Pochi efficaci segnali mirati.
L’opinione.
In una intervista rilasciata al canale americano di CNBC, Phil Camporeale, asset manager di Jp Morgan, ha definito “assolutamente preoccupante” il recupero dell’S&P500 dai minimi di una correzione fino ai nuovi massimi storici, con 14 giornate di borsa, di cui 13 positive e le ultime 10 consecutive positive.
Camporeale sostiene che per vedere un caso simile dobbiamo risalire a 36 anni fa, al 1990.
Aggiungo che nel 1982, lo ricordo bene perché è stato il mio primo anno di trading, in agosto accadde qualcosa di simile.
Potremmo quindi dire che in circa 50 anni, questa è la terza volta che accade.
Che cosa accadde poi
Nel 1990, l’inversione, potente, avvenne a fine aprile.
Curiosamente vedemmo un maggio fortemente positivo, seguito da una fase estiva laterale fino a metà luglio.
Da quel momento, l’S&P500 scese e ad agosto era già sotto i minimi di aprile da cui era ripartito in modo così impetuoso.
A settembre-ottobre il mercato ruppe tutti i supporti possibili e rimbalzò di poco in conclusione dell’anno.
Nel 1982 le cose andarono meglio: ad agosto l’S&P500 segnò un minimo, da cui si risvegliò all’improvviso, per quello che sarebbe stato lo straordinario rally quinquennale che avrebbe accompagnato i mercati fino al grande crollo del 1987.
Che cosa potrebbe accadere ora.
Negli articoli degli ultimi mesi, pubblicati su Traders’ Magazine e sull’Istituto Svizzero della Borsa, abbiamo mostrato come gli anni delle elezioni di medio termine sono spesso piuttosto mossi.
Nel campione di 17 anni presi in esame, il periodo 20 aprile – 26 maggio vede 10 anni negativi: ma soprattutto, sono i rapporti di profit e loss a pendere dal lato negativo: 8 percento medio di ribasso negli anni negativi, 2.5% di rialzo negli anni positivi.
Il prosieguo dell’anno, per di più, è tutt’altro che tranquillo, come avremo modo di vedere nell’articolo riservato agli abbonati a Traders’ Magazine che pubblicheremo domenica notte e di cui parleremo nella Classroom di martedì 21 aprile.
Pubblichiamo qui sotto il grafico di un particolare studio di analisi ciclica su sei anni di riferimento “simili per ciclo”, messi a confronto con l’andamento del 2026 (raffigurato in giallo sopra il grafico di sintesi dei sei anni “ciclici”).
Clicca per ingrandire
Il 2026 rispetto a 6 anni simili per ciclo
Dei 6 anni presi in esame, 5 sono negativi nel periodo 20 aprile-26 maggio.
Si nota una discesa quasi continua per tutto il periodo, come pure un prosieguo dell’anno piuttosto negativo.
Fermando la nostra attenzione sul periodo in esame, il calo medio dei 5 anni negativi è di poco superiore al 3%.
Abbiamo ragione di pensare che l’eventuale prima onda di ribasso, quando ci sarà, verrà seguita da un rimbalzo apparente molto forte, cui seguirà probabilmente un’onda negativa per tutto il periodo.
La prossima settimana è già coinvolta nella probabilità di inversione.
Lo scenario alternativo.
La probabilità di inversione, così come descritta nei nostri articoli recenti, è di poco superiore al 50%, anche se pensiamo che nell’elaborazione prossima del nostro sistema nel week-end la probabilità sia aumentata.
Nondimeno, la magnitudine, già di per sé molto dipendente dal comportamento umano e dal quadro finanziario ed economico complessivo, su una probabilità bassa, diventa ancora più difficoltosa da calcolare.
Dopo una fase di 10 giornate consecutive positive, se l’inversione è un paio di giorni negativi, è quasi matematico.
E a fronte di uno o due giorni negativi, magari in ribasso da cospicue prese di profitto (anche comprensibili), ci può essere un rimbalzo forte: questo rimbalzo sarà illusorio se l’inversione è destinata a proseguire.
Sarà invece l’inizio di una nuova fase rialzista se l’inversione si consuma con un piccolo respiro del mercato.
Il fatto che l’algoritmo già un mese fa e più indicasse le date del 17-27 aprile come il range possibile per una inversione, e ci troviamo in una condizione dove almeno una pausa sia realisticamente possibile, rafforza ancora di più la probabilità prevista dall’algoritmo.
Nondimeno: sono probabilità e non certezze.
Clima geo-politico.
I mercati hanno anticipato (chi sapeva cosa, che in pochi sapevano?) una possibile soluzione della guerra USA-Iran.
Le dichiarazioni rilasciate dalle autorità iraniane, seguite dalle trionfalistiche aberrazioni di Trump, la tregua Israele-Libano, tutto insieme depone a favore di un clima positivo.
Molto spesso il mercato, come è noto, compra l’attesa e vende la notizia.
L’algoritmo sarebbe posizionato per il verificarsi di questo fenomeno anche questa volta.
Nondimeno, se Hormuz verrà riaperto (di fatto ancora non lo è – è bloccato ancora da Trump, anche se l’Iran ne ha dichiarato la transitabilità a tutti), il petrolio tenderà a tornare ai livelli precedenti e questo sarà un respiro di sollievo importante.
A bocce ferme, dovranno essere valutati i danni: in quanto tempo le forniture potranno essere ripristinate e come.
Nel frattempo, l’Europa ha sei settimane di autonomia di cherosene, prima di fermare i voli aerei: e questa è una corsa contro il tempo che dovrà essere valutata con attenzione.
Orsini (Confindustria) dice che a Bruxelles dovrebbe esserci qualcun altro a gestire queste cose: non so se abbia ragione o no, ma i voli fermi per mancanza di cherosene è qualche cosa che, diciamocela fra noi, forse era da gestire un po’ meglio?
L’editoriale di Traders’ Magazine del numero in uscita martedì 21 aprile è dedicato proprio al cherosene.
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