Dall’80° Festival del cinema di VENEZIA, è ancora nelle sale italiane il “Comandante” della coppia De Angelis-Favino sulla storia dell’eroe Salvatore Todaro

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Una scena del film con Pierfrancesco Favino, il protagonista di “Comandante” di Edoardo de Angelis. Fonte/Credits: Enrico De Luigi (Biennale Venezia 80, materiale stampa per accreditati)

Nel film di Edoardo De Angelis, Pierfrancesco Favino interpreta il comandante Salvatore Todaro. Lo fa con marcato accento veneto in una trama che rispecchia i fatti storici solo in parte. Voto: 7-.

Trama
Salvatore Todaro è oggi conosciuto perché, a bordo del sommergibile Cappellini, nell’oceano Atlantico, salvò 26 naufraghi provenienti dall’affondato piroscafo belga Kabalo, portandoli sani e salvi fino alle Azzorre, nonostante il fuoco nemico, più rischioso per via del numero eccessivo di persone a bordo.

Ci troviamo durante la Seconda Guerra Mondiale. I mezzi di spostamento e di combattimento includono i sommergibili, allora chiamati “mostri del mare”. Alla guida del nuovo sommergibile atlantico, il Comandante Cappellini (classe Marcello) della Regia Marina, viene messo Salvatore Todaro per andare a interrompere, in sostegno ai tedeschi, le rotte marittime tra USA e Gran Bretagna: il viaggio inizia, con le giovani leve a bordo, nella base oceanica di Betasom a Bordeaux.

La notte del 16 ottobre 1940, Todaro dà l’ordine di sparare al mercantile Kabalo, mentre naviga nelle stesse acque con il sommergibile; lo fa in risposta al fuoco nemico, che pare indifferente alla (propria) bandiera battente nazionalità belga e, dunque, all’ufficiale dichiarazione di neutralità.

La cosa particolare che avviene in quella circostanza ha a che fare con il comportamento e i valori di Todaro: avvicinato da alcuni naufraghi del citato mercantile, il comandante li fa salire a bordo e li salva, decidendo di portarli alle Azzorre, nonostante si tratti di nemici, che l’hanno pure attaccato per primi, e sia in corso uno stato di guerra per tutti loro. Il “Cappellini”, che per la presenza di personale in torretta non può immergersi, rischia pesantemente il fuoco nemico in mare e di venire abbattuto.

Perché tutto questo? Perché la legge di Todaro non è bellica bensì umana ed, in particolare, è quella del mare, che prevede il salvataggio di qualsiasi naufrago con il trasporto dello stesso nel più vicino porto sicuro.

Nella traversata di 3 giorni, in costante emersione dal mare, Todaro si ritrova costretto a chiedere agli inglesi di cessare il fuoco, così da permettere al Cappellini di raggiungere le Azzorre, concludendo l’operazione di salvataggio dei ventisei con il loro effettivo sbarco nella baia di Santa Maria.

Quando il team del Kabalo scende sano e salvo a terra, il loro capitano si rivolge a Todaro con una domanda: perché? La premessa è che, nella stessa situazione, così dichiara onestamente, lui non lo avrebbe fatto, non avrebbe protetto i naufraghi del fronte nemico. La risposta del nostro eroe è tale da farlo diventare leggenda: “Gli altri non hanno, come me, duemila anni di civiltà alle spalle”.

Non c’era guerra né legge che tenesse di fronte alla vita umana, non per Salvatore Todaro. 

­­F1) Una scena del film con Massimiliano Rossi

Nella figura F1, l’attore interprete di Vittorio Marcon in “Comandante”.
Fonte/Credits: Enrico De Luigi (Biennale Venezia 80, materiale stampa per accreditati)

Analisi & recensione
Tecnicamente e artisticamente, il cast del film è di livello. Il film è di genere storico, drammatico, bellico ed è interpretato bene da tutti gli attori, scelti con cura, ciascuno per il proprio ruolo, e seguiti da una regia attenta alle sfumature.

Le pecche maggiori stanno nella storia e nella resa della stessa, a tratti faticosa da seguire, un po’ lenta, con la scelta di alcune micro scene forse inutili ai fini del film, rientrando in una sorta di retorica stonata inserita in un prodotto che, per l’argomento e il tipo di protagonista, sarebbe storico, per quanto risulti, qui e là, anacronistico e volutamente romanzato.

Sandro Veronesi ha co-sceneggiato il film con il regista, Edoardo De Angelis,(del resto hanno scritto insieme un romanzo dall’omonimo titolo, edito Bompiani), che ha diretto, fra gli altri, Pierfrancesco Favino, Massimiliano Rossi, Johan Heldenbergh, Silvia D’Amico, Arturo Muselli, oltre a una serie di ruoli minori, pose e comparse; la fotografia è quella di Ferran Paredes Rubio, mentre la scenografia è firmata da Carmine Guarino; Massimo Cantini Parrini ha curato i costumi del film, i cui effetti visivi sono opera del lavoro di Kevin Tod Haug.

“Comandante” diventa più interessante a metà, quando avviene l’incontro fra il Cappellini e il piroscafo belga che viaggia a luci spente, risultando invisibile all’inizio.

Il messaggio del film è molto bello, sempre valido e metaforico fuori dal mondo marino: riguarda anche la vita e il modo di intenderla secondo delle priorità e delle rinunce legate, più che a folli ambizioni, al valore umano, determinate cioè da un sano amore per il prossimo a dispetto di leggi e regole che lo violano, p.e. lasciando affogare in mare qualcuno che è sì il nemico ma pure un uomo.

Fotografia, musiche ed interpretazioni vengono armonizzate dalla regia, ma a vincere è soprattutto il tema del film, perché, specie da qualche anno a questa parte, abbiamo bisogno di crederci. Il ritmo non sta allo stesso livello, ma, rispetto a certi prodotti italiani, il risultato è discreto. Voto: 7-.

­­F2) Un momento del film con Favino e la D’Amico

Nella figura F2, l’attrice Silvia D’Amico in una scena con Favino in “Comandante”.
Fonte/Credits: Enrico De Luigi (Biennale Venezia 80, materiale stampa per accreditati)

Conclusione
Il film mira alla bellezza di chi agisce (e Todaro non è frutto della fantasia di un romanziere) per l’altro, per l’essere umano in quanto tale, mettendo addirittura a rischio la propria vita per lui. Il merito? Un film non perfetto e, come sarebbe stato anche detto dal regista, con imperfezioni storiche che lo portano a un livello più di video-racconto che di documentario, ma che invita, comunque, a delle riflessioni profonde sul senso della vita.

Il richiamo del pubblico probabilmente è stato maggiore dell’apprezzamento da parte dello stesso dopo aver visto il film, magari aspettandosi di più, visto anche che Favino sarebbe la nostra punta dell’Iceberg cinema (anche se non necessariamente il migliore attore che abbiamo, seppure fra gli interpreti italiani oggi più internazionali).

“Comandante”, presentato in anteprima al Festival del cinema di Venezia, è uscito nelle sale italiane lo scorso 1° novembre 2023 ed è ancora in programmazione. Per l’ispirazione a fatti reali e per il messaggio che contiene, ma anche per una lotta silenziosa e costante alla chiusura, che definirei immorale e raggelante, di cinema (e teatri), simbolo di cultura e socialità, andate a vederlo.

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo.

Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com