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BELFAST: un’opera poetica nelle mani sapienti di un regista sensibile come Kenneth Branagh

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Nei nostri cinema, dal 24 febbraio, è arrivato il film di genere biografico, drammatico, commedia ‘Belfast’ di Kenneth Branagh, il quale, prima di indossare i panni dell’investigatore Belga, ha diretto un delicato racconto in b/n, meraviglioso, in un momento storico non più così diverso dall’attuale

Kenneth Branagh, di cui racconto in un paragrafo dedicato più avanti, ha già vinto un Golden Globe per ‘Belfast’, con il quale si prepara alla notte degli Oscar, grazie alle 6 nomination ricevute, fra le quali quella per la migliore regia e quella per il miglior film. Per Kenneth, un naturalizzato britannico con il cuore sempre in Irlanda del Nord, come lui stesso ha dichiarato, precisando ‘Non credo che si possa far uscire Belfast dall’io ragazzo[1]’, questi non sono solo dei conseguimenti professionalmente molto gratificanti, ma anche un sigillo alla memoria, tenera e riconoscente, dell’amata nonna. La nonna del film è interpretata da Judi Dench, straordinaria nella sua eterna capacità di dare tanto attraverso gesti e sguardi infinitesimali; dai suoi occhi, per natura non grandi e resi anche più piccoli dal passare del tempo, escono una luce e un’umanità che, forse, sono quelle che Kenneth bambino incamerava per ricordarsene vivamente da adulto. A soli 9 anni, Kenneth si trasferì, con tutta la sua famiglia, operaia e protestante, composta da papà, mamma e due fratelli, uno maggiore e uno minore, a Reading, in Inghilterra. Lì, dopo essersi dedicato allo sport e al giornalismo, scrivendo, per il giornale locale, recensioni di libri per bambini, si iscrisse, diciottenne, alla ‘Royal Academy of Dramatic Art’. Voleva fare l’attore. Per fortuna l’ha fatto.

F1) Locandina di Belfast


La figura F1 mostra un’altra locandina del film biografico, drammatico, commedia di Kenneth Branagh.
Fonte: https://orgoglionerd.it/wp-content/uploads/2021/11/belfast-film-kenneth-branagh-576×1024.jpg

La poesia del bianco e nero, come i ricordi
Un bambino corre felice e, nel mezzo di una strada, che, quasi subito si scopre essere quella dove abita con la sua famiglia, si blocca, perché vede ciò che lo spaventa; dopo pochi secondi, è chiaro anche allo spettatore cosa sta per accadere: un assalto, con armi e fiamme; una macchina, in finale, prende fuoco e scoppia; frattanto, una giovane mamma vede il proprio bambino, lo stesso di cui su, e lo acchiappa per portarlo fra le loro quattro mura, poi esce di nuovo e, fra i tafferugli e gli spintoni, recupera il fratellino del primo, lo porta in casa e chiude bene la porta; aspettano tutti e tre che la situazione si calmi, lei seduta sotto alla finestra e loro mandati sotto al tavolo nella stessa stanza. Tutto questo si chiama paura impotente. Quindi la storia del film riguarda proprio una famiglia della classe operaia, il cui figlio più giovane cresce nella capitale dell’Irlanda del Nord durante la fase così detta dei Troubles, della questione irlandese. Il film inizia, infatti, nel 1969, quando i lealisti di Newtownards Road, a est di Belfast, attaccarono la chiesa cattolica di Saint Matthews e le abitazioni attigue. Belfast è tutto girato in bianco e nero, il colore dei nostri ricordi più datati; si tratta, anche, di una raffinata scelta biocromica che sottolinea il senso tragico e insieme nostalgico dei tempi andati ed è capace, forse, di ingenerare nello spettatore un rispetto elevato per la loro trattazione e per chi ne faceva parte. Due momenti eccepiscono al bianco e nero: quello antecedente e in parte corrispondente con l’inizio del film, caratterizzato da colori vividi, illuminati con forza, e quello dell’intrattenimento a metà della storia, quando, con la nonna e la famiglia in senso stretto, il piccolo protagonista va al cinema. Il colore riporta, mi verrebbe da commentare, al presente e ai ricordi più recenti oppure rivissuti più volte – come se ciò che è andato fosse ancora lì con noi e – ben protetti nei nostri cuori, come se continuassero a farci compagnia.

F2) Jude Hill in Belfast e con Kenneth Branagh


Nelle figure F2a e F2b il piccolo e talentuoso protagonista del film di Kenneth Branagh, Belfast.
Nella seconda un momento sul set con Branagh.
Fonte: https://static.rbcasting.com/Belfast-3983.jpg
Fonte: https://www.dagospia.com/img/foto/10-2021/kenneth-branagh-e-jude-hill-belfast-1545598.jpeg

Analisi e recensione
Ritengo questo film, adatto a tutti, anzi istruttivo, un lavoro poetico, come ho già detto, il cui tema principe sembra essere quello della crescita di un ragazzino che può avvenire in un contesto o in un altro, talvolta indipendentemente dalle scelte famigliari; per esempio, può succedere che cresca in guerra e allora la guerra impatterà su ogni aspetto del suo sviluppo e della sua giovane vita. Branagh racconta qualcosa che ha vissuto. Gli spunti di riflessione sono innumerevoli, i dialoghi e gli accadimenti coinvolgenti, quel viso di bambino, dagli occhi meravigliosamente aperti al mondo e pieni di luce e sentimenti, dalla gioia alla paura, è uno spettacolo. Ogni dettaglio è curato. Ricordo la scena del nonno che conversa con il nipotino davanti casa e della nonna alla finestra che, come dentro a un quadro appeso al muro esterno della loro abitazione, lavora a maglia e ogni tanto interviene per dire la sua: la prospettiva è da premio. I due nonni del film sono il riferimento del bimbo, oltre a mamma e papà: la figura dei nonni è importantissima nello sviluppo di una persona, io almeno lo credo davvero; ricordo bene i miei amati nonni. La regia e la fotografia sono strepitose. Gli attori sono molto bravi, ma un plauso speciale va proprio a Jude Hill e, quindi, al regista che ne ha saputo fare un interprete capace di arrivare al cuore, nonostante i suoi appena 11 anni. Jude studia recitazione da quando ne aveva 4.

F3) Due momenti allgri del film Belfast


Nelle figure F3a e F3b due scene del film con Judi Dench e Ciarán Hinds, Caitríona Balfe e Jamie Doman.
Fonte: https://assets.bwbx.io/images/users/iqjWHBFdfxIU/iO.yrPLxP2kU/v0/1200x-1.jpg
Fonte: https://www.rollingstone.it/wp-content/uploads/2021/10/belfast-1.jpg

Kenneth Branagh[2]
Sir Kenneth Charles Branagh, la regina Elisabetta lo fece baronetto nel 2012, nacque proprio a Belfast il 10 dicembre di (quasi) 62 anni fa. È un attore, un regista ed anche uno sceneggiatore. La sua è una formazione, innanzitutto, teatrale, sia attorialmente che come regista. È stato allievo di Laurence Olivier. Il suo debutto risale al 1988, a quando aveva, quindi, 28 anni e iniziò a dirigere gli adattamenti di alcune opere shakespeariane: da Enrico V – per il quale fu candidato all’Oscar e venne premiato con il Bafta, oltre a ricevere 3 European Film Awards – a, 4 anni dopo, Molto rumore per nulla e, nel 1996, Hamlet (1996), oltre a molti altri ancora. Fra i film di maggiore successo di cui ha curato la regia, ricordo L’altro delitto del 1991, Frankenstein di Mary Shelley del 1994, Thor del 2011, Cenerentola del 2015 e Assassinio sull’Orient Express del 2017; il successo di quest’ultimo ha fatto sì che la 20th Century Fox, che aveva scelto Branagh per la regia del remake dell’opera di Lumet del 1974, gli affidasse, anche, quella di Assassinio sul Nilo ultima versione[3]. Branagh ha dimostrato di sapere interpretare magnificamente svariati ruoli sul grande schermo: dal menzionato Enrico V a Conspiracy ai più recenti Dunkirk, Tenet e così via. E’ da sapere, del resto, che fu il ruolo di Enrico V di William Shakespeare affidatogli dalla Royal Shakespeare Company (RSC) a immolarlo, ad appena 23 anni, come uno dei migliori nuovi talenti sulle scene britanniche; sei anni dopo, uscirà Enrico V il film, grazie al quale, tra l’altro, inizierà una collaborazione artistica con Emma Thompson, che sposerà in prime nozze. Se ne separerà nel 1995, per i troppi impegni, pare, di ciascuno, causa di un allontanamento graduale fra i due, ma, soprattutto, per l’intanto intervenuta relazione con un’altra collega, Helena Bonham Carter; Kenneth è rimasto con lei fino al 1999. Nel 2003, ha poi sposato Lindsay Brunnock, una direttrice d’arte incontrata sul set di uno dei suoi film. Oggi Branagh è membro del consiglio della Royal Academy of Dramatic Arts e presidente onorario del Northern Ireland Council for Voluntary Action.

Conclusione: è da vedere?
Sì! Belfast non è violento, è adatto a chiunque e pure educativo. Avendo già parlato del film, non mi dilungherò oltre qui. Dirò solo che è adatto anche al piccolo schermo, seppure non ci sia mai confronto, mai. E chiudo, avvisando chi andrà a vederlo che le immagini di assalti e carrarmati o simili non parranno appartenere solo al 1969, dunque al secolo passato; suoneranno come molto recenti e reali. Voto: 8,5. Speriamo con il cuore nella pace.

Trailer in italiano: https://www.youtube.com/watch?v=Z97Feb-UnEc
Trailer in v.o.: https://www.youtube.com/watch?v=Ja3PPOnJQ2k

  1. https://www.today.it/media/cinema/Belfast-kenneth-branagh-recensione-trailer-trama.html

  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Kenneth_Branagh

  3. https://www.traders-mag.it/assassinio-nilo-versione-celebre-giallo-agatha-christie-branagh/

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Ha collaborato con la Comunicazione Corporate di un’azienda. Ha una formazione in Life coaching (per un periodo ICF) e una laurea in Giurisprudenza. Presiede la Associazione Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, ‘Dolores’, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ha scritto ‘Films on The Road’, un libro sul cinema girato in Italia, edito Geo4Map. Scrive di film e spettacoli teatrali con l’occhio dell’Attrice, il suo primo mestiere, e intervista persone e personaggi, soprattutto del mondo dello spettacolo. Email: Alessandra.Basile@outlook.com Sito web: www.alessandrabasileattrice.com

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