E otto! … settimane positive sull’S&P500

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Otto settimane consecutive positive dell’S&P 500 sono un evento relativamente raro, ma non eccezionale.

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L’S&P500 future, settimanale, al 22 maggio 2026

Storicamente, queste accelerazioni si verificano quasi sempre:

  • dopo fasi di ribasso
  • oppure all’inizio o nella fase centrale/avanzata di grandi bull market

Il dato interessante non è tanto la rarità della sequenza, quanto che cosa accade dopo.

L’attuale sequenza a 8 settimane è la più lunga dal 2023: allora fu il periodo ottobre-dicembre 2023, con la stagionalità statistica nettamente a favore e un periodo di 9 settimane consecutive di rialzo.

Nella storia, questi fenomeni sono stati molto spesso accompagnati da alcune caratteristiche chiave della struttura del mercato:

    • aumento della concentrazione del mercato su un numero ristretto di titoli
    • compressione della volatilità
    • euforia crescente
    • fragilità strutturale nascosta

Alcuni studi recenti hanno centrato le ricerche sui rialzi fino ad almeno 7 settimane consecutive: un terzo di esse si ferma alla settima settimana, un terzo alla ottava e un terzo prosegue fino a 9 settimane e oltre.

Di fatto, l’ottava settimana è il punto critico che rappresenta i due terzi degli eventi di almeno sette settimane.

Ciò non toglie che il record storico è una sequenza consecutiva di 13 settimane consecutive, avvenuto nel 1957, l’anno di creazione ufficiale dell’S&P500 così come lo intendiamo oggi.

In definitiva, la probabilità di uno storno aumenta man mano che superiamo la ottava settimana: perché già all’ottava settimana, la nona rischia di essere ribassista.

Vale la pena di ricordare alcuni momenti del passato, per capire che cosa è avvenuto dopo.

1970 (rilevato sul Dow Jones)

9 settimane consecutive positive → il mercato continuò ancora fortemente al rialzo nei mesi successivi.

1987

11 settimane positive consecutive → pochi mesi dopo arrivò il crash di ottobre (“Black Monday”).

1999-2000

Le lunghe accelerazioni consecutive furono accompagnate:

  • da enorme concentrazione tecnologica
  • euforia narrativa
  • espansione dei multipli
  • sottovalutazione del rischio sistemico

Sembra essere la situazione più simile a quella attuale.

2020

Le forti sequenze post-Covid segnarono:

  • una delle accelerazioni rialziste più violente della storia moderna
  • trainata da liquidità e tecnologia

2023

L’ultima sequenza lunga simile all’attuale coincise con:

  • ritorno dell’interesse e del conseguente rally sull’Intelligenza artificiale
  • leadership estrema delle Magnifiche
  • compressione graduale del respiro del mercato verso pochi titoli

Le lunghe sequenze positive non identificano necessariamente il massimo del mercato, quanto, piuttosto, identificano molto spesso una fase di forte accelerazione emotiva e concentrazione del capitale.

Detta concentrazione, come già spiegato in altri nostri articoli ed interventi recenti, aumenta la fragilità del mercato, rendendolo dipendente da pochi titoli, che, per di più, hanno una esagerata e crescente interconnessione, che li espone ad un pericoloso effetto domino.

La divergenza fra il Nasdaq e il resto del mercato può andare incontro, inevitabilmente, ad un effetto di ritorno “alla media”, abbassando l’attrattiva sul Nasdaq nel momento in cui il mercato inizi a dubitare dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale.

Peraltro, le otto settimane consecutive positive non ci dicono che il mercato debba crollare domani. Ci dicono però che stiamo entrando in un’area della storia dei mercati dove l’euforia tende a prevalere sulla prudenza.

Il caso Nvidia.

Nvidia, mercoledì scorso 20 maggio, ha annunciato risultati eccellenti e oltre le aspettative: come peraltro ci ha abituato in ben 21 dei 23 earnings precedenti.

Il titolo aveva chiuso a 223.47 nella serata di mercoledì. Venerdì ha chiuso a 215.33, in ribasso rispetto agli earnings.

Il mercato, cioè, ha reagito in modo inverso rispetto agli ottimi dati pubblicati e, anche, alle prospettive di espansione del business spiegate dall’amministratore delegato nel suo commento al report.

Questo non deve meravigliare: c’è un ciclo in tutto.

Il mercato comincia a chiedersi quanti utili futuri siano già incorporati nel prezzo del titolo; e se tale anticipazione degli utili sia coerente oppure no.

Ovvero, e questo è ciò che conta, su quali titoli oggi va puntata l’attenzione, nel medesimo segmento, per continuare a seguire il ciclo di sviluppo dell’Intelligenza Artificiale.

Se il mercato continuerà a crederci, troverà le alternative di titoli che possano “esplodere” in termini di rendimento. Perché oggi, secondo il mercato, Nvidia può salire, ma non “esplodere”.

Non più: questo è il messaggio.

L’Hardware: che cosa ci dice la storia.

Nvidia è un fornitore di picconi, per coloro che cercano l’oro nei servizi di Intelligenza Artificiale.

Non è che sia così diversa da Cisco, fornitrice dell’hardware di internet: sappiamo come andò a finire Cisco nel 2000.

Cisco, nondimeno, è tuttora una grande azienda con una tecnologia di grande qualità.

Obiettivamente il paragone con Nvdia non regge: Cisco al picco della bolla dot-com aveva valori di sopravvalutazione pazzeschi, che Nvidia non ha.

Però tenere a mente quello che è accaduto non fa mai male.

A mio avviso, c’è un diverso elemento storico di cui dobbiamo tenere conto.

Nel segmento informatico, il 12 agosto 1981, la IBM annunciò il suo personal Computer.

Chiunque se lo ricordi, avrebbe, all’epoca, ritenuto impossibile che quell’arnese sarebbe diventato lo strumento essenziale con cui sto scrivendo questo articolo, con cui qualcuno della redazione lo pubblicherà e con cui tu lo leggerai.

Lo strumento essenziale con cui il mondo va avanti in una rete interconnessa.

E se anche leggerai questo articolo con uno smartphone, Steve Jobs ebbe semplicemente la genialità di mettere un computer dentro un telefono: e non cambia la sostanza.

All’epoca, la IBM produceva computer di dimensioni enormi.

Abbandonava la linea 3, il cui modello 15 era ormai obsoleto, per abbassare l’offerta al mercato delle piccole imprese che non potevano permettersi i sistemi 43xx, i grandi mainframe.

Così, IBM riuscì ad essere avanti a tutti sul mercato dei computer gestionali con i sistemi 34/36/38 e poi con l’AS/400, annunciato nel 1990.

Erano sistemi un po’ pachidermici, di eccezionale affidabilità, che richiedevano approcci di programmazione abbordabili ma piuttosto onerosi e complessi.

Poteva il piccolo personal computer del 1981, sia pure cresciuto ed evoluto, soppiantare quei modelli di tecnologia avanzata che erano gli As/400?

L’avvento di internet cambiò le carte in tavola.

L’AS/400, migliaia di volte più affidabile di un personal computer dell’epoca (e vorrei dire: di qualunque personal computer mai prodotto), fu rapidamente superato dall’avvento delle reti di personal computer: e quando il concetto di “rete” divenne “rete internet”, l’AS/400, percepito, per quello che era, come un “sistema chiuso”, fu abbandonato dal grande mercato dei clienti IBM.

Era 1+1 per fare 11

Il personal computer, collegato nelle reti locali aziendali e collegato alla rete delle reti, internet, si affermava come lo strumento informatico per eccellenza.

Di fatto, un hardware che oggi può essere costruito agevolmente da uno studente di un istituto tecnico, soppiantò una tecnologia “superiore tecnicamente” ma molto meno efficiente.

Il persona computer divenne strumento banale e il suo costo negli anni pian piano si abbassò.

I primi personal computer negli Stati Uniti venivano venduti da IBM a 3000 dollari, in Italia il suo costo era intorno agli 8 milioni di lire (i 4000 euro di oggi, ma di 55 anni fa!).

Oggi, un personal computer è entrato in tutte le case, nelle scuole, nelle aziende, in ogni ufficio, nella pubblica amministrazione.

Il Personal Computer + Internet era un 1+1 che non faceva 2 ma faceva 11: per quanto banale oggi possa sembrare, perché l’uno e l’altro ci sembrano cose scontate.

L’Intelligenza Artificiale.

Oggi, l’intelligenza artificiale per essere usufruita da tutti, ha bisogno di una potenza di calcolo che ricorda molto i grandi computer di un tempo.

Non ci sono più solo le CPU, ci sono le GNU, c’è qualche cosa di inimmaginabile solo 5 anni fa.

Sembra di essere nell’era dei 43xx di IBM (nemmeno nell’era dell’as/400, molto più indietro).

Quando si entrava nell’area del “centro di elaborazione” (come il data-center di oggi – cambiano i nomi ma rimangono i concetti), il 43xx era rumoroso, necessitava di un impianto di raffreddamento, era sorvegliato a vista da persone in camice bianco: l’accesso era riservato a pochi.

La distribuzione dell’informazione sulla rete internet demolì il “centro di elaborazione”. Certo i “centri di elaborazione” non scomparvero, divennero affare, però, non dei singoli utenti ma dei provider.

Anche perché, se così non fosse stato, per ospitare un 43xx che cresceva in potenza di calcolo, si sarebbe andati incontro a quello che oggi accade ai mostruosi data-center dell’intelligenza artificiale.

I quali, per sopravvivere, si pensa di farli andare nello spazio o sulla luna, per trovare un ambiente più “accogliente” per le loro curiose necessità di raffreddamento e consumo di energia fuori di ogni misura.

Il futuro.

Ma sarà davvero quello il futuro dell’intelligenza artificiale? sulla luna o in una stazione spaziale orbitante?

O nascerà un concetto distribuito più utilizzabile? E ci sarà il “personal computer” che soppianterà il 43xx e l’AS/400 ?

E se questo dovesse essere trovato … e non venisse trovato da Nvidia, ma da qualcun altro? Che fine farebbe il titolo Nvidia?

E che effetto domino sarebbe per l’intero comparto e per tutti gli investimenti fatti? (il Capex: avete visto l’effetto tromboni? ora Capex è sulla bocca di tutti. I tromboni sono eccezionali per coniare termini incomprensibili che poi vengono, per vezzo, usati da tutti).

Alla fine, ci penserà Trump.

Ci penserà Trump a causare un bell’affondo ai mercati azionari e farà carte false per ritirarli su: questo avverrà prima del rischio di cui sopra. E probabilmente sarà l’affondo a V fra i più veloci e profondi della storia.

Lo scenario, possibile, non necessariamente probabile dipinto sopra, potrebbe essere un po’ più in là nel tempo. Il primo affondo dopo il rally che seguirà al crash azionario che avverrà nell’epoca Trump.

Nelle prossime Classroom, approfondiremo e discuteremo ancora di questo tema.

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