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Un anno vissuto disgustosamente

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Un anno fa, all’inizio di questo schifo di pandemia, mi ero ripromesso di non scriverne nulla. Oggi che siamo ancora ingolfati nel marasma epidemico (ma per fortuna con la concreta speranza dei vaccini), e dopo che i media ci hanno fatto ingoiare tonnellate di scempiaggini e di conformismo belante, ho deciso di infliggere ai lettori uno di quegli sfoghi che, se pure non piacciono a chi li legga, sono necessari alla salute mentale di chi li scrive.

Due pensate geniali
Io vorrei sapere chi è stato il genio che, la scorsa primavera, ha pensato bene di invitare gli Italiani a mettersi a cantare l’Inno di Mameli dai balconi durante il cosiddetto lockdown, o quello che ha invitato ad appendere alle finestre striscioni con la scritta “Andrà tutto bene”. Sicuramente il primo non aveva il senso del ridicolo, e il secondo (ammesso che fossero due persone diverse) non aveva il senso della scaramanzia. Oggi che siamo ancora in lockdown, non oso pensare che cosa farebbero gli Italiani a chi riproponesse simili genialate.

E il prode giornalista si mise l’elmetto
“Siamo in guerra!” tuonavano un anno fa gli impavidi giornalisti dalle pagine delle gazzette nostrane, mettendosi idealmente l’elmetto per partire alla guerra contro il Covid19; i mass media erano tutti un gonfiare di petti, uno squillare di parole d’ordine, una esibizione di pose soldatesche. Spettacolo curioso, perché dopo settant’anni di risate sarcastiche sul militarismo del Ventennio abbiamo assistito alla proliferazione di bellicosissime parole d’ordine che, francamente, avrebbero dovuto far arrossire di vergogna chi le pronunciava. Intanto il virus, per nulla spaventato dalle facce feroci dei nostri gazzettieri, continuava la sua onesta opera di contagio con esemplare scrupolo professionale, impipandosi bellamente di questa razza di “guappi di cartone” (come si chiamano a Napoli gli sbruffoni).

Il paradiso degli astiosi…
Come se non bastassero la pandemia, la crisi economica, la paura, la depressione, eccoti opinionisti e intellettuali sproloquiare e farneticare, a perfetta dimostrazione che il Covid19 ha colpito molti più cervelli che apparati respiratori… C’è l’opinionista “cattolico” che si frega le mani compiaciuto perché “l’epidemia ha dimostrato che la scienza non è onnipotente”, poi c’è l’austero che è tutto contento perché la gente ha finito di darsi all’edonismo, poi l’intellettuale “macho” il quale deplora la mancanza di coraggio nell’affrontare la malattia e la morte mentre nelle più virili società del passato ecc. ecc. Sarebbe agevole replicare a queste sciocchezze che, anche prima della pandemia: 1) nessuno credeva ciecamente nella Dea Scienza come ai tempi del positivismo; 2) l’economia stagnava da dieci anni e la gente non si dava affatto alla pazza gioia, era anzi sempre più depressa e preoccupata per il futuro; 3) anche nelle società più bellicose dei secoli passati le epidemie seminavano una paura folle. Insomma sarebbe facile dimostrare che le “tirate” di questi pseudopensatori non sono che il misero parto di individui gonfi di rancore; sarebbe facile, ripeto, però nessuno sembra volerlo fare, e quindi ora lo faccio io; siete meschini e astiosi, e meschini e astiosi resterete.

…e quello dei piccoli despoti
Per completare il quadro, ecco saltar fuori l’impiegato di banca, il macellaio, il negoziante, e altri signori “nonhomaicontatountubo”, tutti ben felici di poter finalmente redarguire il prossimo a voce alta e con tono autoritario se magari la mascherina non copre sufficientemente il naso, anche se il malcapitato si trova a quattro metri di distanza in un ambiente vuoto. Ed ancora, avanti con le vessazioni di altri despoti, questa volta in divisa, pronti a far scattare le sanzioni del DPCM di turno con i pretesti più assurdi, quando per quasi tutti i giorni dell’anno non li hai MAI visti dirigere il traffico negli incroci più ingorgati o pattugliare le strade più a rischio..

E, per concludere, i virologi
No, dei virologi non dirò niente, si fanno già abbastanza male da soli.

Buon Vaccino a tutti

 

P.S. Piccolo poscritto ad uso dei permalosi.
Non si sentano offese le categorie professionali citate nel paragrafo sui “piccoli despoti”; il mio intento era solo colpire chiunque, in borghese o in uniforme, approfittando della sua momentanea o permanente porzioncina di potere, dia libero sfogo al proprio istinto di sopraffazione sul prossimo, tutto qui. Nessun intento di colpire nel mucchio o per categoria.

 

Luigi Tirelli

Nato in Reggio Emilia il 5/09/1967
Maturità Classica al Liceo L. Ariosto di Reggio Emilia Premio Straordinario Lyons Club di Firenze al Certamen Classicum Florentinum anno 1986 Laurea in Giurisprudenza all’Università di Modena Avvocato del Foro di Reggio Emilia
Vive e lavora in Rubiera (RE)

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