Paola Cortellesi dirige e interpreta “C’E’ ANCORA DOMANI”, ritratto crudo e raffinato di un’Italia in bianco e nero contro le donne. Incassi oltre i 14 milioni di euro

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Un’immagine in bianco e nero di alcune signore degli anni Quaranta. Fonte: https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQVNG7AxEyOcVPM6reqD7NxK5w3oTYmHBOmUPGUe-CoBA&s

Il bellissimo film che Paola Cortellesi interpreta e dirige – sperimentando, per la prima volta, speriamo non l’ultima, e con indubbio successo, la carriera del marito – fa pensare, ridere, piangere e, alla fine, fa saltare di gioia, perché il cambiamento agognato dallo spettatore per la protagonista, durante tutta la proiezione, vede finalmente la luce, grazie a un evento, sia pubblico che personale, determinante. Quell’evento porterà, metaforicamente, colore alle vite dei personaggi femminili del film e a un intero paese di nome Italia.

Trama
Siamo negli anni Quaranta con i soldati americani, alti e “con tutti i denti”, alcuni di colore, per le strade di Roma in atteggiamento “friendly”.

Delia è sposata con Ivano, alias Valerio Mastrandrea: l’attore, fra l’altro ex fidanzato di Paola quando erano ragazzi, è irriconoscibile per bravura; finalmente fuori dal genere depresso, che ci propone da tempo, divertendoci, perché, fra espressione facciale e ottimi tempi comici, bravo lo è, con questo personaggio fa un salto in avanti ed eccelle.

F1) Immagine copertina di “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi

Nella Figura F1 la locandina del film interpretato e diretto dalla Cortellesi.
Fonte/Credits: press material – Festa del cinema di Roma (sito per accreditati)

Ivano e Delia vivono in un bassofondo con i loro 3 figli, due ragazzini che litigano fra loro di continuo e hanno sempre le parolacce in bocca, e la bella Marcella, innamorata di un ragazzo, figlio di certi arricchiti che le potrebbero garantire un buon futuro. Marcella (Romana Maggiora Vergano) vorrebbe sposarlo, anche per andarsene da casa e non dover sopportare più la violenza del padre sulla madre.

Anche Delia ha un corteggiatore, di cui non sapeva ma di cui scopre, capendo che si tratta di un sognatore; è il meccanico Nino, che porta il viso di un indovinato Vinicio Marchioni.

Il film racconta, fin dalla scena d’apertura, il maltrattamento delle donne in età post-bellica. Ivano rappresenta l’uomo violento. L’unico che non tratta male è il suo vecchio padre, il brontolone e dispotico Ottorino, interpretato magnificamente da Giorgio Colangeli, classe ’49, superlativo in un ruolo minore.

Altro “personaggio” importante del film è la lettera misteriosa che Delia riceve a lei indirizzata: solo alla fine se ne capirà il contenuto e l’importanza, non solo per la vita della protagonista.

Per concludere, il finale è il pezzo forte del film, un vero colpo di scena; il domani di Delia è un lunedì, ancora estivo, nel quale lei e molte altre persone potranno fare una scelta determinante.

Analisi & Recensione
Paola Cortellesi è straordinaria. Non c’è altro da dire. Il cast tutto è scelto con cura e ben diretto.

Fra storia accaduta, oggi preziosa per valutare i nostri passi avanti e, talvolta, indietro, e storia ideata, quella di Delia, scritta, non solo da Paola, ma anche da Giulia Calenda e Furio Andreotti, il pubblico esce dalla sala con un arricchimento e una serie di sentimenti positivi; si esce con una forte simpatia per lo stupendo personaggio di Marisa, l’amica della protagonista e unico caso, nella trama, di donna sana sposata a un uomo dalle manieri gentili, semplice ma perbene, e con un’infinita empatia per Delia e sua figlia Marcella, specie quando si danno forza reciproca con uno scambio di battute breve ed incisivo: “Marcè, per me è tardi, ma tu sei ancora in tempo”, “Mà, anche tu”. Bravissima davvero Emanuela Fanelli, cara amica della Cortellesi pure nella vita.

A proposito di Marisa, un altro aspetto interessante è che è l’unica donna del film senza figli né pancie sospette; in una brevissima scena, lei si gira a guardare una ragazza incinta che passeggia, mentre il marito le si avvicina affettuosamente. L’unica che sceglie e trova un amore rispettoso non procrea. Gli spunti di riflessione sono, dunque, moltissimi, anche nelle sfumature di piccole scene che hanno, già da sole, tanta forza.

Luci, fotografia, location e scenografia sono di qualità e frutto di un lavoro raffinato.

A proposito di location, in “Italy for Movies“, si legge che la casa di Ivano e Delia è stata ricreata negli studi di Cinecittà, con la ricostruzione della scenografa Paola Comencini, ispiratasi a quella del film di Visconti “Bellissima”, con Anna Magnani (1951).

Il film è proprio bello, pur se attira qualche osservazione critica, diciamo, più tecnica. Le lenzuola di Ottorino sono eccessivamente stirate e le sue federe incontaminate, ma non è credibile: l’uomo è malato e vive a letto, dunque come è possibile che non ci siano del giallo da usura, delle pieghe naturali da stropicciamento, come sono potuti sfuggire questi particolari alla grande Paola?

Un’altra critica costruttiva riguarda il girato: è in bianco e nero, ma con un effetto un po’ patinato, lontano dal concetto di Neorealismo; sarebbe andata meglio la sacra vecchia pellicola, però è assai cara. La modernità del film è data, pure, dalla dinamica del formato, da quadrato a rettangolare.

Grazie alla scelta oculata e apprezzabile della Cortellesi di usare un linguaggio verbale e fotografico leggero, ci sono nel film anche momenti divertenti e battute simpatiche; certo, la danza che rappresenta le botte di Ivano a Delia non alleggerisce né il messaggio del film né gli animi degli spettatori. La violenza, del resto, non è solo fisica, ma, anche, psicologica: non si vede, ma c’è.

F2) Rossana Martino, Miss Italia 1946

Nella Figura F1 un bello scatto della Miss eletta in un anno significativo per donne e Repubblica.
Fonte: https://cdn2.picryl.com/photo/1946/12/31/rossana-martini-3-miss-italia-1946-4f128e-1024.jpg

Il film lotta con e per tutte quelle donne che, in questo momento storico, nel mondo, si difendono da soprusi e violenze, difendendo i propri leciti diritti, cercando di farlo a testa alta, come in Iran. Il valore di “C’è ancora domani” è, dunque, fondamentale e alto; da diffondere. Da vedere! Voto: 9,5

La regista & alcuni dati (film e storia italiana)
Per Paola Cortellesi, coraggiosa oltre che bravissima, Delia è tutte le donne di cui la nonna le raccontava, tramandandole gli sfoghi, che avvenivano nel suo cortile romano, delle molte donne maltrattate dai mariti-padroni, donne per lo più rassegnate, proprio come la protagonista del film. “C’è ancora domani” narra le imprese straordinarie delle donne comuni che, senza saperlo, sono state delle eroine della porta accanto, capaci di porre le basi, essere lo scheletro, del nostro paese.

I primi premi che “C’è ancora domani” si è già portato a casa arrivano dalla manifestazione dove è stato presentato in anteprima: Premio Concorso Progressive Cinema, Premio speciale della GiuriaPremio Miglior Opera Prima BNL BNP ParibasMenzione speciale, Premio del pubblico. Probabilmente non finiranno qui.

Questo splendido film ha fatto un miracolo: ha fatto tornare in sala gli italiani, superando per incassi qualsiasi altro film e toccando cifre che, al nostro box office, non si vedevano da prima della Pandemia. Il film, ad oggi, ha totalizzato 14 milioni di euro, secondo gli ultimi dati di Cinetel. Un risultato spettacolare che speriamo contribuisca a frenare la costante chiusura dei cinema nelle città.

A Milano, l’ultimo cinema soppresso è stato l’Odeon, che ha seguito l’amato da tanti Apollo e, estendendolo al teatro, il Nuovo di Piazza San Babila. La cultura non deve morire, deve vivere e lo deve fare anche da un palco o sullo schermo. Cinema e Teatro sono Arte, sono Cultura, sono parte dell’identità nazionale. L’Odeon, che ha chiuso i battenti il 31 luglio scorso, fu inaugurato nel 1929, con un nome derivante dal greco “ode” e con il significato di “costruzione destinata alle gare musicali”. E’ stato utilizzato sia come cinema multisala sia come teatro e ora lascia un vuoto laddove, nelle prime uscite da adolescenti, in molti si andava alle proiezioni pomeridiane e serali.

Nel marzo 1946, le donne parteciparono alle elezioni amministrative e il 2 giugno dello stesso anno si votò, a livello nazionale, per il referendum istituzionale che sancì la Repubblica italiana.

F3) Vince la Repubblica, 1946

Nella Figura F3 il Corriere della Sera del 1946 festeggia: la Repubblica vince sulla Monarchia. Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/20/%C3%88_nata_la_repubblica_-_Anna_Iberti.jpg/400px-%C3%88_nata_la_repubblica_-_Anna_Iberti.jpg

Conclusione
Il film “C’è ancora domani”, presentato come Prima italiana alla Festa del Cinema di Roma lo scorso 18 ottobre, anche per il pubblico, è uscito nelle nostre sale il 26 ottobre ed è ancora al cinema. Cosa aspettate voi che non rientrate fra i primi 2 milioni di spettatori, cifra ultimamente superata di poco, ad andare al cinema a vederlo? Questo è un film da grande schermo. Correte!

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo.

Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com