THE FABELMANS, la vita del genio Spielberg in un ritratto autobiografico di speciale intensità

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“The Fabelmans” concorre con “Gli spiriti dell’isola” agli Oscar del prossimo marzo, essendo entrambi i lungometraggi reduci dalle vittorie ai recenti Golden Globe e candidati a 7, l’uno, e 9, l’altro, categorie, fra le quali ‘miglior film’, ‘miglior regia’, ‘migliori attori’. L’ebreo Spielberg, piccolo di statura versus i giganti americani che incontrò nel trasferimento famigliare, fatto per motivi di lavoro del padre, ha avuto due genitori antitetici fra loro, tre sorelle minori e un’infanzia non facile. La separazione dei suoi segnò lui e il resto della famiglia, che lo ‘accusò’ di essere come sua madre, il che, nello specifico, poteva non essere un complimento a 360°. Eccellenti gli attori, in particolare Michelle Williams nei panni proprio della madre, che nel film è una donna innamorata dell’arte della musica, essendo una concertista pianista, e delle passioni come parte saliente dell’esistenza; le passioni della donna sarebbero state, anche, quella per la propensione del figlio, incline alla regia fin da piccolo, e quella, ricambiata, per l’amico del marito, Bernie Adler, sposato in seconde nozze.

Il marito, nel film, è un carattere apparentemente indifferente e rigido, non disposto al cambiamento né a venire incontro ai desideri della famiglia, se difformi dai suoi e da un certo modo di pensare, perfettamente incarnato dalla madre di lui, un’ebrea vecchio stampo, insofferente alla nuora e alle sue eccentricità comportamentali; in una scena, Mitzi Fabelman, che, nella realtà si chiamava Leah Adler, si mette a ballare di sera su un prato, dopo una giornata di campeggio tutti assieme, e, con i fari accesi dell’auto retrostante, danza in un gioco di luci e trasparenze, che fanno correre una delle figlie da lei per avvisarla (inutilmente) “si vede tutto, mamma!”. In quella circostanza, il piccolo Sammy, alias Steven, invitato dagli adulti della famiglia a filmarla per regalarle un ricordo felice, imbraccia la sua telecamera e video-riprende il momento.

Spielberg e la sua famiglia
Nel 1999, il noto regista e produttore affermò di volere fare un film sulla sua infanzia, restando però timoroso sull’effetto che avrebbe avuto sui suoi genitori, i quali avrebbero potuto non apprezzare il suo modo di rappresentarli sul grande schermo, seppure sempre dettato da affetto. A scriverlo, in origine, con il titolo I’ll Be Home, è stata la sorella Anne, nota per la sua candidatura all’Oscar per la sceneggiatura ricevuta del film Big, interpretato dall’allora giovane Tom Hanks. Il progetto spielberghiano è proseguito e si è completato, pronto per passare alla fase realizzativa, nel 2021, anno nel quale il cast si è chiuso, con l’arrivo di Paul Dano e Gabriel LaBelle, nei panni, rispettivamente, del padre di Steven e dello stesso piccolo Steven (sul grande schermo Sam Fabelman, letteralmente “l’uomo delle fiabe”) e sono iniziate le riprese, in pieno Lockdown. In Italia, il film è uscito solo il 22 dicembre scorso, ma già era stato presentato alla diciassettesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Durante la realizzazione di The Fabelmans sembra che Spielberg abbia spesso ceduto a una profonda commozione.

La raffinatezza di un grande maestro nella sua opera più personale
I dettagli culturali, sociali, stilistici, sociologici presenti nel film sono impressionanti e ci regalano una credibilissima realtà americana anni 50-60 di una famiglia borghese di origine ebraica con 4 figli: si pensi ai vari generi di telecamera che il protagonista usa dai suoi 5 o 7 anni in avanti e all’effetto video correlato, alle vetture sulle strade, al carretto agganciato all’automobile per il trasporto dei bagagli, insomma per traslocare, al banale scattare della tariffa nel taxi con la vecchia macchinetta collegata, agli occhiali indossati dal padre, al vestiario, al trucco, alle acconciature, specialmente, di donne e bambini, anche se proprio della madre di Spielberg pare si dicesse che portasse una pettinatura alla Peter Pan (chiaramente non erano abituati al corto per una donna); si pensi poi agli uffici, alla scuola del protagonista, alle divise scolastiche, ai cinema, come quando l’intera famigliola va a vedere Il più grande spettacolo del mondo di Cecil B. DeMille, film che segnò il debutto del desiderio registico e dell’amore cinematografico di Steven. Quest’ultimo dirà sempre che quella pellicola e, in particolare, l’incidente ferroviario nella stessa lo avevano talmente impressionato da spingerlo a voler rivivere la scena, replicando, ogni giorno, lo scontro fra un treno e un’auto con un trenino e una macchina giocattolo; il tentativo era quello di superare il micro-trauma subito. Un risultato soddisfacente lo raggiunse, filmando, più e più volte, l’impatto, grazie ad una piccola cinepresa 8mm, che la mamma gli aveva regalato. Lei, a differenza del padre, lo sosteneva fortemente e lo aveva sempre spinto a seguire il cuore, sempre.

F1) Lo squalo di di Steven Spielberg

Nella figura F1, Il celebre film del 1975 che segnò il primo grande successo di Spielberg.
Fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Jaws_%285530370622%29.jpg

Conclusioni: vale la pena vederlo?
Il film non teme di essere intenso, personale, non troppo divertente, oggetto di critiche, no! Esso è la chiara espressione di un enorme professionista, di un artista speciale, che si espone con calore e nostalgia, con un punto di vista critico sulla famiglia pur sempre dettato da un affetto profondo sia per la madre, che sentiva fragile tanto da perdonarle un presunto egoismo, sia per il padre, che a lungo lo aveva ostacolato nel suo reale percorso di vita e lavoro, fino all’università. Nel film, c’è tanto di Steven Spielberg, oggi settantaseienne, figlio di due genitori, fra l’altro, centenari o quasi (il padre morto a 103 anni e la madre a 97). Voto: 9,5.

F2) Michelle Williams


Fonte: wikimedia.org

Trailer in v. o. : https://www.youtube.com/watch?v=D1G2iLSzOe8
Trailer in italiano: https://www.youtube.com/watch?v=jKGKTR-XUtw

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo. Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com