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CARLA: recensione del film e intervista alla produttrice Gloria Giorgianni

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Le due protagoniste della storia, quella di Carla e quella vera. Fonte: ph. Gabriele Kash Torsello

La producer Gloria Giorgianni, fondatrice della casa di produzione cinematografica, televisiva e multimediale Anele, creata nel 2013, nonché autrice di diversi soggetti, come quello de ‘Il segno delle donne’, ha prodotto un altro pezzo di cultura per noi, un’altra biografia importante, con Carla su Carla Fracci. La grandissima ballerina è mancata il 27 maggio 2021 per un cancro che l’ha uccisa a 84 anni. A volte siamo affascinati dalle prodezze, in questo caso artistiche e sulle punte, di noti personaggi dai nomi altisonanti, ma spesso non conosciamo le loro vite o come sono arrivati a tanto successo. Opere come quelle prodotte da Anele, come Carla, ce li fanno sentire più vicini.

Carla è un film biografico liberamente ispirato a Passo dopo passo – La mia storia, il libro scritto dalla Fracci, pubblicato nel 2013. Che coincidenza: il 2013 è, anche, l’anno in cui è nata Anele. Il film, realizzato con la consulenza proprio di Carla Fracci, di suo marito Beppe Menegatti e di Luisa Graziadei, è stato girato, in piena pandemia, fra Roma, Orvieto e, naturalmente, Milano, con alcune riprese realizzate internamente al Teatro alla Scala, cosa unica per una fiction televisiva.

F1) Locandina del film Carla di Emanuele Imbucci

La figura F1 mostra la locandina del film prodotto da Gloria Giorgianni.
Fonte: ph. Gabriele Kash Torsello
Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=s7omOmcllAE

Recensione di Carla
Carla Fracci dall’infanzia al successo prorompente, attraverso gioie e dolori. A darle il viso l’attrice Alessandra Mastronardi, a prestarle il corpo per fiction, per le scene di ballo più difficili, l’étoile Susanna Salvi[1]. La regia è di Emanuele Imbucci, che ha diretto, in particolare, altri due film su dei grandi personaggi quali Michelangelo a Nilde Iotti, con le interpretazioni, sentite e raffinate, di Enrico Lo Verso, che un po’ conosco e stimo molto, e Anna Foglietta. Una Fracci forte e sicura quando danza, un po’ più fragile, almeno all’inizio della carriera, fuori dal tutù, ma pur sempre fedele alle sue origini. Nella storia del film, la prima amicizia alla scuola del Teatro alla Scala è, per Carla, quella con l’aristocratica Andegari, che all’inizio le viene preferita, per convenienza. La somiglianza fra la Mastronardi e la compianta Carla è molto credibile. Il prodotto è caratterizzato da una regia armonica e da un cast allineato. Molto simpatica e sempre brava Maria Amelia Monti, qui nei panni della mamma della Fracci. Un plauso alla fotografia[2] e anche ai costumi. Molto bello ed emozionante il legame che trapela dal film e, quindi, dal libro fra Carla e i due genitori, saldo dalla tenera età al suo matrimonio con l’amato Menegatti, che l’ha poi diretta moltissime volte. La coppia ebbe anche un figlio, Francesco, oggi cinquantaduenne, architetto. Sembra che, poco prima di morire, la madre di Carla abbia detto del padre, in una trasmissione televisiva, di amarlo ma anche di discuterci come il primo giorno. La sua sembra, dunque, essere stata un’esistenza di grandi soddisfazioni, non solo professionali. Se è dura per chiunque accettare il tempo che passa, lo è ancora di più per un’artista del palcoscenico e dev’essere inimmaginabile per una stella del ballo. Come dice uno dei personaggi del film, ‘il nostro corpo invecchia prima che smetta il nostro desiderio di danzare’. La Fracci è stata una donna capace di essere indipendente anche da certi schemi (specie allora) nel mondo della danza e ha formato una famiglia. Ma la danza era l’anima e il cuore della prima ballerina, che, a proposito, diceva che per lei danzare era come respirare.

Vederlo? Sì! Le biografie come questa ci regalano un pezzo di storia e cultura. Il mio voto è 7/8.

Dove vederlo? In live streaming tramite la piattaforma RaiPlay.it. Il film è andato in onda il 5 dicembre su Rai 1 ed è uscito al cinema per tre giorni, ossia l’8, il 9 e il 10 novembre 2021.

‘Carla’ è una coproduzione Rai Fiction-Anele, realizzata con il patrocinio della Regione Lombardia, il contributo del Comune di Orvieto e con il contributo del MIC- Ministero della Cultura – Direzione generale Cinema e audiovisivo. Soggetto di Fabio Scamoni e Graziano Diana. Sceneggiatura di Graziano Diana e Chiara Laudani con la collaborazione di Emanuele Imbucci e Fabio Scamoni. Consulenza di Carla Fracci, Beppe Menegatti e Luisa Graziadei. Produttore esecutivo Tore Sansonetti. Produttori associati Fabio Scamoni e Carlotta Schininà. Produttori RAI Lorenza Bizzarri e Gianluca Casagrande. Prodotto da Gloria Giorgianni. Regia di Emanuele Imbucci. Distributore Cinema QMI. Interpreti: Alessandra Mastronardi, Maria Amelia Monti e Pietro Ragusa, Elena Cotta, Luigi Fracci, Euridice Axen, Paola Calliari, Gabriele Rossi, Lorenzo Lavia, Valentina Romani, Maurizio Donadoni, Paola Lavini, Alan Cappelli Goetz, Claudia Coli e la piccola Elisa Proietti nei panni di Carla da bambina.

La mia intervista:
Gloria Giorgianni, Produttrice del film e AD e fondatrice della casa di produzione Anele
Intervista del 20.12.2021

F2) Gloria Giorgianni, produttrice e AD di Anele


Nella figura F2 la produttrice Gloria Giorgianni, fondatrice di Anele.
Fonte: ph. Pietro Piacenti

Gloria mi ringrazia subito dell’intervista, prima che inizi. Lo noto, perché è raro. Ringrazio io lei.

Basile: Iniziamo subito da Carla. Com’è nata l’idea di questo film di genere biografico?

Giorgianni: L’idea di questo Biopic è stata portata diversi anni fa da Fabio Scamoni, che è anche il mio co-produttore associato nel progetto. Lui aveva il contatto con la famiglia di Carla Fracci. Ho subito pensato a una possibile coproduzione con Rai Fiction per raccontare la vita di Carla Fracci – che ha lavorato con noi, insieme al marito e alla sua assistente – e le caratteristiche della sua carriera, soprattutto il talento, l’eccezionalità, la tenacia. Ciò è in linea con la mia società, Anele, con cui si cerca di fare dei racconti al femminile in chiave positiva. In più, in Carla c’era il tema dello sport, della danza, e quello, secondo me molto importante, della costruzione di una carriera, concetto utile da far passare specie ai giorni nostri. I grandi successi si ottengono con l’allenamento, la tenacia, la determinazione, non arrivano per caso; si ottengono con grande volontà e lavoro. Come fece lei, tra l’altro superando una partenza che la vedeva un po’ penalizzata, data la famiglia d’origine modesta e senza molte risorse economiche. La storia poi mostra e attraversa una Milano sia fervida artistico-culturalmente sia caratterizzata, forse, da una maggiore povertà. E con la Fracci si vola anche fuori dall’Italia, perché il suo nome e la sua fama erano chiari anche all’estero; Carla aveva calcato i palcoscenici di tutto il mondo.

Basile: Mi collego a un altro tema che mi è arrivato dal film, quello dei valori rappresentati dalla famiglia, povera ma solidissima, della protagonista. I genitori della stessa sono perfettamente interpretati da una sempre fantastica Maria Amelia Monti – per la serie, lo dico e lo scrivo spesso lo so, non ci sono piccoli attori, ma semmai piccoli ruoli e, del resto, è un’attrice di teatro – e, nel ruolo del padre di Carla, dal cinquantaseienne Pietro Ragusa, davvero assai bravo. Inoltre, ho apprezzato le attrici interpreti della migliore amica e, soprattutto, dell’insegnante di Carla, rispettivamente Paola Calliari e Euridice Axen. E, infine, Paola Lavini[3], che me ne aveva parlato, dicendosi interessata da sempre di poter essere la grande Callas.

Giorgianni: Maria Amelia Monti fantastica! Mi fa piacere che abbia notato Pietro Ragusa, che è bravissimo ed è stato chiamato, fra i pochi attori italiani, a interpretare un piccolo ruolo o un cameo nel film di Ridley Scott House of Gucci. Girava nel periodo delle nostre riprese, perciò lo so.

Basile: A proposito di riprese, so che ne avete fatte alcune interne al Teatro alla Scala, cosa rara e difficile.

Giorgianni: Assolutamente. Noi abbiamo avuto il privilegio di avere il Teatro alla Scala come set per più giorni, grazie alla relativa sovrintendenza, dunque a Meyer[4]. E ringrazio la Regione Lombardia che ci ha dato un patrocinio al film. La Fracci ha calcato diversi importanti teatri, ma, nell’ottica anche di alcune scelte che abbiamo dovuto fare a livello di testo, abbiamo voluto tenere il racconto legato a quello della Scala, che abbiamo sempre considerato come il protagonista narrativo della storia. Quindi, oltre che per la ricchezza visiva, la Scala è stata fondamentale per delineare il forte rapporto di Carla con esso. Spero che ciò sia arrivato.

Basile: Direi proprio di sì. Aggiungo che avete dato luce e centralità a questo nostro monumento, non solo milanese, ma anche italiano e noto all’estero. Dall’idea alla realizzazione del film, fra l’altro immagino rallentata dal Covid e dai vari Lockdown, i tempi quali sono stati?

Giorgianni: Sì il Covid ha inciso. In particolare ci hanno imposto di girare a febbraio 2021, in piena pandemia. Molto difficile girare così. Già per sviluppare la sceneggiatura abbiamo impiegato un anno e mezzo, perché è stata lavorata ampiamente. E comunque abbiamo girato in più fasi, non solo per il Covid, a causa del quale molti set erano stati fermati a pioggia come saprà, ma anche in base alle disponibilità dell’attrice. Il set, però, era davvero pieno di persone appassionate, motivate dalla voglia di realizzare un bel racconto su questa donna, che, come dicevo, abbiamo avuto il privilegio avere accanto.

Basile: Che dispiacere, immagino, che sia mancata[5] prima di vedere il prodotto finito, o sbaglio?

Giorgianni: No, purtroppo è così. Avevamo fissato una data per la proiezione del pre-montato con lei, invece, per poco, non ci siamo riusciti. È un cruccio che mi porto dietro. Però devo dire che non sapevamo che lei stesse così male. Tra l’altro, l’avevamo vista a marzo durante le riprese e ci era parsa molto vitale, allegra e partecipe. Io, devo dire, ho scoperto un’artista e una donna che non immaginavo. Ho scoperto una forza e un’eleganza, due cose che paiono opposte, che mi han davvero colpita. L’ho trovata unica e, conoscendola a fondo, mi è piaciuta ancor più di quanto già non mi piacesse, per certe caratteristiche come l’empatia. Mi ha coinvolta. Ho sentito una grande responsabilità nell’affrontare questo racconto. Io spero che da lassù ne sia rimasta contenta.

Basile: Ne sono certa. A proposito, quando veniva sul set, Carla Fracci dava, magari, qualche consiglio all’attrice protagonista? Per inciso, la Mastronardi, in certe inquadrature, somigliava tantissimo alla prima ballerina da giovane, anche per l’ottimo trucco e parrucco.

Giorgianni: Carla è sempre stata molto garbata. Se ha dato qualche consiglio, è stato solo sulla danza, lasciando piena libertà all’interpretazione. Noi abbiamo lavorato con un coreografo indicato da Carla e dal marito. È stata molto rispettosa del lavoro creativo del regista e della produzione. Sì, ci è stata accanto senza invaderci e anche questo credo sia stato un suo aspetto importante, che abbiamo tutti sentito molto durante la lavorazione del film.

Basile: Credo che il rispetto del lavoro e dei ruoli altrui arrivi, come insegnamento, molto dallo sport; credo che gli sportivi imparino una particolare disciplina professionale e di vita, specie quelli degli sport di gruppo, che penso siano la maggioranza. La danza a questi livelli, forse, è pure più di uno sport, perché unisce all’attività fisica, che è l’impegno maggiore, un’interpretazione sensibile che fa la differenza. E, a proposito, dei passi e dei balletti nel film, so che avete usato dei ballerini di professione: penso al ruolo protagonista e all’étoile Susanna Salvi. Una sorta di stuntwoman.

Giorgianni: La Salvi è stata la splendida controfigura della Mastronardi, perché, insomma, una cosa è fare le movenze e un’altra è ballare come la Fracci. Anche per il personaggio Nureyev siamo ricorsi per alcune scene alla controfigura dell’interprete Léo Dussolier, ossia a Giacomo Castellana. Abbiamo, anche, avuto la fortuna di un attore ballerino nel ruolo di Mario Pistoni, Gabriele Rossi, il quale ha aderito con grande entusiasmo e generosità; è pure un attore molto conosciuto su Rai 1.

Basile: Tornando all’interprete principale, la Mastronardi è stata scelta, oltre che, come detto, per la somiglianza con la prima ballerina, anche per qualche specifico motivo?

Giorgianni: Naturalmente, Alessandra Mastronardi è un’attrice importante, secondo me amata dal pubblico. Certo, è molto difficile vestire i panni di una persona vivente. La somiglianza ha contribuito, anche perché servivano, in questo caso, una fisicità e una statura allineate al personaggio e alla professione. Infine, desidero mettere in evidenza il lavoro eccezionale dei reparti di trucco e parrucco e dei costumi e colei che è a capo dei reparti menzionati, la costumista Magda Accolti Gil, la quale è stata molto accurata in tutta la ricostruzione dei costumi dell’epoca.

F3) Alessandra Mastronardi con Carla Fracci nel Teatro alla Scala


Nella figura 3, la Fracci e la protagonista di Carla durante le riprese del film, forse in una pausa.
Fonte: ph. Gabriele Kash Torsello

Basile: È possibile vedere Carla su Rai play, corretto? Ci saranno altre evoluzioni?

Giorgianni: Esattamente. Guardi, la distribuzione estera è in mano a Rai Com[6], che si occupa della distribuzione nei paesi Rai. Mi piacerebbe molto trovare un approdo di Carla fuori dall’Italia, in particolare in America, proprio perché è un paese in cui la Fracci si è fatta conoscere. Ciò che a me farebbe davvero piacere fare è ricordare che abbiamo delle eccellenze, come in questo caso delle grandi donne, che portano avanti il nostro paese attraverso il talento e il merito.

Basile: Devo dire che appoggio e stimo le visioni internazionali, non dimenticando quella nostrana, ma nell’ottica del siamo tutti insieme e magari uniti. E, poi, dall’unione delle forze arrivano risultati spesso maggiori. Mi aggancio, dunque, ad Anele, la casa di produzione che ha creato nel 2013[7] e gestisce. Anzitutto complimenti, perché dar vita a un’azienda è bello e motivante, ma pure molto impegnativo e, dopo, pause non ne esistono più. Con la sua società, come mi diceva, le interessa raccontare storie, in particolare, su e di alcune figure femminili.

Giorgianni: Sì, ma ho una tematica anche più ampia che è il racconto del nostro Paese. Per me conta moltissimo. Ed ha valore, per me, farlo in termini di indipendenza. Come saprà, molte delle grosse case di produzione sono state acquistate o sono partecipate, in larga misura, dalle multinazionali straniere e questo, secondo me, impatta molto sui temi del racconto. Lo dico senza pregiudizio, solo osservandolo e rimarcando la differenza con il poter fare un racconto, diciamo, più diretto, provenendo da noi. Io sento questa esigenza. Al di là della Mafia e simili e di alcuni stereotipi diffusi nel mondo, io credo siano da esportare l’identità dell’Italia e le storie di coloro che hanno regalato al nostro Paese una memoria significativa. Per far ciò ricorro ai film, ai docufilm, alle docufiction, alle fiction. Penso, fra l’altro, che il racconto biografico sia poco battuto da noi, mentre, per esempio, in America prodotti così ce ne sono tantissimi. Quanto alle storie al femminile, mi viene in mente ‘Donne[8]’, quelle di Camilleri, una delle prime produzioni con Anele: si tratta di una fiction in 10 parti, ognuna da 10 minuti, sulle donne che realmente Camilleri aveva incontrato nella sua vita e sui profili che lui ne aveva tracciato. Quanto al racconto al femminile, io credo che possa aiutare a continuare quel cambio di mentalità che ha già fatto passi avanti enormi, ma che ha ancora grandi spazi di miglioramento. Sarei contenta se avanzasse anche solo di un millimetro.

Basile: Già un cambiamento notevole lo sto osservando da qualche anno riguardo ai ruoli nei film, dove, pian piano, le donne non sono più (solo) le madri, le moglie, le sorelle, le cognate, le figlie, le zie, le nipoti di… ma esse stesse sono le protagoniste. I prossimi progetti suoi e di Anele quali sono?

Giorgianni: Verissimo! Quanto ai progetti, sono tanti. Fra questi, la fiction su Arnoldo Mondadori[9], che è stata girata la scorsa estate e che stiamo montando ora. Per me è molto importante raccontare anche l’imprenditoria culturale. Ho scoperto la storia di un bambino poverissimo – con la quinta elementare, faticava a comprare i libri e faceva mille lavori insieme – divenuto uno dei maggiori editori italiani, soprattutto cercando di portare il libro a tutti quanti. Stiamo sviluppando altre idee relative agli editori, che è un filone sul quale mi piacerebbe proseguire e, poi, per l’anno prossimo, è già in piedi un film sullo sport, con un protagonista maschile. Quest’ultimo – non un personaggio noto, ma immerso in una storia molto bella – è siciliano come me: il racconto cerca di unire la Sicilia valoriale, quella che lavora ogni giorno e sicuramente convive con un’altra Sicilia fin troppo raccontata, con una bellissima storia legata allo sport.

Basile: Prima di creare Anele, Gloria, qual è stato il suo percorso o come si vede fra vent’anni? Io credo che la sua attuale attività possa davvero proseguire all’infinito, perché le storie possono essere infinite, quindi, forse, mi vuol parlare di ieri invece che di domani? Scelga lei.

Giorgianni: Prima di Anele, ero nella Palomar[10]. Ho fatto il liceo classico, poi non mi sono laureata. Mi sono trasferita a Roma dalla Sicilia per motivi personali e, così, ho cominciato subito a lavorare in questo settore, particolarmente nella redazione di alcuni programmi della Palomar. Poi, Carlo degli Esposti, il produttore e fondatore della Palomar, mi ha chiesto di lavorare con lui e ho fatto dalla segretaria alla producer, insomma ho fatto molta gavetta e ci tengo. E tengo anche a passare questo messaggio: la gavetta conta. Ai miei amici che mi più volte mi hanno chiesto chi sia il produttore, che faccia, ho risposto che è un imprenditore che fa cultura, ossia non è chi mette i soldi ma chi realizza un progetto e si occupa sia della parte creativa sia di quella economica. Io mi sono dimessa dalla Palomar nel 2012 con l’intento di fare un percorso più mio, a cominciare dalle scelte sui progetti. Certo, quando l’ho fatto avevo un computer e una liquidazione, nulla d’altro. Ci fosse stato qualcuno che mi avesse detto ‘hai avuto una buona idea’, no, nessuno. Difficile che accada in questo Paese (ride, ndr). Ci leggo una questione culturale e il mio essere una donna. Comunque, non mi sono fermata: la mia scelta, non solo mi corrispondeva, ma era anche pensata e ragionata da anni e, a un certo punto, ho trovato il momento giusto per agirla. Aggiungo che da sempre mi piacciono le storie: quando ero piccola, ricordo che mio padre ci leggeva le storie di Capuana[11]. Io credo che servano le storie, quelle che abbia un senso condividere con gli altri.

(Mi complimento molto con Gloria per come è partita e per dove, in così poco tempo, è arrivata. Condividiamo che un po’ di rischio nelle attività, talvolta, le rende pure più ‘divertenti’ , ndr).

Basile: A proposito di contesti, ora si è detto di quelli imprenditoriali produttivi e culturali, mi allaccio al circolo del Canova, grazie al quale siamo entrate in contatto. Lo cito con piacere, poiché ho avuto occasione, con la socia Alina Di Biase, di prendere parte a qualcuno dei loro eventi, qui a Milano, sempre molto ben gestiti con, appunto, storie interessanti. Lei è socia di quello romano.

Giorgianni: Il Canova per me è una famiglia di amici ormai. È caratterizzato da ambienti diversi professionalmente, ma è la condivisione la chiave. Intendo la condivisione di spunti, ragionamenti.

Basile: Concludo con una curiosità su un personaggio di Carla. La Andegari, cioè l’amica della protagonista appartenente a una famiglia aristocratica e, dunque, avvantaggiata nell’ascesa a prima ballerina della Scala, è veramente esistita? Perché non l’ho trovata nelle ricerche…

Giorgianni: No. Inventata. La Andegari è la sintesi di alcune cose avvenute, negli anni, alla Fracci. C’era, poi, l’intenzione di raccontare la Milano più ricca e quella più povera e l’incontro fra questi due universi, in particolare nel mondo dell’arte e, naturalmente, della danza.

Basile: Grazie mille Gloria, è stato davvero interessante e piacevole.

Conclusione
La saluto e Gloria mi ringrazia di nuovo: è una persona chiaramente attenta agli altri. Restiamo d’accordo di vederci, in questo mondo di conversazioni, riunioni, studio, tutto online che amo fino a un certo punto, preferendo il de visu, per prenderci un bel caffè. L’unico dubbio è se a Roma o a Milano, città nelle quali, lei dalla capitale e io dal capoluogo meneghino, arriviamo e sostiamo spesso entrambe. Si vedrà; questa, in fondo, è un’altra storia.

F4) Gloria Giorgianni sul set con Alessandra Mastronardi e Carla Fracci


Nella figura 4, la Giorgianni con la Fracci e la Mastronardi in una pausa dal film.
Fonte: ph. Gabriele Kash Torsello

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Susanna_Salvi

  2. Gigi Martinucci – https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Martinucci

  3. Le interviste alla Lavini: https://www.traders-mag.it/roma-rff-16-ottobre-2021-seconda-parte/ ; https://www.traders-mag.it/matt-antonio-ligabue-intervista-film-paola-lavini/

  4. https://it.wikipedia.org/wiki/Dominique_Meyer

  5. La Fracci è deceduta per un cancro il 27 maggio 2021, dunque solo sette mesi fa.

  6. https://www.raicom.rai.it/

  7. Come la Effort Abvp! https://www.linkedin.com/in/alessandra-basile-15801984/# ; https://www.facebook.com/EffortAbvp/ ; https://alessandrabasileattrice.com/spettacoli-foto-di-scena-e-video/

  8. http://www.anele.it/le-donne-di-camilleri-in-pillole/

  9. https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/tv/2021/08/31/placido-e-arnoldo-mondadori-in-docufiction-rai-ciak-a-roma_9daf1339-be1f-4a63-9cbd-2f3baee7b78a.html

  10. https://it.wikipedia.org/wiki/Palomar_(azienda)

  11. https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Capuana

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo. Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com

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