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Il rialzo che nessuno vuole mettere in discussione

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Il mercato accelera nel pieno del rischio sistemico: geopolitica, debito e credito raccontano una storia diversa dai prezzi.

In the Wile E. Coyote scenario, the U.S. is off the edge of the cliff but happily running on thin air.

—Dr. Paul Donovan, “Crashing Economies,” UBS Morning Comment, UBS, www.ubs.com/cio, May 1, 2026.

Fine commentatore di UBS, Paul Donovan ha sintetizzato molto bene la situazione degli Stati Uniti, impantanati in una difficile strategia di uscita dalla guerra con l’Iran: potremmo tradurlo “sull’orlo del precipizio ma sempre pronti a spassarsela”, ma l’originale inglese è molto più efficace con quel “correre felicemente nell’aria tersa”, una immagine fumettistica che richiama Wile E. Coyote.

Trump attribuisce agli iraniani che la loro leadership è divisa e che l’Iran dovrebbe essere al collasso.

Dimentica che il debito americano sta superando i 40 trilioni di dollari, è oltre la soglia psicologica del 100% del PIL, e che nell’ambito della sua amministrazione mancherà poco allo scontro fisico fra Vance, vice-presidente contrario al conflitto, ed Hegseth, ministro della Guerra e capo del Pentagono, sostenitore dal primo minuto del conflitto con l’Iran.

Vance è una creatura di Peter Thiel: l’ex socio di Musk in Paypal, fondatore di Palantir, miliardario, delirante sostenitore di una società che superi i concetti di democrazia e libertà, per arrivare, di fatto, ad un obiettivo di “libertà per pochi eletti”.

Thiel si definisce “tecnoteologo”: ci ammonisce perché l’arrivo dell’Anticristo è prossimo. Magari è lui stesso.

Thiel ha cercato di sostenere Carly Fiorina, nel 2016, alle primarie del partito repubblicano.

Poi, vista la vittoria di Trump, con spirito più tecnico che teologico, è salito subito sul carro del vincitore, sostenendo la sua campagna elettorale.

Cosa che ha poi ripetuto nell’ultima campagna elettorale nel 2024, manovrando abilmente per far comparire la figura del futuro Vice-Presidente Vance.

Sta già pensando a come portare un immacolato Vance, contrario all’errore commesso da Trump di fare guerra all’Iran, alla prossima presidenza degli Stati Uniti, per continuare a garantire che Palantir possa continuare ad essere fornitore privilegiato del Pentagono.

Ma lo scopo di Thiel non è solo economico.

Thiel vuole essere il grande burattinaio di chiunque voglia prestarsi ad essere il burattino presta-faccia del vero potere occulto.

Del resto, essere nella cerchia ha i suoi enormi vantaggi. Puoi metterti short o long sui future prima degli altri …

Gli USA del secondo quinquennio degli anni ’20.

Non ho mai nascosto di essere un convinto sostenitore del modello democratico occidentale, di cui consideravo parte integrante gli Stati Uniti.

Come non ho mai nascosto, fin dal periodo pre-elettorale americano nel 2024, di considerare la deriva presa dagli USA con Trump come una sciagura planetaria.

Tirandomi addosso una marea di insulti e provocazioni, da persone che oggi, curiosamente, rimangono in imbarazzato silenzio, nascoste sotto la buca piena del letame che avevano scagliato contro chiunque osasse criticare lecitamente e democraticamente la scelta Trump.

I lettori mi scusino: avevo un sassolino che dovevo una volta per tutte togliermi dalla scarpa destra…

A me, la politica interessa poco.

Non è un problema politico. E’ un problema di mercato.

Di equilibrio del mercato, di equità del mercato.

Di essere tutti nella stessa barca quando si naviga il mercato, tutti ad armi pari.

Di considerare l’Insider Trading come un attentato contro gli investitori e i trader di tutto il mondo.

Un delitto orrendo, che grida vendetta.

Altro che Anticristi, finiamola con le buffonate.

  • Minare l’indipendenza della FED.
  • Rendere prassi comune l’Insider Trading.
  • Giocare con politiche di insulto economico ed etico agli altri Paesi, perfino alleati.
  • Non porre limite al degrado ed impoverimento dei componenti la classe media, sfruttando a fini politici la loro stessa arrabbiatura.
  • Circondarsi di yes-men incompetenti, purché yes-men.

Sono i fattori di un regime corrotto che non può reggere a se stesso: la cui involuzione ed implosione è inevitabile.

L’ammirazione di Trump per i grandi dittatori, il suo prendere il loro esempio per creare uno stile di governo basato sulla paura e l’intimidazione, altro non è che la sua perfetta incompetenza perfino ad essere un dittatore.

E’ una invidia fallica, di chi mostra testosterone per la vergogna di non averne.

Implosione.

Perché parlo di implosione?

Non è l’implosione che abbiamo visto con l’Unione Sovietica del 1989.

Gli Stati Uniti, proprio perché, ancora, democrazia, risorge dalle implosioni. Sono le dittature che scompaiono.

L’implosione degli Stati Uniti sarà sul mercato finanziario: cioè la prossima grande crisi finanziaria rivolterà come un calzino il sistema statunitense e farà pulizia di un bel po’ di cose.

Come tutte le crisi sarà morte e rinascita: e dalla rinascita, forse, possiamo sperare in qualcosa di meglio.

Che cosa me lo dice? Metto da parte, solo per questa volta, ogni considerazione tecnica, ciclica, stagionale o di natura strettamente finanziaria.

Avremo modo di prendere in esame questi fattori nei nostri articoli, nelle nostre Classroom, nelle trasmissione Youtube sul canale di Traders’ Magazine.

Il comportamento degli istituzionali.

Ora mi limito ad una osservazione.

Perché i grandi operatori, i grandi istituzionali, mostrano di avere così tanta fretta?

I grandi operatori sono mancati dal mercato in un lungo periodo del 2025, posizionandosi con volumi più bassi.

Si sono rifatti vivi dopo il grande ribasso della giornata del 10 ottobre 2025: i lettori più attenti lo ricorderanno come il minimo arrivato all’ultimo giorno della ventiseiesima settimana del ciclo intermedio dell’S&P500, una anomalia non frequente.

Da quel momento, abbiamo avuto tre massimi storici importanti: il 30 ottobre, il 28 gennaio e quello attuale, il primo maggio o quello che sarà se verrà superato senza prima fare un minimo significativo.

Viene da dire che il primo maggio è a 90 giorni circa dal 28 gennaio, così come il 28 gennaio fu a 90 giorni circa dal 30 ottobre: ma non è questo che intendo.

L’accelerazione rialzista che abbiamo visto dopo il 30 marzo ha pochi precedenti nella storia.

E’ stata caratterizzata da una spinta ininterrotta, in pieno periodo bellico e in pieno rischio sistemico di una crisi energetica globale.

Le crisi energetiche nel mondo contemporaneo non sono istantanee. Si sviluppano a poco a poco.

E durante le guerre, è tenuto il segreto sulle reali condizioni dei paesi belligeranti.

Così, in una condizione fondamentale di rischio e paura sottostante, l’S&P500 andava verso le stelle.

Qualcuno aveva molta fretta.

L’S&P500 con quella salita ha superato di poco il 5% da inizio anno. In realtà un minimo sindacale se visto in dimensione d’anno.

Che cosa avviene ora.

Ora siamo a maggio, mese molto più ballerino di aprile.

Mese più difficile. Gli earnings più critici sono passati. Manca solo Nvidia, certamente non da poco. Ma tutto il resto è noia, o quasi.

Le tecnologiche, i semiconduttori e l’intelligenza artificiale soprattutto, continuano ad essere in clima euforico, trascinando in su i listini.

Maggio ha una probabilità di essere piuttosto incerto, nella prima e nell’ultima settimana.

Se l’euforia continua potrebbe arrivare fino a luglio, mese tradizionale in cui le tecnologiche registrano i massimi prima del periodo di minor volume agostano e prima del mese di settembre, il più negativo per le borse.

Per come sono andate le cose, gli istituzionali hanno fretta ora di tirare su il mercato.

Dopo luglio arriva la stagione delle elezioni di medio termine.

Il caso vuole che le elezioni di medio termine coincidano con il cambio di guardia alla FED: dove Warsh avrà un doppio fuoco di fila da governare, la pressione del Presidente ad abbassare i tassi e il buon senso basato sui numeri e sulle opinioni degli altri governatori.

Secondo probabilità, sia il cambio di guardia alla FED sia le elezioni di medio termine non porteranno bene al mercato.

E’ ora che bisogna spingere, dopo può essere tardi.

Il Conflitto USA-Iran

Nell’articolo pubblicato il 15 marzo sulla rubrica gratuita Ultima Ora del sito di Traders’ Magazine

https://www.traders-mag.it/quando-incertezza-ai-massimi-spesso-mercato-inverte/

avevamo commentato:

“E’ un gioco sull’orlo del disastro: la distruzione delle attrezzature e degli oleodotti petroliferi dell’isola di Khark significherebbe un fermo irrimediabile per lungo tempo della possibilità per l’Iran di vendere petrolio.

Se questo è uno scenario devastante per l’Iran, non lo è da meno per il mercato del petrolio, e, conseguentemente, e senza eccezioni, per l’economia mondiale.

La Teoria dei Giochi direbbe: la massima convenienza per i due contendenti è mettersi d’accordo, perché qualunque altra soluzione sarebbe nociva ad entrambi.

Mi auguro che entrambi conoscano la Teoria dei Giochi.”

Malgrado, al momento, non si veda via d’uscita al conflitto, riteniamo molto probabile che fra metà maggio e fine giugno, le due parti applicheranno la Teoria dei Giochi, comprendendo che è meglio per entrambi.

Lì verremo a conoscere, gradualmente, molti dettagli sulla capacità di tutti i paesi di riprendersi dallo shock energetico.

Secondo la consueta tradizione di “sell the news”, il mercato potrebbe reagire tutt’altro che bene allo scoprire la verità sul destino energetico del mondo.

Un’altra buona ragione per spingere i mercati in su ora.

La Borsa USA verso il baratro?

Senza contare che gli alert che provengono dal mercato obbligazionario e da quello del credito privato continuano ad essere martellanti.

In un Paese che si regge sul debito e sul consumo, quali sono gli Stati Uniti, è pensabile, dopo quanto avvenuto in Iran, che la fiducia verso gli USA continui a reggere?

Certo, i Paesi dell’area del Golfo, filo-americani non rinunceranno ai vantaggi dei petro-dollari, e i petro-dollari sono un toccasana dell’economia americana.

Da un diverso punto di vista, la fiducia è un bene immateriale non valutabile e può portare, in altre aree del mondo a scelte che non aiuterebbero una economia degli USA fondata sulla vendita del proprio debito.

Rimaniamo dell’idea che nel periodo 2027-2029, con più probabilità entro la fine dell’epoca Trump, una crisi finanziaria colpirà gli Stati Uniti, trascinando le borse in un delirante ribasso.

Non stiamo parlando di un triennio di ribasso: stiamo definendo una area temporale all’interno della quale, per un periodo di tempo sufficientemente lungo, probabilmente di mesi, riteniamo molto probabile lo sviluppo di un ribasso e un minimo conseguente delle borse molto profondo, superiore al 28-35% rispetto al massimo che verrà raggi

Jamie Dimon

L’amministratore delegato di JP Morgan ha fama di essere molto pessimista.

I più perfidi dicono uno iettatore.

Anche io, alle volte, ho criticato, in passato, alcune sue considerazioni.

Al contrario di chi è stato spazzato via dalla crisi del 2007-2009, io l’ho vissuta e non ne sono stato spazzato via.

Così, molti non ricordano che nei due anni precedenti alla crisi, Dimon tenne completamente fuori JP Morgan dal grande affare del momento: i derivati sui mutui subprime.

Ecco: quella fu un’epoca in cui si dicevano di lui le stesso cose. Non bisogna dargli retta, è fatto così, era l’opinione dominante.

Temo che sia ritornata la stessa epoca, nella quale è bene ascoltarlo.

Ripeto: molte volte ho classificato alcune sue considerazioni inadeguate.

Ora, è come nel 2006-2007. E’ bene ascoltarlo.

Ne abbiamo parlato di recente in tre nostri articoli: il 24 febbraio sulla rubrica gratuita Ultima Ora di Traders’ Magazine

https://www.traders-mag.it/un-paio-di-persone-stanno-facendo-stupidaggini/

il 3 marzo, da un punto di vista tecnico, sulla parte gratuita della rivista Traders’ Magazine uscita in quel giorno

https://www.traders-mag.it/crepa-invisibile-asimmetria-informativa-rischio-sistemico/

e il 10 aprile sulla rubrica gratuita Borsa Magazine dell’Istituto Svizzero della Borsa

https://istitutosvizzerodellaborsa.ch/quella-finanza-contraria-a-trump/

Ormai da alcuni mesi, Dimon continua a sottolineare i rischi sistemici legati al mercato obbligazionario e al credito privato.

E’ anche vero che ha una buona compagnia (Mohamed El-Arian, Michael Burry, Jeffrey Gundlach solo per citare i più famosi) ad avere le stesse opinioni.

Attenzione alle opinioni di Dimon. Rischiamo che dobbiamo ascoltarlo proprio quando è il momento di farlo.

Conclusioni.

Questo articolo vuole solo richiamare la tua attenzione su alcuni rischi sistemici che sta correndo la Borsa Americana nei prossimi anni.

Saremo ben felici di sbagliare.

Se il conflitto USA-Iran terminerà con un accordo, è possibile che questo avvenga nel periodo metà maggio-fine giugno.

E’ possibile che le borse, trainate dai tecnologici, continuino a performare almeno fino a luglio.

E’ altrettanto possibile che ci sia un secondo minimo importante delle borse nel 2026, dopo un massimo che potrebbe essere in luglio.

Ciò che viene dopo, senza vedere quello che avviene nel frattempo, è difficile da anticipare.

Nondimeno stiamo andando verso un triennio 2027-2029 dove un minimo importante delle borse è molto probabile.

Il possibile massimo storico che lo precede sarà oggetto di studio e valutazione nei prossimi articoli e nelle Classroom.

Maurizio Monti Editore Traders' Magazine Italia

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