto, diciottesima settimana del ciclo a 14-24 settimane è per ora l’indiziata numero uno ad ospitare un minimo importante dell’S&P500.
A giudicare dai prezzi delle opzioni dal 31 luglio in poi il rischio è alto.
La prossima settimana.
Non ci sarebbe da meravigliarsi che qualche “notizia” – per esempio di un accordo USA-Iran – faccia rimbalzare il mercato.
Per ora, la tensione è piuttosto alta. Sarebbe una grande manovra allentarla, far rimbalzare il mercato a 7533 (media mobile a 200 nel grafico orario), o magari a 7544, 87.50% dell’ultimo range, e poi tornare a vendere.
Gli Insider farebbero un sacco di soldi ed è quello che potrebbero pensare di fare.
Dal lato basso il primo supporto è 7400 e poi 7384: non è escluso che lunedì un affondo illusorio di questo tipo cerchi di trascinare i trader a vendere, per poi raccogliere una schiera di stop loss per pompare il mercato al rialzo.
Nell’articolo di domani, riservato agli abbonati, approfondiremo ancora.
Maurizio Monti
44 anni sui mercati
Editore di Traders’ Magazine Italia
Fondatore dell’Istituto Svizzero della Borsa



