Non è solo il Bitcoin. E’ il flusso di liquidità del mondo.

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Nell’analizzare l’evoluzione del Bitcoin, la maggior parte dei titoli si concentra su fattori come ETF, regolamentazioni, acquisti istituzionali e cicli di halving.

Tuttavia, molti macro-gestori ritengono che esista una variabile ben più importante per comprendere i principali movimenti dei mercati finanziari: la liquidità globale.

In questo contesto, pochi paesi hanno un’influenza così significativa e, al tempo stesso, così sottovalutata come il Giappone.

Ciò che accade allo yen, ai tassi di interesse giapponesi e al debito statunitense può in ultima analisi influenzare asset diversi come i titoli di Stato, il Nasdaq, l’oro e, sempre più spesso, il Bitcoin.

Comprendere questa relazione aiuta a interpretare meglio alcuni dei movimenti di mercato più importanti degli ultimi anni.

 

 

Il ruolo del Giappone nel sistema finanziario globale

Per decenni, il Giappone ha mantenuto una politica monetaria eccezionalmente accomodante.

Mentre altre banche centrali alzavano e abbassavano i tassi di interesse in risposta ai cicli economici, la Banca del Giappone ha trascorso gran parte degli ultimi trent’anni a combattere la deflazione e la stagnazione economica.

Il risultato fu un contesto di tassi di interesse straordinariamente bassi, a volte persino negativi.

Questa situazione ebbe conseguenze che si estesero ben oltre i confini del Giappone.

Gli investitori istituzionali iniziarono a utilizzare lo yen come valuta di finanziamento per investire in attività a rendimento più elevato in altri paesi.

Nacque così uno dei meccanismi più importanti della finanza moderna: il carry trade.

La logica è semplice.

Se un investitore può ottenere finanziamenti in yen a costi prossimi allo zero e acquisire attività statunitensi che offrono rendimenti significativamente più elevati, l’operazione è interessante finché il rischio di cambio rimane sotto controllo.

Nel corso degli anni, enormi quantità di capitale hanno seguito questa strada.

 

Il debito pubblico statunitense e la costante necessità di acquirenti

L’altro tassello del puzzle sono gli Stati Uniti.

Il governo statunitense gestisce uno dei mercati del debito più grandi e liquidi al mondo.

Tuttavia, per sostenere deficit crescenti e rifinanziare le emissioni passate, gli Stati Uniti hanno bisogno di un flusso costante di acquirenti di titoli del Tesoro.

Per decenni, investitori, assicuratori, fondi pensione e istituzioni finanziarie giapponesi hanno svolto un ruolo cruciale in questo processo.

Quando i rendimenti dei titoli obbligazionari statunitensi superano significativamente quelli dei titoli giapponesi, aumentano gli incentivi a spostare capitali verso gli Stati Uniti.

Questo flusso contribuisce a finanziare il debito statunitense e, al contempo, rafforza il ruolo del dollaro all’interno del sistema finanziario internazionale.

Tuttavia, l’impatto di questo fenomeno non si limita al mercato obbligazionario.

Quando il denaro affluisce negli Stati Uniti tramite il carry trade, parte di questa liquidità finisce per raggiungere altri asset finanziari, in particolare quelli considerati più sensibili alla propensione al rischio.

 

La liquidità come motore degli asset rischiosi

Uno degli errori più comuni nell’analisi del Bitcoin è quello di studiarlo isolatamente.

Sebbene l’ecosistema delle criptovalute abbia una sua dinamica specifica, l’esperienza degli ultimi anni dimostra che Bitcoin è sempre più reattivo ai principali cicli di liquidità globali.

Quando le banche centrali espandono i propri bilanci, i tassi di interesse rimangono bassi e i capitali cercano rendimenti in asset più rischiosi: in tale circostanza il Bitcoin in genere ne trae vantaggio.

Al contrario, quando la liquidità si contrae, i costi di finanziamento aumentano e gli investitori riducono la leva finanziaria, gli asset più rischiosi si trovano spesso ad affrontare un contesto più difficile.

 

È qui che il Giappone torna a essere protagonista.

Mentre la Banca del Giappone manteneva una politica monetaria estremamente accomodante, il carry trade è diventato una fonte permanente di liquidità per i mercati internazionali.

Il denaro finanziato in yen non solo è confluito nei titoli obbligazionari statunitensi, ma ha anche alimentato investimenti in titoli tecnologici, mercati emergenti, materie prime e, sempre più spesso, asset digitali.

Cosa succede quando il Giappone cambia le regole del gioco? Il vero rischio per molti mercati si presenta quando il Giappone inizia a modificare la sua politica monetaria.

Se i rendimenti dei titoli obbligazionari giapponesi aumentano o la Banca del Giappone adotta un orientamento meno espansivo, l’attrattiva del carry trade diminuisce.

In questo scenario, molti investitori potrebbero decidere di chiudere le proprie posizioni.

Il processo si svolge solitamente in modo relativamente semplice.

Gli investitori vendono gli asset acquisiti all’estero, riconvertono dollari o altre valute in yen e riducono la loro esposizione al rischio.

Quando questo fenomeno si verifica su larga scala, la liquidità globale si contrae.

Gli effetti possono essere avvertiti simultaneamente in diversi mercati.

Questi mercati spesso subiscono pressioni al ribasso.

I mercati emergenti ricevono meno afflussi di capitali. Le materie prime perdono slancio.

E il Bitcoin, a causa della sua elevata sensibilità alle condizioni finanziarie, è solitamente tra gli asset più colpiti.

Per questo motivo, alcuni analisti ritengono che gli interventi della Banca del Giappone possono avere conseguenze sproporzionate sui mercati globali, anche quando si tratta apparentemente di decisioni legate esclusivamente all’economia giapponese.

 

Bitcoin e la questione del debito sovrano

Esiste anche un secondo collegamento tra questi fattori e il Bitcoin.

Il debito statunitense continua a crescere a un ritmo che sta generando dibattito tra economisti, gestori di fondi e politici.

Sebbene gli Stati Uniti conservino straordinari vantaggi strutturali, come lo status del dollaro come valuta di riserva mondiale e la profondità dei suoi mercati finanziari, il costante aumento del debito solleva interrogativi sulla sostenibilità fiscale a lungo termine.

Per alcuni investitori, il Bitcoin rappresenta un’alternativa a questo scenario.

La sua offerta massima di 21 milioni di unità si contrappone a un sistema monetario basato sulla continua emissione di debito e sull’espansione monetaria.

Questa visione ha guadagnato terreno, soprattutto tra coloro che ritengono che le economie sviluppate potrebbero essere costrette a mantenere tassi di interesse reali relativamente bassi per periodi prolungati al fine di gestire livelli di debito storicamente elevati.

Da questa prospettiva, Bitcoin cessa di essere semplicemente una scommessa tecnologica e diventa un’espressione finanziaria della sfiducia nella capacità dei governi di preservare il valore delle valute fiat nel lunghissimo termine.

 

La variabile che molti investitori dovrebbero monitorare

In numerose occasioni, i movimenti di Bitcoin sembrano essere collegati a notizie specifiche del settore delle criptovalute.

Tuttavia, alla base di molti di questi movimenti vi sono forze macroeconomiche ben più profonde.

L’interazione tra il debito statunitense, le politiche della Banca del Giappone e i flussi di liquidità globali è uno dei fattori più rilevanti per comprendere il comportamento dei moderni mercati finanziari.

Pertanto, alcuni dei gestori macroeconomici più esperti non si concentrano esclusivamente sul prezzo di Bitcoin o sui dati relativi all’adozione istituzionale.

Monitorano attentamente anche l’andamento dei titoli del Tesoro statunitensi, il comportamento dello yen, le decisioni della Banca del Giappone e la direzione della liquidità globale.

In definitiva, la performance di molti asset finanziari non dipende solo dai loro fondamentali, ma da una questione ben più ampia: quanto denaro è disposto ad assumersi a rischio il sistema finanziario globale e a quale costo può finanziarlo?

Nel rispondere a questa domanda, il Giappone continua a svolgere un ruolo ben più significativo di quanto la maggior parte degli investitori si renda conto.

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