Da Windows 95 alla bolla.
Era il 1996, quando l’allora Presidente della FED Alan Greenspan coniò il termine “esuberanza irrazionale”.
Lui stesso non sospettava che le conseguenze si sarebbero viste solo quattro anni più tardi il marzo del 2000.
In effetti, la grande corsa rialzista di internet era nata proprio con Greenspan: qualcuno forse ricorda Windows 95, il primo sistema operativo di Microsoft, dove il browser era parte del sistema operativo e ci si collegava a internet componendo un numero di telefono, pagando a consumo la chiamata, tramite un modem di cui potevi sentire ogni singolo “scatto” dei numeri composti.
Greenspan, nel 1996, vide un mercato azionario grossolanamente sopravvalutato.
Non aveva ancora visto che cosa significasse la sopravvalutazione di un mercato trainato dalla promessa di una rivoluzione economica fondata su Internet.
Greenspan aveva individuato bene il fenomeno, ma non il timing.
Così, quello che accadde è che per quasi cinque anni si parlò di mercato sopravvalutato, di utili futuri quanto ipotetici incorporati nei prezzi delle azioni: fino al punto che … a forza di ripeterlo nessuno ci credeva più.
E’ proprio quando non ci si crede più che la bolla scoppia.
Quando la convinzione che “stavolta è diverso” entra nell’anima di tutti gli investitori e nei bar, la mattina, con il cappuccino e la brioche, si discute di borsa.
Ai giorni nostri.
Anche oggi il mercato americano sembra dominato da una esuberanza irrazionale, la stessa rappresentata da Greenspan nel 1996.
Questa volta non è internet, ma è l’intelligenza artificiale: tutti parlano di rivoluzione, di utili futuri giganteschi, si investe in datacenter che verranno installati nello spazio o sulla Luna, per superare i limiti terrestri dell’eccessivo surriscaldamento e di un assorbimento elettrico incompatibile con la realtà.
Nel frattempo i costi di tali investimenti montano come panna montata sui bilanci delle aziende: ma i ricavi dell’intelligenza artificiale sono ancora lontani dal poter essere confrontati con quei costi.
Il mercato azionario americano vale il 210% del PIL degli Stati Uniti.
Warren Buffett che considera 100 la quota limite per comprare azioni rimane liquido, ormai da molti mesi.
E continua ad accumulare liquidità, ora oltre 400 miliardi di dollari: cinque volte la giacenza media di cassa del Tesoro degli Stati Uniti.
I fattori di rischio: Hormuz.
La guerra con l’Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz costituisce il primo grave attentato alla stabilità del mercato
Nelle nostre proiezioni, interpretando la Teoria dei giochi, da alcune settimane abbiamo pubblicato la nostra opinione: una qualche forma di accordo dovrebbe concretizzarsi entro il 30 giugno.
Se ci sbagliamo il disastro potrebbe essere molto grave e, soprattutto, accelerare i suoi tempi.
La buona notizia arrivata oggi, che ha fatto abbassare il prezzo del petrolio e tornare un improvviso ottimismo nelle borse, è che una trentina di navi oggi sono transitate dallo stretto.
A occhio, dovrebbe essere che fra l’Iran e gli Stati Uniti, al momento, ha vinto la Cina, visto che tutto ciò è avvenuto dopo la visita di Trump a Xi: le prime due petroliere, delle trenta, erano cinesi … le altre non ce lo hanno fatto sapere (o, almeno, non ho ritenuto le notizie attendibili sulle altre 28).
La visita di Trump in Cina ha dato un risultato nullo se non negativo, a parte la solita fanfara raccontata ai media.
Nel frattempo, le scorte di petrolio diminuiscono, l’inflazione ha ricominciato la sua ascesa, e i tassi di interesse dei bond vanno alle stelle: non solo negli USA, perfino in Giappone, e questo può essere un pericolo per le borse.
A parte il petrolio, il prezzo dei fertilizzanti è salito del 50%.
Il secondo e terzo fattore di rischio: il debito pubblico e privato.
In Giappone, i tassi di interesse sui bond hanno visto picchi di oltre il 4%.
Negli Usa il trentennale ha superato abbondantemente il 5%.
Nel Regno Unito i cosiddetti “gilt” (cioè i trentennali inglesi) hanno toccato il 5.8%.
Prossimamente il debito degli Stati Uniti rispetto al PIL raggiungerà il livello toccato alla fine della seconda Guerra Mondiale.
Il debito del Giappone rispetto al PIL è del 230%. In Europa, Francia, Italia e Regno Unito superano il 100% (Italia in testa nel terzetto).
Warsh, il nuovo Presidente della FED, durante la grande crisi finanziaria del 2008-2009 era uno dei più stretti collaboratori di Bernanke (allora capo della FED): Bernanke attuava i principi di iniezioni potenti di liquidità nel sistema finanziario e Warsh era contrario.
Diciamo che in mano a Warsh, probabilmente, saremmo ancora nella crisi del 2008-2009, con le economie di mezzo mondo praticamente scomparse. Warsh fece poi marcia indietro, ammettendo che Bernanke aveva ragione.
Il pericolo Warsh è la sua anima di falco, che ipotizza di diminuire il bilancio FED; quindi drenare liquidità, il suo vizio mentale, a leggere i suoi discorsi recenti, non sembra essere scomparso.
Questo sarebbe semplicemente demenziale e disastroso per un mercato in preda a crisi sull’obbligazionario: mi auguro di avere capito male.
La crisi collaterale al debito pubblico (al debito mondiale possiamo dire) è l’eccesso di indebitamento privato, che coinvolge pesantemente l’area del business.
Gli intermediari finanziari lamentano difficoltà di incasso delle rate dei prestiti: questo si ripercuote sulla stabilità del sistema bancario e potrebbe diventare un classico detonatore collaterale ad una crisi del debito pubblico.
Il 2027-2029
Come anticipato fin dalla elezione di Trump, nell’epoca Trump la probabilità di una gravissima crisi delle borse, come sommatoria finale di sopravvalutazione tendenziale, crisi energetica, crisi del debito pubblico e forse privato è molto elevata.
Ribadiamo la nostra opinione che il 2027 potrebbe essere un anno a forte rischio e se non lo sarà il 2027, lo sarà il 2028.
Un massimo storico delle borse da cui il mercato scenderà soltanto è ancora, nella nostra opinione, avanti a noi.
Ma potrebbe essere già nel 2026 o all’inizio del 2027.
I prossimi massimi importanti delle borse americane potrebbero essere a luglio 2026, a novembre 2026 e a inizio anno 2027.
Se saranno massimi crescenti oppure no, lo vedremo: oggi, 21 maggio 2026, è ancora probabile lo siano.
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