18 giorni sul filo del rasoio

Ultima ora

Scelti per te

Wall Street torna a sfiorare i massimi mentre tecnologia ed euforia spingono ancora. Ma tra fine settembre e metà ottobre convergono algoritmi temporali, divergenze intermarket, petrolio e tensioni geopolitiche. Il mercato sembra tranquillo. Forse troppo.

Diciotto giorni.

È la finestra che ci separa dalla metà di ottobre.

Diciotto giorni nei quali un mercato nuovamente euforico dovrà confrontarsi con divergenze interne, appuntamenti macroeconomici, un importante algoritmo temporale e un quadro geopolitico nel quale basta una scintilla per modificare rapidamente il prezzo del rischio.

Non sappiamo se quella scintilla arriverà. Sappiamo che questo non è il momento di dimenticare che possa arrivare.

I mercati ieri.

La settimana passata sulla borsa americana è stata dominata dal buon andamento dei tecnologici, che ha spinto al rialzo l’S&P500 e il Nasdaq.

Il Dow Jones rimane in forte divergenza: questo segnala una incertezza di fondo del mercato, e non esiterei a definire tale divergenza come ribassista, se non verrà colmata nell’arco delle prossime due settimane.

Nelle giornate comprese fra il 21 e il 23 settembre, l’equinozio d’autunno ha portato Nasdaq ed S&p500 future a nuovi massimi storici. L’S&P500 indice non è riuscito invece a oltrepassare la barriera del massimo storico precedente, segnato il 14 agosto.

Il giorno 24 settembre l’effetto doppio massimo ha generato una ritrazione dei due indici, possibilità di cui avevamo discusso nelle trasmissioni della scorsa settimana sul canale youtube di Traders’ Magazine.

Venerdì 25 settembre sembrava tornato il bel tempo, con il risorgere della spinta rialzista.

18 giorni avanti a noi.

La settimana prossima è colma di notizie strategiche importanti: il dato sull’inflazione il 30 settembre e il non-farm payroll il 2 ottobre.

Le “incertezze” disseminate nella settimana precedente da Anthropics, OpenAI e Alphabet (Google) sui rischi dell’Intelligenza Artificiale, ben lungi dallo spaventare i mercati, hanno agito da eccitante per tutto il comparto tecnologico.

OpenAI rincarava la dose, venerdì scorso, con la notizia di una intromissione nei sistemi governativi americani da parte di ChatGpt, ma la notizia non ha avuto alcun effetto sui mercati.

Il clima di sostanziale euforia che si è diffuso la settimana scorsa non trova alcun fondamento razionale: ma si sa che di razionale sui mercati c’è ben poco.

Con la fine di settembre e i primi 15 giorni di ottobre entriamo in un periodo dove potrebbe comparire all’improvviso una ricerca di maggiore razionalità, spesso conseguente ai picchi di euforia, che potrebbe, in ipotesi, non trovare soddisfazione da parte degli investitori.

Onda euforica, fino a quando?

Presi da soli, Nasdaq ed S&P500 sembrano pronti a scaricare una ulteriore onda di euforia con allunghi verso l’alto, intraprendendo una configurazione da nuovi massimi storici.

Peraltro, lo sfondamento definitivo della linea dei massimi è ancora tutto da vedere: e occorre certamente molta benzina ai mercati, che, senza gli earnings, appare dubitativo possano avere.

Nella prossima settimana e nei primissimi giorni della successiva, agisce il nostro algoritmo temporale di inversione: curiosamente, potrebbe essere un minimo sul Dow Jones e un massimo sugli altri due indici, con inversione che potrebbe dare origine a movimenti direzionali importanti nei giorni a seguire.

Analizzeremo a fondo questi aspetti, dal punto di vista stagionale, grafico, algoritmico e con il posizionamento sulle opzioni nell’articolo di Analisi di Mercato riservato agli abbonati che pubblicheremo, come di consueto, domenica notte in anteprima rispetto all’uscita della rivista settimanale lunedì notte.

Gli Stati Uniti nell’autunno del 2026

Per coloro, come me, che da sempre hanno considerato gli Stati Uniti come il faro di riferimento delle democrazie occidentali, l’immagine che essi oggi emanano è quello di un autunno triste, dove le foglie cadono con un fruscio di disperazione, lasciando rami secchi e alberi spogli, in un panorama desolato.

Il mondo intero è in preda ad un clima conflittuale e contraddittorio: i conflitti si allargano e sembrano allontanarsi sempre dalla capacità di controllo di chi dovrebbe gestirli.

USA-Iran

La Francia ha pianificato di inviare proprie truppe in Arabia Saudita, allo scopo di collaborare alla protezione del porto di Yanbu nel Mar Rosso.

Per quanto intervento poco più che simbolico, a valenza maggiormente politica che strategica, di fatto i conflitti continuano a coinvolgere parti del mondo che ne dovrebbero essere lontane.

Di fatto lo stretto di Hormuz è chiuso, gli Houthi continuano ad avanzare e a rafforzare le posizioni, l’incredibile abilità dell’Arabia Saudita di riuscire ad assicurare una quantità di forniture sufficienti ha finora evitato un allungo dei prezzi del petrolio verso aree pericolose dal punto di vista della tenuta economica del mondo occidentale, Europa in testa.

L’Iran ha inviato una proposta agli USA per riaprire in sette giorni lo stretto di Hormuz: stretto che ora Trump chiama lo stretto di Trump.

Trump, secondo il Wall Street Journal prima e poi con la conferma arrivata da lui stesso, ha declinato l’offerta, dichiarando che dopo la data delle elezioni di medio termine tornerà a bombardare l’Iran.

La mia interpretazione “pericolosa”.

La realtà è che Trump è sull’orlo di una crisi di nervi, che il suo ego tiene accuratamente nascosta.

La strategia è dominata dalla rabbia e non da un obiettivo di risoluzione del problema.

Il pensiero di Trump sulla questione iraniana è dominato dalla possibilità di usare l’arma atomica come soluzione finale del problema, piuttosto che cedere, ammettendo l’evidente sconfitta personale.

Tale pensiero alimentato dalla rabbia viene osteggiato dai consiglieri e da una gran parte dei militari: ma non da tutti.

In tali condizioni, la situazione può sfuggire di mano all’improvviso, dando origine a conseguenze critiche che possono influenzare i mercati.

Non escluderei che nella prima quindicina di ottobre possano esserci visibili implicazioni sui mercati azionari, derivanti dal prezzo del petrolio.

USA-Cina

La visita negli USA di Xi Jinping ha prodotto risultati quasi nulli, dal punto di vista delle relazioni fra i due paesi.

Trump ha mantenuto fermo il finanziamento di 14 miliardi di dollari da destinare a Taiwan per rafforzarne le difese, mentre Rubio, il Segretario di stato, cercava di rassicurare Taiwan sulla transitorietà di tale decisione, probabilmente con poco successo.

Su Taiwan, il mondo è appeso alle decisioni di Trump, più che della Cina, ed è ragionevole essere poco tranquilli.

Se c’è un momento opportuno per la Cina per fare la voce grossa con Taiwan, se non per invaderlo, è questo: il mondo può considerarsi fortunato se la Cina non lo farà, presa da alcuni problemi interni tutt’altro che banali.

Tenere fermi i finanziamenti militati di sostegno a Taiwan è pura follia, determinata da una logica-illogica di nuove ridefinizione delle aree del mondo, dimenticando i principi essenziali del collante trasversale che in passato ha tenuto compatte le democrazie.

L’America si sta lentamente suicidando portando il mondo alla disgregazione di alleanze necessarie e se stessa alla perdita progressiva del proprio ruolo di riferimento.

USA-Ucraina e il ruolo dell’Europa

Dopo molti tira e molla di origine trumpiana, l’Ucraina sembra avere ottenuto la licenza per la costruzione sul proprio suolo dei missili Patriot.

La Russia ha prontamente reagito dicendo che si ricorderà di chi si è schierato contro di essa.

Penso sia realistico che la codardia russa impedirà a Putin di ricordarsi troppo degli Stati Uniti: potrebbe ricordarsi, più facilmente del Regno Unito e dell’Europa.

Secondo indiscrezioni, non confermate, di El Mundo, la Cia ritiene che Putinsia  pronto ad ingaggiare una battaglia di droni contro Francia, Spagna e Italia.

Il ministro della difesa italiano e il presidente francese si sono affrettati a smentire – non vorrei sbagliare ma in Spagna non ho trovato smentite.

Il mondo sta giocando con il fuoco e non sono sicuro ne sia esattamente consapevole.

I mercati nell’autunno del 2026

Sarà un ottobre di tempesta? La calma apparente dei giorni scorsi è ciò che prelude ad una tormenta in arrivo?

 

Maurizio Monti
44 anni sui mercati
Editore di Traders’ Magazine
Fondatore dell’Istituto Svizzero della Borsa

 

Webinar: clicca per iscriverti gratis

Classroom + Traders’ promozione

6 mesi Classroom + abbonamento 10 mesi Traders’ Magazine a soli 147€

Classroom è l'opportunità del martedì mattina, alle 11.30 per analizzare i mercati, mettere a mercato strategie, commentare i pro e i contro, far crescere in modo ordinato un portafoglio.