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Analisi delle politiche monetarie delle Banche Centrali

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Un confronto tra Fed, BCE e Boe 

 

David Pascucci, Market Analyst di XTB

A cura di David Pascucci
Market Analyst di XTB

Banche centrali in attesa di sviluppi importanti sul fronte macroeconomico, specie per quanto riguarda il mercato del lavoro, market mover assoluto, e inflazione. In questo contesto troviamo delle banche centrali che meritano più attenzione rispetto ad altre.

Stiamo parlando in ordine di Fed, Boj, Boe e per ultima Bce.

 

Le decisioni della Fed

La Fed è al momento la banca centrale che sta decidendo quanto potrebbe succedere sui mercati finanziari globali. Il focus della Fed è ora sui dati del mercato del lavoro che presentano delle incongruenze molto importanti e meritevoli di attenzione.

Ad esempio, la tendenza delle buste paga del settore non agricolo (nonfarm payrolls) in netta negatività dal 2023, oppure i tagli di posti di lavoro rilevati da Challenger ai massimi dal post-pandemia, il tutto contro un tasso di disoccupazione sta salendo ma che stenta ad accelerare al rialzo.

Questo dato è quello fondamentale per la Fed in quanto pilastro del doppio mandato sulla politica monetaria.

Un aumento della disoccupazione potrebbe portare la Fed a tagliare i tassi e tanto più l’aumento del tasso di disoccupazione sarà importante, tanto più la Fed sarà spinta a tagliare i tassi in modo aggressivo.

I presupposti per vedere una forte accelerazione del tasso di disoccupazione ci sono, manca solamente la conferma del Bls (Bureau of Labor Statistics) per decretare l’inizio di un ciclo di taglio tassi aggressivo.

In aggiunta, lo spread tra i rendimenti dei titoli di Stato a 2-10 anni Usa segnalano la tendenza futura ai tagli dei tassi in quanto lo spread in salita indica che il mercato sta preferendo i titoli di Stato a scadenza breve, legati in senso stretto ai tassi di interesse, rispetto ai titoli a lunga scadenza.

 

La situazione della Boj (Bank of Japan)

La Boj si trova in una situazione particolare in quanto è l’unica banca centrale a promuovere una politica monetaria a tassi crescenti. I problemi del Giappone, però, sono legati al mercato valutario e al cambio contro il dollaro (UsdJpy).

Il cambio, infatti, è ancora su livelli molto alti (a favore di dollaro), situazione che costringe la BoJ a decidere tra intervenire direttamente sul mercato valutario, così come successo negli ultimi anni, oppure alzare direttamente i tassi di interesse.

Per la prima volta in 35 anni, il Giappone ha un’inflazione sopra il target in coincidenza di aumenti dei tassi di interesse, condizione molto favorevole per proseguire con gli aumenti dei tassi.

Aumentare i tassi comporta l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato, quotati ovviamente in Yen, che diventerebbero sempre più appetibili per investitori esteri. In sostanza la Boj si trova in un ambiente macroeconomico favorevole a manovre “restrittive” (meno espansive) che potrebbero comportare l’apprezzamento dello yen e l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato.

Il focus per queste decisioni rimane l’inflazione che al momento è ancora alta sopra il target,pertanto, finché l’inflazione rimane al di sopra o a ridosso del 2%, la view della BoJ sarà quella di aumentare i tassi o intervenire direttamente sul cambio UsdJpy così come avvenuto dal 2022 in poi.

 

Lo stallo della Boe (Bank of England)

La Boe è in una situazione di stallo. Palese l’attesa per il ribasso di un’inflazione che stenta a scendere e che rimane molto alta rispetto al target, in questo momento al 3,4%.

La Boe vorrebbe tagliare ma si trova in una situazione dove non può muoversi facilmente. A favore di futuri tagli dei tassi abbiamo l’aumento della disoccupazione che si trova ora al 5,1%, in salita dal 4% della seconda metà del 2024.

Un aumento della disoccupazione, cosí come per la Fed, potrebbe portare la Boe a tagliare i tassi. L’inflazione alta gioca un ruolo fondamentale anche sui rendimenti dei titoli di Stato che risultano essere quelli che offrono i rendimenti più alti sulla scadenza decennale, oramai a ridosso del 4,5%.

In sostanza, la Boe attende il ribasso dell’inflazione, ma il trigger piú probabile è quello della disoccupazione.

Se dovesse aumentare la disoccupazione, la Boe potrebbe procedere al taglio dei tassi anche in presenza di un’inflazione al di sopra del target del 2%.

 

L’equilibrio della BCE e la gestione di Christine Lagarde

La Bce è la banca centrale che è nella migliore condizione. Inflazione a ridosso del 2%, tassi di interesse al 2,15%, disoccupazione a ridosso dei minimi storici, non c’é condizione migliore per una banca centrale.

Ottimo il lavoro di Christine Lagarde sulla gestione di lungo termine della politica monetaria, ora i tassi e l’inflazione sono in equilibrio. Anche in questo caso il pericolo viene dal mercato del lavoro il cui peggioramento potrebbe cambiare le carte in tavola. Un aumento della disoccupazione in Usa, così come vediamo anche in Uk, potrebbe ripercuotersi anche in Europa e un aumento della disoccupazione potrebbe portare la Bce a tagliare ulteriormente anche in presenza di un’inflazione a ridosso del target.

Attenzione, la correlazione storica tra disoccupazione e inflazione è alta, ciò significa che a un aumento della disoccupazione solitamente corrisponde un ribasso dell’inflazione, pertanto, anche in questo caso il mercato del lavoro è cruciale.

Per il momento la situazione è in perfetto equilibrio, ma un peggioramento della disoccupazione potrebbe portare anche la Bce a tagliare i tassi e il grado di aggressività dipenderà dall’entità del rialzo e dall’impatto sull’inflazione.

 

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