Riceviamo il comunicato stampa da SAXO e riteniamo interessante pubblicarlo per i nostri lettori.
Le previsioni oltraggiose di SAXO per l’anno a venire non sono previsioni nel vero senso della parola, sono il loro esercizio annuale di brainstorming fuori dagli schemi su cose folli che potrebbero avverarsi.
Dalle sconvolgenti scoperte del calcolo quantistico a Taylor Swift che fa impennare il PIL, dall’intelligenza artificiale che prende il sopravvento nelle sale riunioni ai farmaci per l’obesità nella merenda pomeridiana e nella ciotola del cibo del cane, il 2026 potrebbe rivelarsi davvero un’avventura.
Vediamo nel dettaglio uno per uno i loro “oltraggi” al buon senso.
Parte 7
Il dominio del dollaro sfidato dallo yuan dorato di Pechino
Charu Chanana è entrata in Saxo nel 2022 come Global Market Strategist, è stata successivamente nominata Head of FX Strategy e oggi ricopre il ruolo di Chief Investment Strategist. Vanta oltre 15 anni di esperienza nei mercati finanziari, tra economia, strategia e ricerca azionaria.
La Cina sorprende il mondo annunciando riserve auree certificate e sottoposte a revisione contabile molto più ampie di quanto precedentemente dichiarato, sufficienti a superare le riserve ufficiali degli Stati Uniti.
Poco dopo, Pechino compie una mossa ancora più significativa: dichiara che lo yuan offshore (CNH) è ora parzialmente garantito dall’oro. In pratica, ciò significa che i detentori di CNH possono riscattarlo in oro fisico consegnabile a un tasso di conversione pubblicato che implica un cambio USD/CNH intorno a 5,00, un rafforzamento storico e graduale della valuta cinese rispetto ai livelli prossimi a 7,00 precedenti all’annuncio.
Questo “yuan dorato” trasforma i caveau di Shanghai, Shenzhen e Hong Kong nel centro di un nuovo sistema monetario globale. Offre qualcosa che il mondo non vedeva da decenni: una valuta legata a una riserva tangibile piuttosto che a semplici promesse governative. Lo yuan dorato promette una minore dipendenza da rating di credito, politiche delle banche centrali e rischi geopolitici, offrendo ai Paesi un modo per commerciare e conservare valore senza fare affidamento sui sistemi finanziari occidentali.
La Cina introduce lo yuan dorato con cautela. In una prima fase, lo yuan garantito dall’oro è disponibile solo offshore (Hong Kong, Singapore), mentre lo yuan onshore rimane gestito. Il sistema nasce come un paniere ancorato all’oro ma integrato da altre attività di riserva (titoli di Stato statunitensi e materie prime) per attenuare la volatilità. Una volta che regolari audit indipendenti confermano che le riserve auree cinesi corrispondono agli impegni dichiarati, la fiducia nel nuovo sistema cresce. A quel punto, la Cina passa alla piena convertibilità, consentendo il riscatto su richiesta di CNH in oro entro limiti giornalieri prestabiliti.
Per coinvolgere altri Paesi, la Cina offre linee di swap oro-yuan ai produttori di petrolio del Golfo e alle banche centrali dell’ASEAN e lancia contratti su petrolio e rame regolabili in oro. I Paesi partner possono fatturare in CNH e scegliere l’oro fisico per la consegna, facilitando il commercio senza l’uso del dollaro statunitense. La maggior parte preferisce semplicemente detenere obbligazioni denominate in CNH emesse dalla Cina, più pratiche e con una piccola cedola.
Con l’aumento della fiducia nel sistema, un numero crescente di scambi energetici e di materie prime si sposta verso lo yuan dorato. Investitori e detentori di riserve riducono le partecipazioni in Treasury statunitensi e il dollaro si indebolisce, poiché la sua quota nelle riserve globali diminuisce di un terzo.
Impatto sui mercati: l’oro supera i 6.000 dollari l’oncia, il cambio USD/CNH scende sotto 5,0, i rendimenti dei Treasury statunitensi salgono a causa delle vendite estere. Lo “yuan dorato” diventa un secondo ancoraggio globale duraturo: non sostituisce il dollaro, ma ne pone fine al monopolio.


